14 mag. – di Davide Giacalone – Non balliamo il sirtaki, ma già si sentono vicine le nacchere del flamenco. Gli
spagnoli tagliano del 5% gli stipendi dei dipendenti pubblici, bloccando gli
altri e le pensioni. Hanno un debito pubblico che, in rapporto al prodotto
interno, è di poco superiore alla metà del nostro, ma scontando un deficit
doppio, che risente dei soldi spesi per fronteggiare la crisi, mentre noi
mostravamo al mondo il braccino corto. Anche in Italia, oramai, si ragiona
esplicitamente di blocco degli aumenti per i dipendenti pubblici e tagli alla
spesa. In quanto alla diminuzione della pressione fiscale, ce la possiamo
scordare.

Ho fatto osservare che il nostro è l'unico governo europeo che non
ha perso le elezioni, ma ciò non significa che possa non fare i conti con la
realtà.
Anzi, alla prova dei fatti, sembra quello che, per varie ragioni,
subisce con maggiore passività il commissariamento indotto dalla crisi. Manca
l'iniziativa politica, manca lucidità di visione e manca la capacità di parlare
agli italiani con chiarezza, delle difficoltà come delle opportunità. L'Italia
ha un corpo forte, ma è il suo sistema nervoso, il suo sistema politico, a
mostrarsi debole.

Del resto, che volete? Nella maggioranza ci sono sempre più
evidenti divisioni, con una frattura che passa sul nulla assoluto della libertà
di dissenso. Gente che sta assieme da tre lustri scopre che si deve poter dire
quel che si pensa. Già, ma cosa pensa, e non pensava, prima? L'opposizione non è
da meno, dividendosi con non minore lussuria e con non maggiore consapevolezza
della realtà. Non sapendo come altro occupare il tempo hanno scoperto che anche
il nucleare può essere un tema su cui darsi reciprocamente dello scemo. Tanto,
da noi, il nucleare non è una fonte d'energia, ma di dibattito.
Anziché
denunciare i ritardi del governo, si scucuzzano fra di loro
.
Nel frattempo il
loro imprenditore di riferimento, Carlo De Benedetti, li bolla tutti come
incapaci, non solo di far politica, ma direttamente di fare qualsiasi cosa.
A
fronte di ciò, con tutto il rispetto per gli ex democristiani che si agitano, è
difficile credere che la soluzione sia in un'intesa generale, in nome
dell'emergenza economica e della salvezza nazionale. Zero più zero fa sempre
zero. E anche zero al cubo non dà un risultato diverso.

Sullo sfondo c'è una
classe politica che compra case a sconto e le fa ristrutturare dalla stessa
ditta che usano i servizi segreti e il capo della polizia.
Claudio Scajola ci ha
rimesso il posto, e se si decidesse a tacere (quello di cui ora s'accorge lo
avevamo scritto il primo giorno) renderebbe meno complicato il lavoro dei suoi
avvocati.
Lo scenario non è quello di Tangentopoli, perché non è in discussione
il finanziamento della politica, ma, semmai, quello dei politici.
Quindi stiano
attenti, perché non tutti gli italiani conoscevano realtà e bisogni dei vecchi
partiti, ma tutti sanno che il valore catastale di un appartamento è diverso da
quello commerciale, in molti hanno versato la differenza in nero, ma nessuno ha
mai sostenuto che quei soldi gli fossero giunti dal cielo e a sua insaputa.
Tutti gli italiani sanno che certi lavori di ristrutturazione necessitano di
permessi, sicché devono esserci delle fatture "regolarmente pagate", ma sanno
anche che quelle fatture non fotografano il valore reale dei lavori. Sanno,
però, che una cosa è evadere l'iva, altra ricevere regali, che non sono mai
disinteressati. Mai.

Stiano attenti, perché se lasciano la faccenda nelle
mani della magistratura, se non mostrano una capacità autonoma di reazione, e se
a questo sommano richieste d'impunità, si troveranno non (come un tempo) con la
rivolta contro il sistema, ma direttamente contro i sistemati. E sarà un passo
ulteriore verso l'inciviltà.

Si tratta, allora, di riprendere l'iniziativa
politica, e in fretta. Lasciamo perdere quel che accade in Grecia, e che il
cielo ce ne salvi. Ma della Spagna abbiamo detto, in Francia si apprestano a
tagliare le spese del welfare state (10% in tre anni), in Germania hanno
archiviato il taglio delle tasse, che pure è la piattaforma elettorale dei
liberaldemocratici, in Gran Bretagna si accingono a governare il rigore.
Il
punto decisivo, in ciascun Paese, è il medesimo: se ti lasci guidare la mano
dalla crisi pratichi tagli lineari, che mirano esclusivamente a comprimere la
spesa e ridurre il deficit, se, invece, hai qualche cosa in testa, approfitti
della crisi per tagliare quel che non ti serve e favorire l'avvicinamento ad un
nuovo modello di welfare. Esempio concreto: noi non abbiamo solo bisogno di
tagliare la spesa sanitaria, abbiamo l'urgenza di metterla sotto controllo e
cancellare gli immani sprechi indotti dalla spartizione della gestione. Ci
servono i tagli, ma ci servono anche, e ancor prima, le riforme.

Quando
pestavamo i piedi e le reclamavamo, invocando la crisi come strumento per
propiziarle, ci dicevano di star zitti, perché non era quello il momento. S'è
perso tempo, non perdiamone ancora. Puntare alle riforme strutturali è l'unico
modo sensato di guardare con ottimismo al futuro.