21 apr. – “L’errore che abbiamo commesso tutti noi provenienti da An, mi ci metto pure io tra coloro che hanno sbagliato, è stato quello di consigliare a Gianfranco Fini di fare il presidente della Camera anziché rimanere nel partito con incarichi di verticeâ€. Così il ministro della Difesa e coordinatore Pdl, Ignazio La Russa, intervistato da Maurizio Belpietro all'interno del programma "Mattino Cinque†su Canale 5, interviene sulla riunione di ieri che ha praticamente ufficializzato la nascita all’interno del Pdl di una corrente vicina al presidente della Camera composta da una cinquantina di parlamentari.
Essere seduto sullo scranno più alto di Montecitorio, ha spiegato La Russa, “ha posto Fini in una posizione di dovere istituzionale che ha incentivato le diversità rispetto a Berlusconi e gli ha impedito di intervenire nel partito se non con esternazioni che hanno finito per essere momenti di rotturaâ€.
Inoltre, ha aggiunto il ministro,â€anche la nostra minore vicinanza dovuta al fatto che avevamo tutti altre cose da fare, chi nel partito chi come ministro, ha dato spazio a una visibilità di altre posizioni, altre situazioni e altri amici che hanno finito per scavare un fossato tra Fini e il Pdl e tra Fini e Berlusconiâ€.
Sullo strappo dei finiani, La Russa commenta: “Le dinamiche dei partiti portano a frammentazioni e nascite di correnti. Quello che è strano e difficilmente comprensibile è che tutto questo avvenga all’indomani di una vittoria e a solo un anno dalla nascita del Pdl. Questa è l’anomaliaâ€. Si domanda il ministro della Difesa: “Che bisogno c’è di dividere in questo momento un partito che in un anno ha colto tutti i successi elettorali possibili, ha costruito un organigramma importante e si appresta da qui a breve a fare il suo primo congresso dal quale, lì sì, potrebbero emergere questi contrasti?â€.
Sulla propria firma apposta assieme ad altri 75 parlamentari provenienti da An a un documento che si dissocia dalla posizione di Fini, La Russa precisa: “Non ci opponiamo a niente, vogliamo semplicemente continuare a fare crescere il Pdl e consideriamo irreversibile questa scelta fatta tutti insieme. Seppure siamo disponibili a riconoscere che il partito deve essere aperto a ogni spazio di dibattito, non ci teniamo a distruggere uno strumento che con grande fatica siamo riusciti a costruire e di cui l’Italia ha bisogno per rafforzare il sistema bipolareâ€.
Cosa succederà domani alla direzione nazionale del Pdl? “La conclusione della vicenda non si conosce ancora – risponde La Russa -. Anche Hitchcock faceva dei finali differenti rispetto a ciò che il film aveva lasciato presagire all’inizio. Nessuno può obbligare, né impedire, che qualcuno lasci il partito o nasca una corrente minoritaria, fortemente contestatrice che crei problemi alla vita del partito e del governo. Possiamo solo auspicare che questo non avvengaâ€.
L’augurio, continua il ministro e coordinatore, “è che tutte le posizioni politiche siano consentite e utili all’interno del Pdl, purché si capisca che il modo per dirimere le questioni è quello della democrazia: si dibatte negli organi di partito e chi soccombe dal punto di vista delle valutazioni deve poi accettare il volere della maggioranzaâ€.















