29 ago. – Pier Ferdinando Casini lo dice chiaramente: "l'Udc non voterà quel testo sul processo breve. Al Paese non serve un'amnistia". Il leader Udc boccia il progetto del governo di accelerare sul processo breve e, in una lunga intervista al Corriere, esclude anche la possibilità di entrare "in un governo dove l'unico che conta è Tremonti". Quindi 'no' al processo breve, così com'è uscito dal Senato. "Se vogliamo pensare a una tutela per le alte cariche, siamo disponibili. Ma cancellare centinaia di processi per farne finire uno o due sarebbe una follia. Di tutto il Paese sente il bisogno, tranne che di un'amnistia", avverte il capo dell'Udc.
"La Lega è diventata l'arbitro della politica italiana – argomenta Casini – Per fortuna Berlusconi ha impedito le elezioni anticipate, e ha fatto bene". Secondo il leader Udc, Berlusconi ha capito che sarebbe stato "la vittima designata. Avrebbe trainato la coalizione alla vittoria alla Camera, impallando il Senato. A quel punto la Lega e una parte della sinistra avrebbero fatto nascere il governo Tremont". Casini esclude la possibilità di entrare a far parte dell'esecutivo per porre fine all'instabilità creata dallo strappo con i finiani, perlomeno allo stato attuale delle cose. "Ora ci chiedono di entrare al governo? Ma in questo governo l'unico che conta è Tremonti", dice, e "Tremonti è il garante della Lega al governo". "Il governo di responsabilità nazionale che noi abbiamo evocato non è il governo di tutti contro Berlusconi e Lega – continua Casini – Non è la vendetta contro chi ha vinto le elezioni. Ma non è nemmeno il governo di prima, con Casini al posto di Fini. Sarebbe umiliante".
Quanto al 'partito della nazione', spiega, "é un processo. Non ho la bacchetta magica, non fondo partiti a tavolino come Berlusconi. È chiaro che ci sono interlocutori naturali, come Rutelli. Spero poi che dalla società civile qualcosa si muova. Ma non entro nel gossip dei nomi". Per Fini ci sarebbe spazio? "Come presidente della Camera, Fini si sta comportando bene. Sul suo futuro politico, deve decidere lui", risponde Casini.
Ultimi giorni di vacanza alle Eolie per il ministro Guardasigilli, Angelino Alfano. Il dibattito sul "processo breve'"incombe e tutti sanno che e' questo il vero nodo del programma che il governo dovra' sottoporre alla rinnovata fiducia del Parlamento. Un nodo che sembra difficile da sciogliere, ma che Alfano e' deciso a tagliare. 'Noi siamo pronti a investimenti straordinari nel sistema giustizia per adeguare la macchina alle nuove esigenze del processo breve', annuncia il ministro al Corriere. E poi spiega come questo avverra' concretamente. 'Siamo pronti a incontrare i magistrati dei principali uffici giudiziari – dice Alfano – per concordare le scelte organizzative piu' efficaci'. Quando? 'Subito'. Cioe'? 'Questi incontri si avvieranno immediatamente, in parallelo all'esame del disegno di legge' approvato dal Senato ben otto mesi fa e che da allora e' fermo a Montecitorio.
Rimarra' lo stesso testo? Alfano usa il 'noi', come a dire che questo e' la posizione del governo. 'Ecco, noi condividiamo l'impianto del testo approvato al Senato'. 'E' una delle priorita' che metteremo in campo alla ripresa (la Camera inizia i lavori d'Aula l'8 settembre, ndr) per arrivare a una veloce approvazione', dichiara ancora il ministro. 'Infatti – ricorda il Guardasigilli – e' uno dei 5 punti che sottoporremo all'approvazione delle Camere', cioe' uno dei famosi punti programmatici illustrati dal premier Silvio Berlusconi al termine del vertice del Pdl, esattamente una settimana fa.
