20 apr. – "Nasce la 'minoranza organizzata' nel Pdl. Un po' corrente, un po' opposizione interna. Nessuna scissione – scrive Carmelo Lopapa su LA REPUBBLICA – ne' gruppo autonomo dei finiani, per ora. Piu' semplicemente, per dirla con Italo Bocchino, si vivra' da 'separati in casa'. Tra le tre soluzioni presenti sulla scrivania del presidente della Camera, e' stata scelta per ora quella 'intermedia': perche' 'l'accordo e' impossibile' e la 'rottura e' intempestiva'. Il testo che questa mattina Gianfranco Fini sottoporra' quindi alla firma dei suoi deputati e senatori e' stato smussato fino a sera. Si risolve in un documento conciso che ricalca in buona parte quello che i 14 senatori a lui piu' legati hanno diffuso sabato.
Solidarieta' all'ex leader di An per gli attacchi 'ingenerosi' subiti. Richiamo ai valori fondativi del Pdl. Diritto di dissenso. Fini insomma fara' leva sulla mozione degli affetti e questo gli consentira' di 'massimizzare la raccolta di firme'.
Il tabellino sulla scrivania della presidenza della Camera ieri sera segnava una quarantina di adesioni tra i deputati e quelle dei 14 tra i senatori Pdl, appunto. Se il testo avesse avuto un tenore piu' ostile, calcolano a Montecitorio, le firme sarebbero state un terzo. Oggi invece quella cinquantina dovrebbe ritrovarsi, nella sala Tatarella del gruppo alla Camera.
Ma il documento politico, quello vero, Fini lo leggera', anzi lo arringhera' a braccio nella direzione Pdl di giovedi'. Si e' riservato per quell'occasione l'affondo ampio e circostanziato sulla gestione del partito che ha 'contribuito a fondare'. Avvertira' che 'non si puo' dire che tutti i problemi sono risolti solo perche' sono state vinte anche le ultime elezioni'. Oltre a ribadire quanto va ripetendo da mesi. Quel che e' certo e' che ne' oggi ne' giovedi' si consumera' lo strappo. Se lo sono detto senza tanti giri di parole, negli incontri che da mattina a sera si sono susseguiti nello studio della Presidenza. Fini e Ronchi e Urso e Bocchino e Briguglio e Granata e Augello e Viespoli e tutti gli altri 'insoddisfatti'. Sulla rottura molti si sarebbero defilati.
E poi – spiega Lopapa su LA REPUBBLICA – l'addio sarebbe stato intempestivo, avrebbe scatenato l'accusa di aver tradito per una questione di poltrone. 'E non avremmo avuto il tempo di spiegare agli elettori che non e' cosi''. E siccome neanche la seconda strada, quella opposta della resa senza condizioni a Berlusconi e' percorribile, ecco la terza. Nascita della minoranza organizzata, come va predicando da giorni Adolfo Urso, tra gli altri.
'In questo modo lo facciamo impazzire – si sono ripetuti i fedelissimi alludendo al premier – Chiediamo la direzione ogni mese. Su ogni problema possiamo frastagliare il partito, come avvenuto ieri con la legge sulla caccia. Ci possiamo mettere di traverso su tutto. E Berlusconi non e' in condizione di reggere una guerra di posizione'. Gia', si tratta proprio di capire come il presidente del Consiglio reagira' alla nascita di una corrente in seno al 'suo' Pdl. E i 'finiani' gia' mettono nel conto tre alternative. Potrebbe certo accettarne l'esistenza e riconoscere un ruolo al 'cofondatore'. Allora per Fini si aprirebbe la strada gia' percorsa nella destra francese: 'faremo come Sarkozy con Chirac'.
Ma il Cavaliere potrebbe pure perdere la pazienza – come in parte ha lasciato prefigurare ieri – e chiudere le porte al dissenso interno. In quel caso, spiegano i finiani, a loro non resterebbe che far ricorso a quel che ironicamente hanno battezzato il 'lodo Briguglio'. Ovvero? 'Rifacciamo An, diamo vita a un patto di coalizione con la maggioranza e il governo va avanti'. La destra finiana tornerebbe a casa. Casa ricca, come calcolava ieri un resoconto: ultimo bilancio in attivo, 30 milioni di euro sonanti e immobili per 400 milioni. Il piano B, dunque, Gianfranco Fini l'avrebbe pure messo a punto: eliminazione della fiamma dal simbolo e subito nuovo congresso per un nuovo partito e 'un nuovo nome'.
Il fatto che il premier Berlusconi non abbia messo in campo in queste ore il plenipotenziario della sua diplomazia, Gianni Letta – dicono gli uomini di Montecitorio – non lascia presagire nulla di buono. Da Ignazio La Russa a Maurizio Gasparri, gli ex 'colonnelli' rassicurano il Cavaliere sul fatto che Fini non abbia i numeri. E il leader Pdl infatti resta fermo sulle sue posizioni, intenzionato a non cedere alcun posto di potere dentro il partito. 'Non mi faccio mettere sulla graticola. Gianfranco vuole fare una componente di minoranza? Bene, l'importante e' che la minoranza si adegui sempre alla maggioranza e che non venga mai meno la lealta' all'esecutivo' ha spiegato Berlusconi a chi lo ha sentito. D'altronde, nella direzione di 170 membri, che non a caso ha convocato per la resa dei conti di giovedi', e' convinto di poter contare su una maggioranza dell'80 per cento o giu' di li'. Verso una nuova tregua armata, insomma. A patto che Fini – conclude Lopapa su LA REPUBBLICA – non gli giochi 'brutti scherzi' sui passaggi parlamentari che piu' gli stanno a cuore, dalle intercettazioni alla riforma della giustizia. Se dovesse accadere, minaccia il premier, 'andiamo dritti al voto'".















