18 mag. – di
Biagio Marzo 
- Gli italiani impazienti aspettano l“Appello alla nazione” del Presidente Berlusconi che dovrebbe spiegare che è arrivato il tempo di stringere la cinghia, come se finora non avessero fatto altro che allargarla, vivendo nel paese di Bengodi. In sintesi, lancerà la parola d’ordine dell’ ”austerità” di berlingueriana memoria che, peraltro, non portò bene al Paese e al Pci, e che consiste nel fare sacrifici, per via di una manovra economica di lacrime e sangue.

Berlusconi come Berlinguer, chi l’avrebbe detto mai.
La lezione berlingueriana in chiave berlusconiana dove porterà?
Berlusconi, come Berlinguer, avrebbe in mente, così si dice, di varare un governo di simil “compromesso storico”, cioè basato sulle larghe intese. Inoltre, al posto del dimissionario Scajola, Berlusconi , con il via libera di Bersani, D’Alema e Casini, potrebbe mandare il professore Mario Monti.
Al ministero di Via Veneto, un altro professore, ossia Romano Prodi, nel 1978, sostituì, con il placet di Berlinguer, il ministro dimissionario, Carlo Donat Cattin.

Spesso, in Italia, si guarda al passato per capire il presente. Ragion per cui, a volte ritornano.

In questo periodo è di moda la riscoperta degli anni Settanta che furono segnati da stragi, lotte sociali, crisi economica, scandali, dossier di servizi segreti e crisi di governo. Allora la formula politica che impazzava era il “compromesso storico” e la crisi economica la si voleva affrontare con l’ ”austerità". Entrambi copyright erano di Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista italiano.
Epperò, non nascevano a caso, ma partivano dalla riflessione sul golpe militare cileno e sull’assassinio del presidente socialista, Salvador Allende, avvenuto nel Palazzo Moneda, prendendo spunto del caso cileno, Berlinguer scrisse, nel 1973, tre articoli su Rinascita la cui conclusione fu la proposta del “compromesso storico”. Per il segretario comunista, in un sistema capitalista e occidentale, la via per avviare un disegno riformatore non era quello di ottenere la maggioranza risicata del 51%, bensì quella di ricercare alleanze larghe e, coinvolgendo tutti i ceti sociali.
Egli, in quel momento, guardava anche con interesse all’esperienza tedesca della Grosse Koalition.

L’aggettivo “storico” che seguiva al sostantivo “compromesso” era l’unica variabile rispetto al disegno togliattiano di alleanza con la Dc. Tuttavia, la svolta del quadro politico si ebbe dopo le elezioni del 20 giugno 1976, nelle quali gli italiani avevano votato, sia pure “turandosi il naso”, seguendo l’invito di Montanelli, massicciamente per la Dc e per il Pci.

Le trattative per la formazione del nuovo governo furono laboriose e complesse alla fine si varò il governo monocolore scudo crociato con l’appoggio esterno della forze che rappresentavano l’”arco costituzionale”, con l’esclusione del Msi.
Il governo di solidarietà nazionale fu guidato da Giulio Andreotti (’76 –’78) e il giorno in cui fu presentato alla Camera per avere la fiducia, 16 marzo 1976, fu rapito dalle Br, il presidente della Dc, Aldo Moro.

La politica italiana tra il ’78 e il ’79 fu colpita dal’apatia, dalla rissosità , dai sospetti e da morti. Seppure la costante alla guida del governo fosse l’inossidabile Andreotti, le variabili erano, invece, le morti di due Pontefici e quella di Ugo La Malfa.
“Erano – scrisse Montanelli- colpi di coda lunghi, pericolosi, impressionanti, ma, senza prospettive”.
Gli attentati più significativi furono l’uccisione del giudice Alessandrini da parte di un comando guidato da Marco Donat Cattin, figlio di Carlo, e l’assassinio di Walter Tobagi. Si disse allora che i terroristi privilegiassero i bersagli riformisti rispetto a quelli conservatori:” Moro meglio di Scalfaro, Alessandrini meglio di Sossi”. Per questa logica di bersaglio “aperto” fu ucciso Tobagi.

Nel 2010, gli scandali come, negli anni Settanta, non mancano, così i servizi segreti, per una cosa e per l’altra, sono in piena attività, la crisi economia grazia a dio è di proporzioni mondiali, per cui il ricasco sul sistema Italia è drammatico.

Non si sarebbe mai pensato che nella Seconda repubblica, sorta sulle macerie della Prima e, soprattutto, con l’obiettivo di cancellare la sua memoria, si ritorna al passato e, in particolare, agli anni Settanta, con Berlusconi nelle vesti ( si fa per dire) del comunista Berlinguer.