21 mag. – di Italo Bocchino - Che in Italia via sia un abuso di questo strumento investigativo é
evidente, così come sono insopportabili i costi abnormi da sostenere e incivili
le gogne mediatiche a cui abbiamo assistito
. Stiamo però attenti a non gettare
con l'acqua sporca anche il bambino, limitando l'uso di questo strumento
d'indagine e comprimendo la libertà di stampa e quindi anche il diritto degli
italiani di conoscere cosa sta accadendo, specialmente nel caso di personaggi
pubblici.

Il testo del ddl é migliorato al Senato rispetto alla Camera, ma si
può e si deve fare di più. La parte relativa all'uso delle intercettazioni nelle
indagini é certamente condivisibile, anche siamo convinti che sia ancora
perfettibile. É vero che vi é stato un abuso da parte dei magistrati, dato che
tanti di essi hanno visto le intercettazioni come unico strumento di indagine.
Eppure ancora oggi siamo convinti che ci troviamo dinanzi comunque a uno
strumento utilissimo per affermare la Giustizia.

Ciò che desta perplessità é
invece il rapporto tra tutela della privacy e diritto di cronaca. Se da un lato
é apprezzabile e giusto vietare del tutto la pubblicazione delle conversazioni
intercettate, dall'altro lato sono controverse due previsioni dell'attuale
testo, che riguardano le multe egli editori e il divieto di pubblicazione anche
per riassunto.
Il ritiro dell'emendamento che aumentava le pene per i
giornalisti é certamente un buon passo avanti, ma ovviamernte non basta. Non si
comprende infatti come si possano multare così esosamente editori che per legge
non hanno alcuna responsabilità di quello che scrive il loro giornale, essendo
questa responsabilità esclusiva del direttore.

In Italia la normativa vigente
prevede che l'editore possa di fatto conoscere i contenuti del suo giornale solo
quando é già stampato ed é difficile ipotizzare in questo caso una
responsabilità oggettiva, sempre complessa provare e anche un po' pericolosa.
Con la logica del "non poteva non sapere" spesso si arriva a risultati perversi,
così come ci insegna la Storia.
L'altra questione difficilmente difendibile è
il divieto di dare notizie – anche per sunto – dell'inchiesta in corso, con
oggettiva limitazione del diritto di cronaca. Potrà quindi accadere che venga
sparata in prima pagina la notizia a carico di Tizio, ma se Caio interrogato
qualche giorno dopo prova che Tizio é innocente, non si potrà dirlo fino al
termine delle indagini.
Servono quindi due approfondimenti perché la legge
s'ha da fare, ma s'ha da fare bene. Noi saremo vigili.

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