20 ago. - Lo stesso Gianfranco Fini avrebbe chiamato il direttore Filippo Rossi, autore del pezzo. Subito seguito da un comunicato congiunto dei capigruppo alla Camera e al Senato, Italo Bocchino e Pasquale Viespoli, che prende le distanze: "È fuorviante e strumentale alimentare la polemica a partire da editoriali fuori misura, che non impegnano i gruppi e che non rappresentano né dettano la linea politica che intendiamo seguire".
Lo scrive il Corriere della Sera . “Rossi attacca a testa bassa il berlusconismo – prosegue l’articolo – che "si nutre di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì, di canzoncine ebeti da spot pubblicitario".
Rossi descrive la disillusione di chi ha creduto che Berlusconi ‘non fosse il Caimano’ ma ‘un leader con un sogno, una lucida follia’. Certezze che si sono sgretolate e che si sono trasformate in ‘senso di colpa’ e in un ‘pizzico di vergogna per non aver capito prima’ e reagito agli ‘editti’.
Picconate pesantissime che fanno innervosire più di uno. Non è un caso che il primo a uscire allo scoperto è il coordinatore del gruppo, la colomba Silvano Moffa. Dissociazione ufficializzata dalla nota congiunta, nella quale si esplicita il timore che ‘professionisti del pretesto utilizzino libere e personali riflessioni intellettuali per giustificare l’unilaterale volontà di rottura’.
Ai tentativi del Pdl di riprendersi una parte dei deputati finiani, aveva risposto sarcasticamente Fabio Granata: ‘Berlusconi chieda scusa a Fini e lasci perdere i moderati, che non gli sono mai stati simpatici. Si concentri sui falchi. Mi recuperi’.
Ma è la giustizia il nodo da sciogliere nel documento che sarà presentato a settembre dal premier. Su questo, le opinioni dei finiani divergono. Granata invita Berlusconi a ‘mettere da parte scudi, lodi e leggi ad personam’.
Adolfo Urso sembra più possibilista, sottolineando la necessità di ‘una riforma sui tempi dei processi’ e l’opportunità di ‘un capitolo che tuteli le più alte cariche dello Stato’: ‘Siamo favorevoli a un lodo per il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio. Non pensiamo sia invece necessario per i ministri’. E se la mediazione non funzionasse? "Se invece altri faranno lo strappo — conclude Urso — sarà nostro dovere dare voce ai valori della destra italiana con un appello alla nazione".
"L'editoriale di Farefuturo si commenta da sé. Nelle stesse ore in cui alcuni esponenti finiani si dicevano protesi alla ricerca di un accordo, giunge questo intervento. Ma ormai gli italiani hanno capito tutto, ed è sufficiente fare un giro in strada per verificarlo: da una parte c'è chi, come il Premier, ha agito, agisce e continuerà ad agire in modo responsabile, nell'interesse del Paese. Dall'altra c'è chi 'contribuisce' – si fa per dire – alla discussione tenendo un fiammifero acceso in una mano e una tanica di benzina nell'altra". Cosi' in una nota il portavoce del Pdl Daniele Capezzone.
In occasione della presentazione del suo nuovo soggetto politico, il Partito della Nazione ("siamo in campagna elettorale preventiva"), il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che considera arrivato al capolinea questo bipolarismo, "funzionale solo alla Lega e a Di Pietro", torna a riproporre la sua idea di un governo di "responsabilità nazionale", ipotesi che in caso di crisi l'Udc valuterebbe "con molta, molta circospezione", mentre precisa che non sarebbe disponibile per un governo "contro" chi ha vinto le elezioni, cioè "contro Berlusconi e la Lega", perché sarebbe troppo debole e avrebbe come unico risultato quello di spaccare ancora di più il Paese.
Il leader centrista ricorda che "il capo dello Stato, se questo governo si dimettesse, ha il dovere di verificare se c'è una nuova maggioranza in Parlamento", ma "noi – spiega – dobbiamo fare valutazioni politiche e il Partito della Nazione difficilmente darebbe vita ad un governo contro qualcuno, magari contro chi ha vinto le elezioni, perché questo significherebbe non riunificare il Paese ma spaccarlo ulteriormente, lacerarlo, dar vita ad un governo che difficilmente potrebbe fare le cose che gli italiani si aspettano".
Si dice invece pronto a prendere in esame l'ipotesi di un governo diverso, di "responsabilità nazionale", un governo che definisce "di armistizio", che "comprenda almeno parti del Pdl e parti del Pd, i due partiti maggiori", e che non rappresenti "una nuova spaccatura dell'Italia, ma che costituisca un momento di armistizio".