'Processo breve' che in realta', secondo il ministro dovrebbe chiamarsi 'processo certo', o 'ragionevole durata del processo', cioe' un procedimento giudiziario, con tempi certi di svolgimento, dei vari gradi di giudizio, per superare solo nei casi piu' gravi i sei anni standard. La giurisprudenza della Cassazione e della Corte di Strasburgo ormai impone allo Stato italiano, ogni anno, milioni e milioni di euro di risarcimenti proprio per la lentezza cronica della giustizia.
E c'e' un'apposita legge, la famosa legge Pinto, che stabilisce come ottenere i risarcimenti. Tutti questi soldi potranno essere 'risparmiati' ed impiegati per migliorare l'efficienza della macchina giudiziaria, cioe' potranno servire per quegli 'investimenti straordinari' che il ministro annuncia oggi. Il processo breve, insomma, non e' un processo sommario o affrettato, secondo il Guardasigilli, tanto che 'il testo approvato a Palazzo Madama riprende idee gia' condivise dalla sinistra in vari disegni di legge'. Eppure l'opposizione contesta vigorosamente in particolare la norma transitoria, cioe' la possibilita' di applicare la nuova legge ai processi in corso per i reati con pene sotto i dieci anni, commessi prima del 2 maggio 2006 (data dell'ultimo indulto). Un caso nella quale rientrano i processi Mills e Mediaset (che riguardano il premier). Ma su questo punto Alfano afferma che 'la sinistra dice no alla norma transitoria soltanto perche' vittima di un pregiudizio politico'".
GIUSTIZIA: ANM AD ALFANO, PROCESSO BREVE NON E' VERA PRIORITA' . – "E' grave e non piu' tollerabile che in un momento nel quale la giustizia e' al collasso e si verificano allarmanti episodi di violenza e minacce si continui a perdere tempo con disegni di legge come quello sul processo breve che nulla ha a che vedere con l'esigenza di affrontare le vere priorita' del sistema giustizia e con l'urgenza di contrastare piu' efficacemente la criminalita' organizzata". Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, risponde cosi' al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che in un'intervista al "Corriere della Sera" aveva parlato della necessita' di arrivare ad un rapida approvazione del testo sul processo breve. "Il governo – sottolinea Palamara – non puo' non farsi carico delle reali emergenze che oggi sono rappresentate dalla corruzione, dalla criminalita' organizzata, dalla situazione carceraria, dalla carenza di mezzi e risorse, dalla necessita' di informatizzare e snellire le procedure. L'Anm, che rappresenta la quasi totalita' dei magistrati italiani, piaccia o non piaccia al ministro Alfano, e' stata, e' e sara' interlocutore ineludibile di ogni governo e, nell'interesse di tutti i cittadini, continuera' a formulare proposte serie, concrete e precise". "Se e' vero – conclude il presidente dell'Anm – che il ministro Alfano vuole parlare direttamente con i capi degli uffici giudiziari, non si faccia sfuggire l'occasione di partecipare all'assemblea convocata a Reggio Calabria per il prossimo 7 settembre (non piu' per l'8, come era stato in un primo momento annunciato, ndr) per sapere da loro se effettivamente la priorita' e' costituita dal processo breve o, invece, dalle drammatiche situazioni in cui quegli stessi uffici si trovano".
GIUSTIZIA:BOCCHINO,ALFANO COME SUPERA PERPLESSITA COLLE? DA PARTE NOSTRA NESSUNA PRECLUSIONE – ''Furono Berlusconi e Fini insieme a valutare che fosse meglio fermarsi sul processo breve a causa delle perplessita' venute dal Quirinale. Noi siamo disponibili a discutere, ma il ministro Alfano ci spieghi come intende superare quelle perplessita'''. Cosi' Italo Bocchino, capogruppo del Fli alla Camera, raggiunto telefonicamente dall'Ansa esprime la posizione dei finiani sul processo breve. ''Siamo disposti a discutere – dice – e non abbiamo alcuna preclusione ma il governo che ci deve spiegare come superare le perplessita' emerse allora '' e che, come Bocchino ci tiene a sottolineare, sono alla base dello stop del provvedimento alla Camera, dopo il via libera del Senato.