13 mag. – di Davide Giacalone - Gli unici atomi che girano, in Italia, sono quelli
che movimentano il nervosismo delle persone serie, di quanti hanno a cuore le
sorti collettive e non solo quelle delle campagne propagandistiche.
L'unica
energia, da fonte nucleare, che si produce è quella dei dibattiti e delle
chiacchiere, aventi ad oggetto sempre le stesse cose, trite e ritrite, prive del
benché minimo senso della realtà. Da noi ti senti domandare: e dove le mettiamo
le scorie, che sono un problema irrisolvibile? Come se non lo risolvessero
quotidianamente, in tutto il resto del mondo assennato.
72 firme, raccolte
nel bel mondo di quanti sono intelligenti, studiosi, pensosi e di sinistra,
chiedono al Partito Democratico di dirsi favorevole all'energia nucleare.

Dicono, i colti, che l'atomo non è né di destra né di sinistra. Folgorante. Non
l'atomo, ma tale aguzza intuizione. Perché, si deve riconoscerlo: un
intellettuale di sinistra è sempre un intellettuale di sinistra, e che diamine!
Se fosse vero il presupposto, però, non si capisce perché raccogliere firme solo
a sinistra e rivolgersi solo alla sinistra. Conosco la risposta: solo a sinistra
ci sono coscienze sensibili e culture raffinate, e solo a sinistra politici che
sanno leggere e rispondere. Il che potrebbe anche essere vero, se non fosse che
Pier Luigi Bersani ha già tolto il dubbio a tutti: non siamo contrari all'atomo,
non per principio, siamo contrari all'energia atomica se la relizza un governo
che non è il nostro. Per comprendere la sottigliezza occorre un acume che a me
manca.

Se quelli dell'opposizione non s'opponessero ad opporsi, prediligendo
il contrapporsi senza idee e senza costrutto, avrebbero impostato la cosa in
maniera assai diversa, e certamente più scomoda per il governo. Prima di tutto
si sgombera il campo dalle macerie di un dibattito demenziale, che è forse la
più grande ed incancellabile colpa dei socialisti d'un tempo: non esiste la
possibilità di rifiutare l'energia nucleare.
E' una solenne cretinata supporlo,
e i "comuni denuclearizzati" sono luoghi che annunciano all'ingresso l'essere
abitati dalla stupidità. Siamo circondati dalle centrali nucleari, destinate ad
aumentare. Punto, il resto son bubbole. Posto ciò, le scelte politiche devono
riferirsi a dove fare le centrali e quale tecnologia utilizzare, con tutto quel
che segue, dalla sicurezza al trattamento delle scorie.

Un'opposizione che
volesse sembrare tale avrebbe gioco facile, perché il governo annuncia il
proprio favore al nucleare, ma la maggioranza non dispone di un solo
amministratore locale che abbia fin qui detto l'unica cosa sensata: la mettete
nel nostro territorio, ma ci riempite di agevolazioni e benefici. Al contrario,
invece, sono molti gli amministratori di centro destra che hanno proclamato la
loro eterna contrarietà.
E già sarebbe grave, se non fosse che anche il capo
della loro parte politica, nonché presidente del Consiglio, ha, talora, fatto
loro da sponda. Come in Puglia, dove, per perdere la faccia, oltre alle
elezioni, s'è detto: qui non si fanno centrali, perché la regione è
autosufficiente. Che sarebbe come dire agli argentini: qui non si alleva più
bestiame da macellazione, altrimenti ci viene la gotta a
tutti.
Un'opposizione che non coltivasse l'orrore di se stessa avrebbe
trovato qualche cosa da dire, circa il fatto che il governo abbia sostenuto di
potere indicare i primi siti, anzi no: le modalità per la scelta dei primi siti
(e, lallero, campa cavallo), dopo avere convinto la popolazione che trattasi di
una gran bella cosa. E che le abbiamo fatte a fare, le elezioni, se gli eletti
subordinano le decisioni al preventivo gradimento? E, un'opposizione puntuta,
avrebbe anche colto l'occasione offerta dalla mesta vicenda del ministro
competente (per materia, intendo), osservando che, pur favorevoli al nucleare,
si spera che a trattare con i fornitori si mandi qualcuno che faccia meno
affidamento sull'inconsapevolezza dei benefici ricevuti.
Invece niente, nella
più classica tradizione della sinistra, colma di menti troppo vaste per non
sbatacchiare fra di loro, non hanno trovato di meglio che indirizzarsi un
appello interno, accusandosi vicendevolmente d'essere arretrati e
ideologicamente chiechi, come d'essere avventati e pregiudizialmente
incoscienti. Uno splendore, che rischia di nascondere la grande intuizione
collettiva, che unisce destra e sinistra: il nucleare non è una fonte d'energia,
ma di dibattito. Meno si fa e più se ne può parlare, con gran benefico della
vecchia generazione verde, che può ora riprendere la parola. Sia per ribadire le
castronerie d'un tempo, sia per partecipare di un altro grande filone
antropologico nazionale: il pentitismo che pretende di dare lezioni a quelli che
avevano ragione.
Così, una chiacchiera tira l'altra e tutte quante ci costano
un botto, perché l'energia la compriamo, a caro prezzo, da chi le centrali
nucleari le ha. E' esattamente a questo punto che il copione prevede
l'intervento del solito saccente, incaricato di dirci che il futuro, quello
vero, è nell'eolico e nel solare, nelle fonti rinnovabili. E a noi, cui girano
anche le pale ed arroventano i pannelli, toccherà rispondere che l'una cosa non
esclude l'altra e tutto concorre a renderci energeticamente indipendenti. Ma
tutto cosa? Che qui gli unici soldi che scorrono sono quelli degli incentivi,
per fonti non convenienti, e quelli dei cittadini, per fonti
estere!

Concludendo: condivido l'appello dei 72 e condivido la scelta del
governo. Peccato che non producano un accidente.

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