21 apr. – L'Associazione nazionale magistrati ribadisce la "piu' netta contrarieta'" al testo di riforma in materia di intercettazioni in discussione in Senato, che "rischia di vanificare, soprattutto per i reati di mafia e di criminalita' organizzata, la possibilita' di utilizzare un fondamentale e insostituibile strumento d'indagine". Gli emendamenti proposti ieri in Commissione a Palazzo Madama, secondo il sindacato delle toghe, "pur accogliendo in parte alcune osservazioni formulate dall'Anm, non modificano gli insuperabili aspetti di criticita' dell'impianto complessivo della riforma".
Tra i "numerosi nodi irrisolti" contenuti nel testo complessivo di riforma, i limiti di tempo: "la previsione di un termine di durata massima delle intercettazioni e' assolutamente irragionevole e rischia di rendere del tutto inutilizzabile lo strumento. L'attivita' criminosa – ricorda l'Anm – non rispetta certo gli stretti margini temporali fissati dalla legge per lo svolgimento delle intercettazioni. Basti pensare a un sequestro di persona, a un'operazione di importazione di stupefacenti o di armi, alla tratta di persone, a un'attivita' di corruzione nella pubblica amministrazione per capire quanto sia del tutto inadeguato e irrisorio il termine di soli due mesi di ascolti. La possibilita' di proroga di soli ulteriori 15 giorni che si vorrebbe introdurre non modifica in alcun modo l'irrazionalita' della limitazione temporale prevista".
Per il sindacato delle toghe, e' poi "del tutto incomprensibile" l'introduzione di un reato per la registrazione di comunicazioni da parte di uno degli interlocutori senza il consenso degli altri: una previsione "in netto contrasto – si legge nel documento prodotto dopo la riunione di Giunta di oggi – con la pacifica giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione. Tale disposizione rischia, infatti, da un lato di esporre le vittime di reato a incriminazione (non essendo sempre possibile stabilire a priori che dal contenuto di una conversazione emerga una notizia di reato) e dall'altro di pregiudicare irrimediabilmente ogni forma di giornalismo d'inchiesta".
Infine, conclude l'Associazione magistrati, "attribuire al tribunale con sede nel capoluogo del distretto e in composizione collegiale, non soltanto la competenza per autorizzare le attivita' d'intercettazione, ma anche quella per la convalida dei provvedimenti di urgenza, le proroghe, l'autorizzazione ad acquisire i tabulati, rischia di creare insuperabili problemi organizzativi, in assenza di qualsiasi intervento sulla geografia giudiziaria, pure sollecitato piu' volte dall'Anm".
GRAVI DANNI A INCHIESTE MAFIA E TERRORISMO - Il ddl di riforma sulle intercettazioni "rischia di arrecare un danno irreparabile all'attivita' di contrasto alle organizzazioni criminali da parte delle forze dell'ordine e della magistratura". Lo sottolinea l'Anm, criticando ad esempio "la limitazione delle intercettazioni ambientali ai luoghi nei quali 'vi e' fondato motivo di ritenere' che 'si stia svolgendo l'attivita' criminosa', per tutti i reati e persino per i delitti di criminalita' organizzata e terrorismo". L'introduzione del requisito dei "gravi indizi di reato", invece, rappresenta, secondo il sindacato delle toghe, un "apprezzabile miglioramento rispetto all'originaria previsione degli 'evidenti indizi di colpevolezza'", ma "appare del tutto contraddittorio con tale innovazione il richiamo alla disciplina dell'articolo 192 cpp, trattandosi di norma che regola la valutazione della prova ai fini della colpevolezza e, dunque, difficilmente riferibile alla sussistenza di indizi di reato".
E' poi "assolutamente irragionevole", si legge in un documento della Giunta dell'Associazione magistrati, "il divieto di disporre nuovi ascolti sulla base dei contenuti di intercettazioni lecitamente acquisite: se nel corso di una conversazione intercettata in un'indagine per traffico di stupefacenti l'interlocutore riferisce dell'imminente programmazione di un omicidio, sarebbe impossibile disporre nuove intercettazioni per impedire l'omicidio e individuarne i responsabili".
Inoltre, se "e' apprezzabile il tentativo di riempire di contenuto il requisito della indispensabilita' a fini investigativi nell'ipotesi di intercettazione di utenze di soggetti estranei al reato", la formulazione della norma, osserva l'Anm, "e' poco precisa sul piano tecnico e rischia di generare equivoci in merito ai presupposti necessari. Sarebbe, preferibile utilizzare una formulazione piu' chiara come l'indicazione della necessita' che sussista fondato motivo di ritenere che le relative comunicazioni o conversazioni siano direttamente attinenti ai fatti oggetto di indagine".
Condivisibile viene definita "la scelta di differenziare la disciplina delle intercettazioni di comunicazioni da quella delle riprese visive in luogo pubblico, attivita' di grande utilita' investigativa che non incide sulla sfera della riservatezza delle persone coinvolte, ma risulta "inspiegabile – sottolinea il sindacato delle toghe – perche' si voglia mantenere la stessa disciplina delle intercettazioni anche per l'acquisizione dei tabulati, che rappresenta un'interfenza nella liberta' di comunicazione di gran lunga inferiore rispetto a quella delle intercettazioni. Per le indagini di criminalita' organizzata e terrorismo si prevedono, paradossalmente, requisiti piu' rigorosi per l'acquisizione di un tabulato di quelli richiesti per un'intercettazione".Â