22 ago. – ''Bisogna avere una politica industriale. Per Berlusconi e' opzionale, pare che la faccia spontaneamente il mercato. E in questa insostenibile leggerezza della politica l'Italia vive un vero e proprio processo di deindustrializzazione che e' una tragedia civile e sociale''. A dirlo il governatore della Puglia Nichi Vendola che, intervistato dal Sole 24 Ore , parla di economia, Fiat, tasse e crisi.
Vendola denuncia la mancanza di ''un luogo in cui si discute di quali siano gli apparati industriali considerati strategici e come di conseguenza agire affinche' essi possano radicarsi e rinforzarsi qui in Italia, di come possano internazionalizzarsi senza emigrare alla ricerca della manodopera al piu' basso costo''.
Per il candidato alle primarie del Pd ''e' necessario l'intervento pubblico, che significa orientare e accompagnare le imprese, impedire che la costellazione di piccole aziende paghi in forme fatali il prezzo della crisi, promuovere la valorizzazione della presenza femminile e giovanile nel sistema economico, tutelare le conquiste sociali fondamentali, favorire un clima favorevole ai processi di innovazione, varare un Piano straordinario per il lavoro mirato al riassetto idrogeologico e alla cura del territorio''.
Per uscire dalla crisi, sostiene Vendola, occorre sostenere la domanda interna, dare ossigeno ai ceti medio-bassi, aumentare l'area di consumo, sbloccare la spesa degli enti locali ibernata dalle ridicole penalita' delle norme sul patto di stabilità".
In ambito fiscale, invece, la ricetta è "alleggerire drasticamente la leva fiscale nei confronti dei ceti popolari, ma anche nei confronti del sistema d'impresa la leva fiscale puo' essere usata per orientare scelte di modernizzazione. Non sono contrario – dice – alla Tobin tax e la carbon tax''. Vendola ribadisce infine le critiche alla Fiat, che ''a Pomigliano ha scritto una pagina orribile di modernita' ottocentesca. Le delocalizzazioni – sostiene – non si possono impedire a quelle imprese che abbiano investito e rischiato in proprio, ma quelle che hanno beneficiato ciclicamente di ciclopiche risorse statali forse dovrebbero essere chiamate ad assumersi qualche responsabilita' di tipo patriottico''. (ANSA)