Di AMBROGIO CRESPI – Un'attesa frenetica, tensione ed aspettative a mille. Addirittura una diretta del TG5 che non ha lasciato a Mentana l'esclusiva della narrazione dell'evento dell'anno.
Tutti in attesa, ognuno con le proprie speranze, chi si aspettava che Bossi sfrattasse Berlusconi da palazzo Chigi e chi sperava di avere una proroga almeno fino a dopo l'estate.
Poi Bossi inizia a parlare e subito ci si rende conto che questo uomo segnato dalla malattia è su un palco troppo grande per lui.
Una figura incerta, difficile persino capire e seguire il filo del discorso ma si capisce che non è solo lui in difficoltà, ma tutto il movimento leghista che, aldilà della retorica del capo, fatica a riconoscersi in quello che resta il simbolo di un'epoca che appare ormai patrimonio anche essa del passato.
Una certa melanconia passa per il Prato di Pontida nascosta da un entusiasmo da tifosi.
Bossi parla, ma non dice nulla, insiste senza convinzione con questa baggianata dei Ministeri al nord, difende gli agricoltori padani e da' un ennesimo ultimatum a Berlusconi, gira il pollice verso il basso infiammando il prato di Pontida, ma conferma anche se a tempo il suo scontato appoggio a Berlusconi.
Nessuna sorpresa, una pallida rappresentazione propagandistica che ha lasciato sorpresi tutti, quasi increduli, "tutto qui?" è la frase che si legge sul volto di Alemanno, che, in studio con Mentana e Cacciari, ha avuto gioco facile nello smontare le tesi leghiste che chiedono di spostare i Ministeri manche si oppongono al taglio delle province.
Un discorso deludente, un'immagine decadente. Che accentua la delusione di fans e militanti ed è destinata ad essere respinta anche dall'opinione pubblica del nord.