E' stata approvata ieri pomeriggio in Senato, dopo passato l'esame della Camera la scorsa settimana, la cosiddetta manovra salva-Italia. Il voto a Palazzo Madama si e' concluso con 257 voti favorevoli, 41 contrari e nessun senatore astenuto.
I senatori di Idv e Lega Nord, come gia' anticipato, si sono opposti ai provvedimenti del governo Monti, mentre Pd e Pdl hanno confermato la loro fiducia nel governo.
A ribadire le motivazioni del no del partito di Di Pietro ci ha pensato Felice Belisario spiegando che "l'Idv ha contrastato la manovra non per il gusto della popolarita' ma perche' non da equilibrio sui concetti di equita', rigore e crescita. La manovra e' squilibrata e depressiva, ci sono elementi di iniquita' e si fa il solletico ai capitali scudati".
Roberto Calderoli, invece, ha tenuto a sottolineare che "noi senatori leghisti siamo orgogliosi della censura che ci e' stata comminata, perché continuiamo a ritenere illegittimo questo governo e illegittima la maggioranza che lo sostiene e a considerare il tutto come un colpo di stato".
Nonostante un minimo calo nella fiducia, rispetto alla precedente votazione, il Premier Monti si e' detto "lieto" del risultato ottenuto e, ora, prevede di continuare a lavorare per far ripartire l'economia italiana. "Resta da fare un lavoro enorme – ha dichiarato – per liberare l'economia italiana dai freni, opera che il governo realizzera' in parte, con l'aiuto del Parlamento". "La fase due – ha aggiunto – e' gia' cominciata, era dentro la fase uno. Adesso verra' sviluppata a grande velocita'".
Intanto e' iniziato, a Palazzo Chigi, l'incontro tra i vertici del Pdl e il presidente del Consiglio. Nella sede del governo sono stati visti entrare Angelino Alfano e il capogruppo dei senatori Maurizio Gasparri. E' atteso anche il capogruppo di Montecitorio Fabrizio Cicchitto.
Piu' tardi tocchera' all'Udc di Casini. Poi, forse, sara' la volta del Pd.
Tra gli argomenti di discussione primeggiano le liberalizzazioni e la riforma del lavoro. "Non ha senso – ha avvisato Bersani – partire dall'articolo 18 per riformare il mercato del lavoro. Bisogna invece ridurre il precariato e modernizzare gli ammortizzatori sociali".
Tra gli argomenti di discussione primeggiano le liberalizzazioni e la riforma del lavoro. "Non ha senso – ha avvisato Bersani – partire dall'articolo 18 per riformare il mercato del lavoro. Bisogna invece ridurre il precariato e modernizzare gli ammortizzatori sociali".














