21 mag. –
Marcia indietro del governo sull'entità del carcere e sulle multe ai giornalisti che pubblicano atti giudiziari o intercettazioni. Da due mesi di cella si scende alla metà. Da 1 10 mila euro si cala a 5 mila per i verbali e da 20mila a diecimila per gli ascolti. Una mossa simile, ma soltanto lunedì, sarà fatta anche per gli editori: resta identica la cifra massima, 465mila euro, che potrebbero esser costretti a pagare se la sbobinatura integrale di una telefonata finisce sul giornale, ma diminuisce fino a 25.800 euro, rispetto all'attuale soglia di 64.500, il gradino minimo.
L'annuncio – si legge su LA REPUBBLICA – arriva, alle 15 e 30, dal relatore del ddl, l’ex toga in quota Pdl Roberto Centaro, che su Sky partecipa a un dibattito sugli ascolti.
Dichiara Centaro: “Vengo da una riunione con il ministro della Giustizia Angolino Alfano e Niccolò Ghedini nella quale, ovviamente con l'accordo del presidente Berlusconi, si è deciso di ritirare il mio emendamento che aggravare pene per i giornalisti”.
L'aveva presentato appena due settimane fa. Poche ore dopo è il presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli ad annunciare l'ulteriore modifica per gli editori. I segnali del giorno prima, l'improvviso rinvio della seduta notturna a lunedì, lo stop dei lavori giusto sulle sanzioni alla stampa adesso si spiegano con il ripensamento, una vera marcia indietro, della maggioranza. Che, prima dell' arrivo del testo in aula tra una settimana, potrebbe essere ben più consistente e riguardare altri punti controversi del testo.
D'altra parte il mondo dell'informazione è in rivolta. Il presidente della Fnsi Franco Siddi conferma lo sciopero. Sky, con un duro comunicato, preannuncia un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo contro una legge che contiene “un grave attacco alla libertà di stampa e di espressione e costituisce una grave anomalia a livello europeo”.
Non basta: Striscia la notizia, un programma delle tv del Cavaliere, ieri sera ha mandato in onda un servizio sui calciatori del Cagliari che, in auto, violano i limiti di velocità, commentandolo poi così: “Con la nuova legge sulle intercettazioni non lo avreste mai visto (per via della norma D'Addano sulle riprese "rubate", ndr.}. Ma siamo sicuri che non passerà”.
Il passo di Alfano, Ghedini, Centaro non raccoglie una sola parola nel centrodestra, fìniani a parte.
L'opposizione lo giudica positivamente, ma aggiunge però che “è troppo poco e non basta”.
Ecco la capogruppo pd Anna Finocchiaro: “Dopo la nostra ferma opposizione è una notizia positiva, ma resta la grave limitazione della libertà di stampa e quindi della democrazia”. Il vice Felice Casson: “È un passo significativo ma del tutto insufficiente”. L'altro vice Luigi Zanda: “L'Italia è già al 72esimo posto nelle classifiche internazionali sulla libertà d'informazione. La tv, all'80-90 per cento, è controllata da Berlusconi. Contro il ddl serve disobbedienza civile”.
Vincenzo Vita: “Siamo alle prove tecniche di un regime autoritario”. Antonio Di Pietro: “È l'ennesimo tentativo di mercanteggiare del venditore ambulante Berlusconi, il segno di una sconfitta del regime che vuole tappare la bocca ai giornalisti”. Luigi Li Gotti (Idv) : “Solo fumo negli occhi, perché resta la spada di Damocle delle multe agli editori”. L'Udc con Giampiero D'Alia: “Un buon passo indiero”.
GIORNALI CENTRODESTRA DIVISI, 'IL GIORNALE' E 'IL SECOLO' VOGLIONO MODIFICHE 'IL FOGLIO' FA APPELLO AL PD SU TEMA DI CIVILTA' GIURIDICA – Le polemiche sul ddl intercettazioni dividono anche la stampa di centrodestra. Se infatti 'Il Giornale' e 'Il Secolo d'Italia', per bocca dei loro direttori Vittorio Feltri e Flavia Perina, non esitano a criticare il provvedimento in discussione soprattutto nella parte che riguarda i divieti per i giornalisti, 'Il Foglio' ribadisce che la questione e' tema di civilta' giuridica e critica il Pd per lo scarso coraggio riformatore
"Supplichiamo Berlusconi -scrive Feltri- non ci somministri l'estrema unzione. Non ci trasformi da cani da guardia in barboncini scodinzolanti. Piuttosto imponga ai magistrati di distruggere ogni intercettazione penalmente irrilevante (o che attenga alla vita privata degli spiati) in modo che le carte processuali non contengano nulla in grado di violare la privacy. Questo e' il problema da risolvere. E non si risolve imbavagliando i giornalisti bensi' votando regole che mettano gli investigatori nelle condizioni di lavorare con profitto, senza pero' nuocere alla reputazione di alcuno".
"Uno dei possibili effetti collaterali delle nuove norme sulla pubblicazione degli atti di indagini -nota invece Perina- sara' il trasferimento si Internet di informazioni altrimenti 'a rischio sanzione', una sorta di 'effetto Dagospia' su larga scala. Gli addetti ai lavori conoscono bene la tecnica: un sito web raccoglie una voce e i giornali la riprendono da li', driblando quelle che sono le ordinarie procedure di verifica e di responsabilita'".
"Il gossip anonimo -scrive ancora la direttrice de 'Il Secolo'- al posto dell'informazione 'certificata' dal nome e cognome di un giornalista e di un direttore: e' questo che vogliamo? Ed e' questo che moralizzera' la stampa italiana? Sono domande che i vertici del Pdl dovrebbero porsi in queste ore, al di la' della mobilitazione sulla liberta' di cronaca che sta coinvolgendo un po' tutta la stampa italiana".
Diverso l'approccio de 'Il Foglio'. "Regolamentare le intercettazioni per garantire effettivamente i diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione -si legge in un editoriale del quotidiano diretto da Giuliano Ferrara- dovrebbe essere un interesse comune di tutte le forze politiche. Invece, non solo il partito giustizialista, nato e cresciuto attraverso l'uso distorto del circuito mediatico-giudiziario, ma anche il Partito democratico sostengono la campagna interessata delle testate, da 'Repubblica' al 'Fatto', che intendono presentarsi come super-partiti".
"Un tema di civilita' giuridica, evitare l'uso improprio di uno strumento investigativo e la propalazione indebita di notizie estranee alla persecuzione di un reato, sta diventando l'occasione di una rottura costruita sulla demonizzazione degli avversari, a tutto vantaggio di chi intende avvelenare i pozzi. Forse il Pd -conclude 'Il Foglio- e' andato troppo avanti sulla strada sbagliata per fermarsi, ma cosi' perde l'occasione di dimostrarsi autonomo e riformatore"