19 mag. – La Commissione giustizia del Senato, nonostante gli insulti, le polemiche e le accese discussioni, riesce ad approvare in tarda serata  di ieri l'emendamento del governo al ddl intercettazioni che di fatto riscrive tutta la procedura necessaria ad ottenere l'autorizzazione per il controllo delle utenze. Prima di arrivare al voto della norma, il dibattito in Commissione e' stato estremamente acceso con il responsabile giustizia dell'Idv, Luigi Ligotti, che ha contestato con forza il sottosegretario Giacomo Caliendo, sostenendo addirittura che quest'ultimo avesse bisogno ''di una perizia psichiatrica''.
La norma che ha ottenuto il via libera della Commissione e' quella che prevede che per intercettare debbano sussistere 'gravi indizi di reato'; che le intercettazioni vadano eseguite sulle utenze degli indagati o di terzi che ''sulla base di specifici atti di indagine'', risultino a conoscenza dei fatti per i quali si procede; che le intercettazioni siano assolutamente indispensabili ai fini della prosecuzione delle indagini.
Nell'emendamento del governo si stabilisce che anche le riprese visive vengano effettuate in luoghi che appartengono agli indagati o a soggetti che, sempre ''sulla base di specifici atti di indagine'', risultino a conoscenza dei fatti per i quali si procede e, in piu', sussistano ''concreti elementi per ritenere che le relative condotte siano direttamente attinenti ai medesimi fatti''.
Nella stessa norma si dice anche che il magistrato dovra' chiedere l'autorizzazione ad intercettare al tribunale del capoluogo del distretto in composizione collegiale. Ma nella proposta di modifica che ha appena ricevuto il via libera dalla Commissione, si impone anche al pm l'obbligo di applicare le stesse disposizioni che servono nella valutazione della prova. Il che, in estrema sintesi, significa che prima di ascoltare quanto sostenuto da un collaboratore di giustizia, sempre ai fini dell'intercettazione, si dovra' compiere una indagine sulla sua attendibilita'.
Nonostante il voto di questo emendamento 'cardine' del ddl, il presidente della Commissione Filippo Berselli non e' soddisfatto per l'andamento dei lavori che, a suo avviso, procedono ''troppo a rilento''. ''In un'ora e mezzo – afferma Berselli – abbiamo votato solo un emendamento e mezzo. Di questo passo tutte le sedute notturne convocate per la settimana non basteranno a concludere l'esame del provvedimento''.
''Pertanto – prosegue – auspico che la conferenza dei capi gruppo calendarizzi entro la prossima settimana l'esame del testo direttamente in aula. Anche senza che sia stato dato mandato al relatore''. Se questo avvenisse, per il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, ''sarebbe una cosa gravissima''. ''Questo testo e' davvero scritto male, pieno di lacune e di norme ingiustificabili. Noi stiamo cercando di intervenire nel merito per spiegare cio' che non va. Ma ormai e' muro contro muro. Nessuno di loro vuole ascoltare''.
''Solo per fare un esempio – incalza Ligotti – vi basti sapere che per intercettare un serial killer latitante i magistrati si dovranno accontentare dei 75 giorni di tempo previsti da questo ddl per la nuova procedura. E' una cosa davvero inaccettabile!''.
I lavori della Commissione proseguiranno, come annuncia Berselli, per l'intera nottata, ma e' possibile chela Commissione non venga convocata per dare la possibilita' ai componenti della giunta di pronunciarsi sulla richiesta di arresto per il senatore Vincenzo Nespoli e per consentire al gruppo del Pd di riunirsi. A inizio serata Berselli aveva negato al Pd la sospensione della Commissione per riunirsi. Ma poi, dopo le insistenze di Anna Finocchiaro, ha deciso di accettare la richiesta 
LA SANTANCHE' E LA PRIVACY DEI MAFIOSI - 
PER GRANATA DICHIARAZIONI SCONCERTANTI  - "La dichiarazione del sottosegretario Daniela Santanchè sul diritto di privacy per i mafiosi nell'ambito della riforma delle intercettazioni telefoniche é semplicemente sconcertante,così come doverosa appare una censura e una presa di distanza da parte del Governo".
E' quanto afferma Fabio Granata, vicepresidente della commissione Antimafia
FERRANTI – PD -  "“I finiani facciano un passo in piu' e si uniscano alla nostra richiesta ai ministri Maroni e Alfano di valutare se non sia il caso di richiedere le immediate dimissioni del sottosegretario Santanche' per le inaudite dichiarazioni a difesa della privacy dei boss mafiosi"”. Cosi' la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti che ieri aveva denunciato la gravita' delle parole del sottosegretario all’attuazione del programma, Daniela Santanche' in difesa della ‘privacy dei boss della mafia’. "“Non posso che concordare con le parole di Fabio Granata e con l’editoriale di Farefuturo sulla gravita' di quelle affermazioni, adesso dai finiani ci attendiamo un concreto atto di coraggio"” 
PD, DDL SERVE A TUTELARE PRIVACY BOSS? ALFANO RISPONDA  -
''Alfano dica se l'intento del ddl del Governo sulle intercettazioni e' quello
di tutelare la privacy dei boss, come ha dichiarato ieri la sottosegretaria
Santanche', oppure prenda immediatamente le distanze da quelle
gravissime affermazioni e dimostri concretamente, in parlamento, la volonta' di
rafforzare gli strumenti per le indagini contro la mafia''
. Cosi' la deputata
democratica Pina Picierno commenta le parole del sottosegretario all'attuazione
del Programma, Daniela Santanche' che ieri ha detto: 'che senso ha
intercettare un mafioso mentre parla con la madre? E' un abuso'. Ai finiani di
Farefuturo -conclude Picierno – che oggi hanno ripreso la nostra denuncia, dico
che la legalita' non e' questione di destra, ma dovrebbe essere la premessa
dell'agire politico''.