01 set. – "Su queste cose ho gia' detto tante volte, mentre si discuteva della legge sulle intercettazioni: sapete che fine ha fatto quella legge?". Cosi' il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano un commento alle indiscrezioni circa i tentativi in atto da parte del governo di coinvolgerlo nella stesura delle leggi in gestazione. "Siete informati" su che fine ha fatto il ddl intercettazioni, ha continuato Napolitano, e ai giornalisti che replicavano e' "finito su un binario morto", ha risposto: "Ecco…"
Attendere il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello, ma intanto andare avanti con la riforma complessiva della giustizia, ivi incluso il processo breve, tenendo conto del fatto, pero', che sul ddl già approvato in prima lettura al Senato non ci sono chiusure ad eventuali miglioramenti; in particolare sulla possibilità di intervenire sulla norma transitoria per ridurre l'impatto sui processi in corso destinati ad estinguersi.
E' questa, secondo autorevoli fonti della maggioranza, la linea emersa nel corso del lungo "vertice" a Palazzo Grazioli a cui hanno partecipato il premier Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, e il consigliere giuridico del Cavaliere Niccolo' Ghedini.
A palazzo Grazioli si è assistito ad un continuo via vai. I primi ad arrivare, dopo le 13:30 sono stati il Guardasigilli e il responsabile giustizia del Pdl. Poi, si sono aggiunti il sottosegretario Gianni Letta e più avanti nel pomeriggio il ministro degli Esteri Franco Frattini. Nel tardo pomeriggio, è arrivato anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
Nel corso del vertice, confida uno dei partecipanti, si è discusso un po' di tutto, dalla realizzazione dei punti programmatici ai rapporti con i finiani. Ma il tema centrale è stata ovviamente la giustizia ed in particolare il processo breve.
La presenza di Tremonti fa ipotizzare che si sia discusso anche delle risorse che Alfano ha detto di voler destinare al sistema giudiziario proprio per rendere possibile una riduzione dei tempi processuali. Anche se, assicura un presente, con il titolare del dicastero di via XX settembre si è discusso anche di Sud e di tasse.
STUDIO PALETTI SU NUMERO PROCESSI PRESCRITTI - Intervenire sulla norma transitoria del ddl sul processo breve per contenere il numero totale dei procedimenti penali pendenti destinati a morte certa, ma senza abbassare l'asticella al punto tale da escludere dall'estinzione i processi Mills e Mediaset a carico del premier Silvio Berlusconi. Dopo ore di vertice a palazzo Grazioli, i tecnici del Pdl sono ora al lavoro per trovare un escamotage per tentare una nuova intesa politica con i finiani La norma transitoria del ddl, nella versione approvata lo scorso gennaio al Senato, prevede che la 'tagliola' per i processi in corso scatti quando sono passati più di due anni senza una sentenza di primo grado per reati commessi prima del maggio 2006 e con pene inferiori nel massimo a dieci anni.
In questo 'mare magnum' – solo l'1% di un totale di 3milioni e 300 mila procedimenti pendenti in primo grado secondo il ministero della Giustizia, tra il 10% e il 40% secondo i calcoli fatti a suo tempo dal Csm – ci sono, appunto, i processi Mills e Mediaset, ora rinviati per effetto del 'legittimo impedimento': la legge che però, come fu per il 'lodo Alfano', rischia di incorrere in una nuova bocciatura della Corte Costituzionale il prossimo dicembre. Per contenere il 'danno' di una norma transitoria mal digerita dai finiani che la considerano una sorta di amnistia, i tecnici del Pdl sono al lavoro per incidere così sui termini di prescrizione.
Due le strade allo studio: o ridurre l'entità massima della pena su cui la norma transitoria avrebbe effetto (il tetto dei reati con pene massime non superiori a dieci anni potrebbe scendere di un po', ma non al di sotto degli otto anni, pena prevista per il reato di corruzione in atti giudiziari), oppure intervenire su piano soggettivo così da escludere dalla prescrizione processuale i recidivi, i delinquenti abituali o un'eventuale altra platea di soggetti da individuare attraverso una comparazione di attenuanti e aggravanti. Ma tutte le ipotesi allo studio – fanno notare i tecnici – dovranno essere precedute da un imprimatur di intesa politica.
BOCCHINO (FLI), ASPETTIAMO GOVERNO SCIOLGA NODI - "Il testo sul processo breve era finito su un binario morto al Senato per le perplessità circa il danno arrecato ad un numero elevato di procedimenti pendenti. Aspettiamo che il governo ci illustri come sciogliere questi nodi". Italo Bocchino, presidente dei deputati di Fli, interpellato telefonicamente dall'Ansa, rilancia nel campo del Pdl la palla della 'trattativa' sul processo breve. "Aspettiamo di sentire l'intervento di Fini a Mirabello", aggiunge Bocchino che valuta "positivamente l'atteggiamento della Lega Nord" in modo che – spiega – "si possa tornare a parlare di politica".
BERSANI, CON BERLUSCONI DIFFICILE CAMBIARE PROCESSO BREVE – Che i finiani e il Pdl si stiano mettendo d'accordo "per adesso sono cose ipotetiche, ma il vero problema è quello della norma transitoria": lo ha affermato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, rispondendo ai giornalisti a Torino.
"Credo che la questione – ha continuato Bersani – sia la norma transitoria, tutto il resto è un tema che può essere discusso sulla base di una riflessione sul sistema giustizia. Ma se siamo arrivati fino a questo punto – ha rimarcato – credo che la norma transitoria sia il tema del contendere e credo che rimuoverla per Berlusconi sarà sempre più difficile".
FAMIGLIA CRISTIANA: AIUTARE FAMIGLIE,PROCESSO BREVE FALSA PRIORITA' – L'Italia è la "cenerentola d'Europa per la famiglia" e intanto è "alle prese con false priorità ed emergenze, come il cosiddetto "processo breve". Lo scrive Famiglia Cristiana nell'editoriale del numero in uscita domani. "Adesso che le elezioni anticipate appaiono scongiurate – si legge nell'articolo -, il Governo s'appresta a portare in Parlamento un'agenda di cinque punti su cui chiedere la fiducia.
Il piatto forte, naturalmente, è la giustizia. O meglio, il "processo breve" che, per renderlo meno indigesto all'opinione pubblica, si chiamerà "processo in tempi ragionevoli". E che avrà una corsia preferenziale, grazie a risorse e investimenti straordinari. Da reperire, a ogni costo, sia pure in tempi di ristrettezze". "Ma a settembre – prosegue Famiglia Cristiana -, con la ripresa scolastica, le famiglie avranno altre priorità: lavoro e lotta alla povertà, innanzitutto. Le fabbriche riaprono i cancelli, ma circa cinquecentomila posti sono a rischio".
Secondo il diffuso settimanale cattolico, che cita anche i recenti dati del ministero dell'Economia, "l'Italia è la cenerentola d'Europa, fanalino di coda nel sostegno alle famiglie". "Per i politici – scrive – il benessere della famiglia non è bene prioritario, ma merce di scambio, in una logica mercantile che mira a interessi di parte e non al bene comune". Intanto, "nel welfare familiare ci superano Paesi come Cipro, Estonia e Slovenia. Peggio di noi fanno solo Malta e Polonia".