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23 giu. - In un anno la popolazione italiana e' aumentata dello 0,7%, un incremento dovuto interamente alle migrazioni dall'estero. Nel corso del 2008 la popolazione residente in Italia ha superato la soglia dei 60 milioni di abitanti, esattamente 50 anni dopo il superamento dei 50 milioni di abitanti, avvenuto nel 1959. Al 31 dicembre 2008, infatti, la popolazione complessiva risultava pari a 60.045.068 unita', mentre alla stessa data del 2007 era di 59.619.290. I dati del bilancio demografico relativi al 2008, riferiti dall'Istat e relativi alla popolazione residente in Italia risultante dalle registrazioni all'anagrafe negli 8.101 comuni al 31 dicembre 2008, ci riferiscono che il numero dei nati e' in aumento rispetto all'anno precedente.
L'incremento si registra nelle regioni del Centro
(+6,1%), del Nord-ovest (+2,5%), del Nord-est (+2,3%) e nelle Isole
(+1,2%) mentre nelle regioni del Sud (-0,5%) si evidenzia un lieve
decremento.
A livello nazionale, si conferma una tendenza all'aumento nel lungo
periodo: l'ammontare complessivo di nascite risulta piu' elevato di
quello relativo a tutti i 16 anni precedenti. Il rapporto dell'Istituto
nazionale di statistica evidenzia che la crescita della popolazione non
e' uniforme sul territorio nazionale in conseguenza di bilanci naturali
e migratori notevolmente diversificati. Si conferma anche per il 2008
un movimento migratorio, sia interno sia dall'estero, indirizzato
prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro, e un saldo
naturale che risulta positivo solo nelle regioni del Sud e nelle Isole.
Il risultato di queste dinamiche contrapposte e' una variazione
positiva di varia entita' in tutte le ripartizioni geografiche, ma
piuttosto modesta nelle isole e nelle regioni meridionali.
La
distribuzione della popolazione residente per ripartizione geografica
assegna ai comuni delle regioni del Nord-ovest 15.917.376 abitanti (il
26,5%), a quelli del Nord-est 11.473.120 (il 19,1%), al Centro
11.798.328 (il 19,6%), al Sud 14.147.444 (il 23,6%) e alle Isole
6.708.800 (l'11,2%).
La stima della quota di stranieri, registrate
dall'Istat, sulla popolazione totale e' pari a 6,5 stranieri ogni 100
individui residenti, e risulta in crescita rispetto al 2007 (5,8
stranieri ogni 100 residenti).
L'incidenza della popolazione straniera
e' molto piu' elevata in tutto il Centro-Nord (rispettivamente 9,0 e
8,6% nel Nord-est e nel Nord-ovest e 8,3% nel Centro), rispetto al
Mezzogiorno, dove la quota di stranieri residenti e' solo del 2,4%. Nel
corso del 2008 sono nati 576.659 bambini (12.726 nati in piu' rispetto
all'anno precedente) e sono morte 585.126 persone (14.325 in piu'
rispetto all'anno precedente).
Pertanto il saldo naturale, dato dalla
differenza tra nati e morti, e' risultato negativo e pari a -8.467
unita', con una serie che negli ultimi 5 anni alterna valori positivi e
negativi, ma sempre molto vicini allo zero.
Di pari passo con l'aumento
di stranieri che vivono in Italia, l'Istat rileva che l'incidenza delle
nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione
residente in Italia ha fatto registrare un fortissimo incremento,
passando dall'1,7 al 12,7% del totale dei nati vivi; in valori assoluti
da poco piu' di 9mila nati nel 1995 a piu' di 70mila nel 2008. In
particolare, nelle regioni del Centro-Nord si registrano valori
percentuali di gran lunga superiori alla media nazionale. Si tratta di
una conferma: gia' da diversi anni, infatti, in quelle aree del Paese
dove gli stranieri sono piu' numerosi e gli insediamenti piu' stabili,
il contributo alla natalita' e' divenuto rilevante.
Infatti, nelle due
ripartizioni del Nord i bambini nati da genitori stranieri sono circa
il 19 per cento; tale incidenza e' leggermente piu' bassa nelle regioni
del Centro, ma e' tuttavia notevole (14 nati stranieri ogni 100 nati),
mentre e' assai piu' ridotta nel Mezzogiorno (solo 3,4 bambini
stranieri ogni 100). Il tasso di natalita' e' superiore alla media
nazionale nelle ripartizioni del Nord-est
e del Centro e varia da un minimo di 7,7 nati per mille abitanti in
Liguria al massimo di 11,0 nella provincia autonoma di Bolzano,
rispetto a una media nazionale stabile sul 9,6 per mille.
Tra le
regioni del Nord-ovest il tasso di natalita' piu' elevato si registra
in Lombardia e Valle d'Aosta (10,2 per mille). Nel Nord-est, l'Istat
registra un tasso di natalita' superiore alla media nazionale in tutte
le regioni, tranne che in Friuli Venezia Giulia (8,6 per mille).
Le
regioni del Centro presentano tutte, tranne il Lazio (10,1 per mille),
un tasso di natalita' con valori inferiori alla media nazionale. Nel
Mezzogiorno, la Campania presenta il tasso di natalita' piu' elevato
(10,5 per mille) e supera la media nazionale, cosi' come la Sicilia
(9,9 per mille), mentre il Molise e la Sardegna presentano valori piu'
bassi (rispettivamente pari al 7,8 e all'8,1 per mille).
L'aumento del numero dei nati determina un aumento del numero medio di
figli per donna, confermando la leggera ripresa degli ultimi anni, che
per il 2008 si stima pari a 1,41 (1,37 nel 2007). Il tasso di
mortalita' e' ovviamente piu' elevato nelle regioni a piu' forte
invecchiamento. Tra le regioni del Nord: Liguria, Friuli-Venezia
Giulia, Piemonte, Emilia-Romagna e Valle d'Aosta presentano tassi di
mortalita' superiori alla media nazionale (9,8 per mille).
