Le minacce alla liberta' religiosa e alla stessa esistenza delle minoranze cristiane in numerosi Paesi del mondo non si risolvono ''minacciando ritorsioni o attenuando, in Italia e in Occidente, le garanzie dei cittadini provenienti dagli Stati che non assicurano parita' di trattamento''.
Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione con cui ha aperto ad Ancona i lavori del Consiglio permanente.
''Nessuno Stato – ha detto l'arcivescovo di Genova – accetta oggi tranquillamente condizioni di disuguaglianza nei rapporti economici, politici e culturali: se questo e' vero, ed e' fatto valere nelle sedi internazionali, occorre che il problema delle piu' elementari garanzie negate alle minoranze religiose – in non poche situazioni nazionali – venga posto con la lucidita' e l'energia necessarie. Si apre qui, e' noto, un problema drammatico di reciprocita', che non si risolve minacciando ritorsioni o attenuando, in Italia e in Occidente, le garanzie dei cittadini provenienti dagli Stati che non assicurano parita' di trattamento. Anziche' procedere con mezzo passo in avanti, se ne farebbe uno indietro''.
''Questo pero' – ha precisato Bagnasco – non puo' essere un alibi per incrementare colpevoli acquiescenze o finti pragmatismi. Si puo' e si deve urgentemente porre la questione della liberta' religiosa nelle sedi internazionali – Unione Europea, Onu…- al fine di aprire gli occhi e mantenerli aperti, insistendo affinche' nei singoli Stati vi sia un sistema minimo di garanzie reali per la liberta' di tutte le fedi. Esiste la possibilita' di istituire degli osservatori internazionali in grado di controllare quello che concretamente avviene nei singoli territori. E' ragionevole presumere ci siano, in ogni Paese, settori di opinione pubblica sufficientemente maturi da comprendere che l'estinguersi delle minoranze interne non puo' non segnare un'involuzione massimalista, quando non totalitaria.
Cio' spiega il dibattito magari sottotraccia che esiste anche nelle situazioni piu' blindate, come pure gli appoggi che i cristiani ricevono sempre di piu' anche da esponenti di religione diversa".
Per il presidente della Cei, la questione ''di una fondamentale liberta' religiosa, e' da sollevarsi opportunamente nelle sedi multilaterali, come nelle relazioni bilaterali, e nei rapporti informali tra rappresentanti di Paesi diversi, avendo cura che l'interessamento puntuale non abbia a scatenare ritorsioni sulle spalle gia' oberate di chi soffre. Passi molto importanti in questo senso sono stati compiuti dall'Italia, e di cio' noi Vescovi non possiamo non essere grati".
RIDISTRIBUIRE REDDITO A FAVORE GIOVANI "CHI HA ACCUMULATO DI PIU' ORA DI PIU' DEVE METTERE A DISPOSIZIONE" - E' necessario che una parte dei redditi venga ridistribuita per fare fronte alle esigenze delle nuove generazioni ''e naturalmente chi nel frattempo aveva accumulato di piu', qualcosa di piu' ora deve mettere a disposizione''. E' questo il richiamo compiuto oggi dal presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bangasco, nella prolusione con la quale ha aperto i lavori del Consiglio episcopale permanente ad Ancona.
''Quando un anno e mezzo fa – ha detto il porporato – cercavamo di trovare il senso di cio' che la crisi poteva richiedere, si parlo' ad un certo punto di una necessaria conversione degli stili di vita. Ora ci siamo arrivati. C'e' un'alfabetizzazione etica su questa nuova stagione che occorre saper alimentare anche al livello dei nostri gruppi, delle nostre associazioni, dei nostri movimenti''.
Quindi il cardinale ha spiegato: ''Se una parte di reddito va ridistribuita per poter corrispondere alle essenziali attese delle ultime generazioni, che diversamente rimarrebbero sul lastrico, ecco che c'e' un lavoro di rimotivazione da compiere per dare un orizzonte convincente alla dose di sacrifici che bisogna affrontare''.
In questo senso, ha detto Bagnasco, ''si torna qui alla sfida educativa che ci siamo prefissi''. Tanto piu' difficile in quanto, oltre alla tendenza a preservare i giovani dalle difficolta', bisogna considerare il diffondersi di ''una rappresentazione fasulla dell'esistenza, volta a perseguire un successo basato sull'artificiosita', la scalata furba, il guadagno facile, l'ostentazione e il mercimonio di se', ecco che il disastro antropologico in qualche modo si compie a danno soprattutto di chi e' in formazione''.Â