19 Marzo 2010 20:01

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Sondaggi politici, elettorali, sondaggi d'opinione. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione

Clandestinoweb
ultimo aggiornamento: meno di 22 minuti fa

IRAQ: ELEZIONI IL 31 GENNAIO - E' SFIDA TRA PARTITI LAICI E RELIGIOSI

22 gen. - Sale la febre elettorale in Iraq, in vista delle elezioni amministrative che avranno luogo il 31 gennaio: i sondaggi gia' prevedono un'affluenza record ma, soprattutto, segnalano un sensibile calo del consenso per i partiti di esplicita impronta religiosa, sia sunniti che sciiti.
iraq_nuri al maliki_280x200.jpg Con il notevole calo della violenza registato negli ultimi mesi dopo anni di attentati e massacri, oltre 14 mila candidati sono scesi in campo per disputarsi 440 seggi nei consigli di 14 delle 18 province irachene.
Resteranno fuori dalla consultazione le tre province autonome curde e quella contesa di Kirkuk.
Almeno il 73 per cento dei circa 15 milioni di elettori chiamati alle urne si rechera' a votare e il 42 per cento di essi sceglieranno candidati laici, mentre il 31 per cento candidati di formazione religiosa, secondo un recente sondaggio pubblicato da un sito web governativo.
E in una contesa che appare sempre piu' come un test per l'operato del premier Nuri al Maliki e del suo governo, la coalizione sciita che ha la maggioranza relativa in Parlamento si presenta in ordine sparso.
Lo stesso premier ha dato vita con il suo partito Dawa ad una lista dal carattere piu' secolare chiamata non a caso Per lo Stato di Diritto, che secondo i sondaggi sarebbe in testa con il 23 per cento dei consensi, seguita al 12,6 per cento dalla lista Nazionale irachena dell'ex premier laico Yiad Allawi e quindi all'11,4 dalla grande formazione scitta Supremo consiglio islamico iracheno (Scii) di Abdel Aziz al Akim, che alle elezioni del 2005 aveva ottenuto il controllo di gran parte dei consigli provinciali nel Sud del Paese.
Le due formazioni sunnite Fronte della concordia e Fronte del dialogo nazionale, che avevano boicottato le legislative e le provinciali del 2005, sono accreditate rispettivamente di un 4,5 e 3,6 per cento.
In quest'atmosfera, il grande ayatollah Ali Sistani, massima autorita' religiosa sciita in Iraq, ha esortato tutti gli iracheni a partecipare in massa al voto, badando bene di sottolineare che egli non sostiene alcuno schieramento politico.
La legge elettorale approvata recentemente dal Parlamento vieta esplicitamente riferimenti religiosi in campagna elettorale, ma diversi candidati non hanno spauto reistere alla tentazione. Come il caso di Allawi, che si professa laico ma che in molti manifesti appare con una copia del Corano in mano, o dello Scii che nei volantini ha stampato il nome di Maometto, in modo che i fedeli non lo straccino o lo gettino nella spazzatura.
Nella selva infinita di poster che ormai campeggiano su tutti i muri o sulle barriere di cemento erette a protezione dei punti 'sensibili' delle citta', i vari slogan sono pero' per lo piu' incentrati sulla sicurezza, sulla lotta alla corruzione, sull'unita' dello Stato, sul nazionalismo.
Anche quelli delle quasi 4.500 donne che si sono candidate, in virtu' di una 'quota rosa' fissata al 25 per cento dal Parlamento. Le loro possibilita' appaiono pero' scarse, almeno per i sondaggi, in cui anche molte elettrici hanno affermato di preferire candidati uomini, piu' adatti in questo momento, a loro dire, ad affrontare le difficili sfide del Paese. (ANSA)
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