10 mag. – di Biagio Marzo – “In Mezzora”, Pier Ferdinando Casini ha fatto scoppiare un temporale politico di ampie dimensioni, proponendo un “governo di salute pubblica o di responsabilità nazionale” .
Una proposta estemporanea, visto che la tempesta finanziaria non permette lussi di questo genere, cioè cambi di governo in corso d’opera, avendo, per di più, la coalizione costituita dal Pdl e Lega un’ampia maggioranza a prova di bomba. Senza entrare nel merito della qualità riformista del governo, non ci sono le condizioni per andare a varare un governo del tipo che il leader dell’Udc auspicherebbe.
Sarebbe per Berlusconi una sorta di harakiri, dato che dovrebbe passare il testimone ad un altro: o a un componente del suo partito (Tremonti?) o a un tecnico (Draghi?).
Nemmeno le opposizioni, Pd e Idv, sono sulla medesima linea politica dell’Udc, tant’è che sono contrari a “governissimi” in cui avrebbero un ruolo di gregari.
A dire il vero, Casini non è nuovo in uscite su “futuribili” governi.
Il 12 dicembre dello scorso anno, propose un esecutivo di stampo Cln: dal Pd ai comunisti di tutte le razze passando per l’Idv di Di Pietro, e il giorno dopo, il 13, un invasato lanciò la statuetta del Duomo, colpendo al volto il Presidente del consiglio, ferendolo senza gravi conseguenze
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A tamburo battente, quella proposta così azzardata fu archiviata.
Alla luce di quella spiacevole vicenda, è meglio toccare ferro, per evitare qualche altra brutta disgrazia di fronte alla nuova proposta di governo, da parte dell’ex Presidente della camera. Non è che porti sfiga, ma è meglio che non si azzardi farne più, per evitare il peggio.
Scherzi a parte,la campagna elettorale regionale non è stata brillante per l’Udc, per via della politica dei due forni, tema, tralaltro, dibattuto, a Cortona, al convegno della corrente di Franceschi e Veltroni. In primo, luogo lì è stata condannata la politica doppiofornista, in secondo luogo, è stato rilevato, dati alla mano, che l’Udc perde voti quando si allea a sinistra.
Conclusione, Casini torni ai suo vecchi amori berlusconiani. Sicché, Bersani e D’Alema sono restati con un pugno di mosche in mano.
Vista la malaparata, Casini sparì dalla circolazione, per evitare commenti sui negativi risultati elettorali. Insomma, si persero le sue tracce tanto che alcuni si erano rivolti per saperne di più sul suo conto alla trasmissione di Rai3: “Chi l’ha visto”.
Avendo elaborato, intanto, l’insuccesso elettorale, si è deciso di uscire dalla macchia in cui si era nascosto, per ripensare una nuova strategia, e ha scelto la trasmissione: “ In Mezzora” di Lucia Annunziata, per esternare le sue idee sul futuro governativo del Paese e sul nuovo partito che sta per costituire:” “Il partito della nazione”, avente come stella polare e parola d’ordine “la concordia nazionale”.
Le cui porte, peraltro, sono aperte a personalità del rango di Luca Cordero di Montezemolo(LCdM), Francesco Rutelli e Gianfranco Fini.

Ciò smentisce la natura dell’Udc conosciuta finora: non formazione nazionale, bensì locale, se stiamo, alla lettera, al nuovo nome del partito che dovrebbe sorgere, a Todi, a fine maggio.
Per quanto riguarda le personalità che dovrebbero aderire: è arcinoto che Rutelli, che cerca casa da quando ha rotto con il Pd, confluirà nel nuovo soggetto, mentre Fini ha giurato e spergiurato che non lascerà il Pdl. L’adesione di LCdM non è pervenuta.