21 mag. - 
Nessun dibattito sul proprio ombelico. Il Pd, che riunisce oggi e domani l´assemblea dei mille eletti con le primarie, cerca una tregua interna. E il segretario Pierluigi Bersani ha preparato una relazione tutta all´attacco del governo, della maggioranza, di Berlusconi e di Tremonti: “Non sanno governare la crisi, il paese è fuori controllo”. Sarà questo il leit-motiv del segretario – scrive LA REPUBBLICA – , insieme con la denuncia delle responsabilità del Pdl in Appaltopoli, dei rischi per la democrazia con il ddl sulle intercettazioni, della necessità di abbattere i costi della politica e di ritrovare un´etica pubblica.
A dare il segnale di una tregua interna c´è stata una lunga discussione tra Bersani e Dario Franceschini, il leader della minoranza, dopo un incontro mattutino tra i big di "Areadem" (Veltroni, Fassino, Fioroni, Gentiloni e appunto Franceschini).
Hanno garantito che non c´è intenzione di “aprire fronti su leadership e premiership del centrosinistra né la volontà di innescare tensioni”. Enrico Letta, il vicesegretario, aveva ribadito che Bersani è il leader e il candidato premier per il Pd. Al contrario la minoranza pensa siano opportune primarie aperte quando sarà il momento e non esclude un esterno per la rivincita elettorale. Però, scontro rinviato.
La minoranza ha incassato l´impegno del segretario a indicare una contromanovra, evitando di giocare di rimessa, incalzando la maggioranza. Già dalle prime note. Saranno infatti gli ottoni del teatro dell´opera di Roma, da settimane in lotta contro il decreto Bondi sulle fondazioni lirico-sinfoniche, ad aprire con l´Inno d´Italia la convention democratica. E se lo slogan scelto – "pd open" – ha suscitato ironie, a dargli sostanza sono le proposte su cui lavoreranno le commissioni in assemblea.
I temi sono etica e riforme. Nel gruppo di lavoro coordinato da Luciano Violante si parla di abbattere i costi altissimi del personale politico italiano (4 miliardi di euro), riducendo il numero dei parlamentari ma anche dimezzandone gli stipendi; fine del bicameralismo; rafforzamento dei referendum con quorum più basso; legge elettorale maggioritaria con collegi uninominali; modello Westminster per il governo; in Costituzione il divieto di doppio mandato.
Sulle incandidabilità ieri è scoppiata una polemica tra Pd e Radicali, i cui rapporti sono ai ferri corti. La pattuglia Pr si è sospesa dal gruppo democratico e ha accusato i Democratici di avere votato una norma per impedire a Pannella di candidarsi. Lavoro. Nelle caselle dei mille delegati c´è una proposta complessa che ha già suscitato la contrarietà del giuslavorista Pietro Ichino.
“Il decalogo proposto è un passo indietro”, sostiene Ichino, la cui posizione è condivisa da Veltroni. Elaborato da Stefano Fassina, il piano punta a rendere più costoso per le aziende il lavoro precario; prevede il salario unico e incentivi per il lavoro femminile. Giustizia. Già al centro di molte polemiche, Andrea Orlando il responsabile nel partito ha ribadito l´obbligatorietà dell´azione penale (però con l´indicazione delle priorità), la riforma dell´elezione del Csm.
Sull´università, choc generazionale con pensione anticipata a 65 anni e legge per attirare i cervelli in fuga. Infine, centralità della green economy. “Attenti a non perdere l´ultima occasione”, ha esortato Rosy Bindi in un´intervista alla Stampa invitando a scelte unitarie.