Scandali, polemiche e sospetti. La corsa è finita, bisogna scegliere. Domani la Fifa, tra accuse di corruzione e dirigenti chiacchierati, designerà le sedi dei Mondiali 2018 e 2022. A Zurigo, l'esecutivo della federcalcio internazionale chiuderà l'iter che per la prima volta porta ad una doppia assegnazione.
Davanti a testimonial di eccezione, con alcuni tra i potenti del pianeta pronti a esporsi, il presidente Joseph Blatter archivierà la pratica che nelle ultime settimane si è decisamente complicata.
Gli spifferi si sono trasformati in bufera con inchieste del domenicale londinese Sunday Times che hanno evidenziato le condotte "discutibili" di almeno 2 membri dell'esecutivo della Fifa, il nigeriano Amos Adamu e il tahitiano Reynald Temarii.
I due dirigenti, rei di aver messo in vendita i loro voti mondiali, sono stati sospesi e domani resteranno in panchina. Voteranno invece Ricardo Teixeira, Nicolas Leoz e il Issa Hayatou. Per la Bbc avrebbero ricevuto denaro in passato dalla Isl, la società che gestiva i diritti tv dei Mondiali. Secondo la Fifa, il caso è chiuso da tempo anche per la giustizia ordinaria svizzera.
Blatter & company, poi, non hanno dato troppo peso alle voci relative ad accordi incrociati tra Spagna-Portogallo e Qatar per un sostegno reciproco nelle votazioni finali. In futuro, magari, meglio tornare alla tradizione: se si assegna un Mondiale alla volta, il quadro è meno schizofrenico.
Tra reportage, rivelazioni e difese d'ufficio, diventa complicato concentrarsi sulla qualità delle 9 candidature in corsa per i 2 eventi. In base al rapporto di valutazione diffuso dalla Fifa due settimane fa, è difficile individuare un chiaro favorito. Il 2018, come è noto, è una questione tutta europea. Le candidature di Inghilterra, Russia e Spagna-Portogallo sono considerate «a basso rischio» rispetto a quella di Olanda-Belgio, giudicata «a medio rischio».

Nessuno dei progetti, in realtà, è immune da critiche. L'Inghilterra, in particolare, non soddisfa in pieno i requisiti relativi all'offerta alberghiera e ai campi di allenamento. In compenso, costituisce il mercato ideale per le sponsorizzazioni a livello mondiale quando si parla di calcio. Al di là della Manica, poi, i Mondiali garantirebbero un successo assoluto per quanto riguarda la vendita dei diritti tv. Il denaro arriverebbe a fiumi anche in Spagna-Portogallo e Olanda-Belgio: tali progetti, però, devono fare i conti con lo scetticismo che accompagna tradizionalmente le candidature congiunte quando si parla di World Cup. Il binomio Russia-tv, invece, non convince: diventa complicato organizzare e vendere un torneo spalmato su diversi fusi orari.

L'aspetto commerciale ha un peso notevole anche nelle valutazioni relative alle candidature per i Mondiali 2022. Giappone, Corea del Sud e Australia vogliono organizzare il torneo: se venisse premiato uno di questi progetti, la platea televisiva europea sarebbe meno numerosa rispetto alla norma. Un business ridotto nel Vecchio Continente dovrebbe essere compensato dalla crescita degli affari in Asia e Oceania. Possibile, ma non semplicissimo.
Sognano anche gli Stati Uniti, che però sembrano penalizzati da un impegno pubblico più limitato rispetto alla concorrenza. Se gli sforzi del governo fossero l'unico parametro da valutare, il Qatar partirebbe con un vantaggio notevole. I petroldollari abbondano, come dimostrano i 4 milioni spesi per organizzare la recente amichevole di lusso Argentina-Brasile a Doha. Nemmeno i soldi, però, possono modificare il clima: gli ispettori della Fifa, quindi, si chiedono quando sarebbe pericoloso far disputare i match con temperature elevatissime. È ancora vivo, del resto, il ricordo della folle programmazione di Usa '94, con partite giocate all'ora di pranzo in stadi trasformati in catini bollenti.