A queste si
aggiungono tutte le regioni del Centro, con la sola eccezione del
Lazio, dove il tasso di mortalita' (9,2 per mille) e' inferiore alla
media nazionale. Tra le regioni del Mezzogiorno, Molise e Abruzzo che
presentavano gia' nel 2006 e nel 2007 un tasso di mortalita' piu'
elevato della media nazionale si confermano nella posizione con valori
rispettivamente pari a 11,1 e 10,3.Le altre regioni, 'piu' giovani',
fanno registrare, ovviamente, tutte valori inferiori alla media
nazionale.
Al contrario, si legge nel rapporto Istat, di quanto avviene
per la natalita', per la mortalita' il peso della popolazione straniera
risulta irrilevante, a causa della composizione per eta'
particolarmente giovane rispetto alla popolazione italiana.
Come gia'
da diversi anni, l'incremento demografico del nostro Paese e' garantito
da un saldo migratorio con l'estero positivo. Nel corso del 2008 sono
state iscritte in anagrafe come provenienti dall'estero 534.712
persone. Il numero di iscritti dall'estero e' risultato in linea con
quello del 2007. Tuttavia si registra un rallentamento dei flussi dei
cittadini europei neocomunitari, a favore di una maggiore incidenza di
quelli dei cittadini provenienti da Paesi extra Ue. In particolare,
mentre nel corso del 2007 l'incremento della popolazione straniera era
dovuto per il 65% all'incremento del numero di stranieri provenienti
dai paesi di nuova adesione all'Ue, nel 2008, tale percentuale si
riduce a meno del 40% .
Tra gli iscritti, gli italiani che rientrano
dopo un periodo di permanenza all'estero rappresentano solo l'8,2%.
Ammontano a 80.947 le cancellazioni di persone residenti in Italia
trasferitesi all'estero. Tra i cancellati per l'estero prevalgono gli
italiani, che sono circa il 70% del totale. Tuttavia la maggior parte
degli stranieri che lasciano il nostro Paese sono conteggiati tra i
cancellati per altri motivi, poiche' cancellati per irreperibilita'.
Nel corso del 2008 l'Istat registra che i trasferimenti di residenza
interni hanno coinvolto circa 1 milione e mezzo di persone e, secondo
un modello migratorio ormai consolidato, sono caratterizzati
prevalentemente da uno spostamento di popolazione dalle regioni del
Mezzogiorno (eccettuato l'Abruzzo e la Sardegna) a quelle del Nord e
del Centro. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -4,5 per mille
della Campania e il 4,6 per mille dell'Emilia-Romagna. La migratorieta'
interna e' dovuta anche agli stranieri residenti nel nostro Paese, che
seguono una direttrice simile a quella delle migrazioni degli italiani,
ma presentano una maggior propensione alla mobilita'.
Infatti, i
cittadini stranieri, pur rappresentando il 6,5% della popolazione,
contribuiscono al movimento interno per piu' del 15%. Considerando i
dati a livello ripartizionale, la somma dei tassi migratori interno ed
estero indica il Nord-est come l'area piu' attrattiva, con un tasso
pari al 13,2 per mille; segue il Centro (11,8 per mille).
Il Sud acquista popolazione a causa delle migrazioni con l'estero, ma
ne perde a causa delle migrazioni interne, con il risultato di un tasso
migratorio inferiore al 3 per mille.
A livello regionale, si legge nel
censimento Istat, l'Emilia-Romagna risulta essere la regione piu'
attrattiva (16,7 per mille), seguita dall'Umbria (13,8 per mille),
dalle Marche (12,5 per mille), dalla provincia autonoma di Trento (11,7
per mille) e dal Veneto (11,3 per mille). Tra le regioni del
Mezzogiorno solo l'Abruzzo si stacca nettamente dalle altre con un
tasso pari a 9,2 per mille.
Nei 12 grandi comuni con popolazione
superiore ai 250 mila abitanti risiedono poco piu' di 9 milioni di
abitanti, pari al 15,1 per cento del totale. Nel complesso di questi
comuni si registra un leggero decremento di popolazione rispetto
all'anno precedente: -9.117 abitanti (-0,02 per cento).
Tutti i grandi
comuni del Nord e del Centro, con la sola eccezione di Milano, si
presentano in crescita, ed in particolare Bologna (+0,7 per cento),
Verona e Venezia (+0,4 per cento), mentre tutti grandi comuni del
Mezzogiorno si presentano in decremento: tra questi il piu' sostenuto
si verifica a Napoli (-1,0 per cento).
La dinamica demografica naturale
e' differenziata. In tutti i grandi comuni il tasso di crescita
naturale e' negativo, con la sola eccezione di Roma, Palermo e Napoli.
Invece, il tasso migratorio interno e' sempre negativo, a evidenziare
un processo di reinsediamento della popolazione che penalizza le grandi
citta', in particolare Napoli (-12,2 per mille) e Torino (-9,7 per
mille).
La popolazione residente in Italia al 31 dicembre 2008 vive per
il 99,5% in famiglie. Le famiglie anagrafiche sono 24 milioni e 641
mila circa; il numero medio di componenti per famiglia risulta stabile
rispetto all'anno precedente ed e' pari a 2,4. Il valore minimo e' di
2,0 e si rileva in Liguria, mentre il massimo e' di 2,8 in Campania. Il
restante 0,5 per cento della popolazione, pari a circa 323 mila
abitanti, vive in convivenze anagrafiche (caserme, case di riposo,
carceri, conventi, ecc.).
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