INTERVISTA AL GIORNALISTA MASSIMO LUGLI, AUTORE DE “L’ISTINTO DEL LUPO”
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15 ott. - INTERVISTA di Giovanni Zambito.
Sullo sfondo di avventure nere e romantiche, le inquietudini della
generazione degli anni Settanta, il furore politico e le battaglie a
colpi di chiave inglese che anticipano i bagliori del terrorismo si
dipana la storia de "L'istinto del lupo " di Massimo Lugli (Newton &
Compton Editori, pp. 240, € 9,90).
Un racconto crudele e ammaliante, una storia dura ambientata tra i viali della prostituzione e gli accampamenti dei nomadi, le baracche costruite sugli argini del fiume e un fatiscente circo di periferia.
Attorno alla figura solitaria di Lapo/Lupo una galleria di personaggi indimenticabili: il saggio Tamoa, la sensuale Parvati, il laido Sugo, il patetico Giobbe, il brutale Ivan.
Il grande cronista di nera Massimo Lugli, inviato di Repubblica, ritrae il volto violento e sconosciuto di una città nascosta nel ventre della metropoli.
Clandestino Web lo ha intervistato.
Perché per il protagonista hai scelto il nome Lapo: non mi sembra così comune, forse in funzione della storpiatura in 'lupo'?
"Sì Lapo che diventa Lupo, una consonante che cambia una vita, mi piaceva
(all'inizio avevo dato un altro nome, più comune, al protagonista) e ne
giustifica la "trasformazione" in una figura completamente diversa da quella
che incontriamo nei capitoli dell'infanzia. Ho scelto un
nome poco comune così come poco comune è il personaggio che fin dall'inizio
vive una sua unicità: asociale, fantasioso, timido ma ironico e con questa
enorme empatia per gli animali che lo contraddistingue (tratti presenti
anche nel primo romanzo "La legge di Lupo Solitario" uscito un anno fa
sempre per Newton & Compton)".
La violenza di questo mondo è terribile perché ordinaria, quotidiana, 'scontata': non hai calcato un po' la mano?
"No, non credo di aver calcato la mano. La violenza nel mondo degli
ultimi, degli esclusi può essere terrificante e ne ho avuto una serie di
esempi nei miei 33 anni di cronaca nera. Ci si uccide a bottigliate per un
sorso di brandy o un posto dove dormire... Molte scene dal vivo sono
raccontate nel mio primo libro "Roma Maledetta" uscito nel 1998 e lì non c'
era assolutamente nulla di inventato... Tutte storie vere di sangue,
pestaggi, morte, stupri e tutto il resto".
Anche Lapo subisce angherie a scuola...
"A scuola Lapo subisce quello che oggi viene definito bullismo e, ai miei
tempi, erano le "normali" angherie dei più forti verso i compagni più
remissivi. Gran parte della storia successiva nasce da lì: la fascinazione
di Lapo per Tamoa, che gli insegnerà a gestire la violenza, è il perno
attorno a cui ruota l'intero sviluppo della narrazione. Il barbone dal
passato indecifrabile diventa la zattera a cui il ragazzo si aggrappa con
tutte le sue forze".
Impressionante come Lapo non riesca a rivelare nulla dell'esperienza che va vivendo ai suoi familiari. Possiamo dire che sin da piccolo ha vissuto in una dimensione di 'escluso'?
"Proprio così, Lapo è un alieno fin da piccolo. Vive in un ambiente
confortevole, famiglia agiata, domestici, sport e tutto il resto ma è come
se fosse sempre in ombra. Attenzione, Lapo non è un "incompreso"come quello
del film che forse ricorderai. I suoi genitori, totalmente assorbiti dai
loro problemi, semplicemente non lo ascoltano e temo che sia una situazione
molto comune anche oggi in tante famiglie non solo italiane...
".
Ad un certo punto della storia Lapo s'imbatte nel giro delle prostitute per le quali esegue piccole commissioni, lavora per un circo e al mercato. Tutti mondi che vivono nell'oscurità, nell'ombra o quanto meno in disparte...
"Centri il vero tema del libro: il mondo oscuro, l'ambiente sotterraneo,
la città infera... Quegli scenari che noi sfioriamo (o calpestiamo) senza
accorgercene e che sono l'essenza dell'odissea di Lapo-Lupo. Io credo che il
racconto sia soprattutto lì oltre che nel rapporto tra un padre e un figlio
con un sangue diverso nelle vene (come ha scritto, riempiendomi d'orgoglio,
Loredana Lipperini sul "Venerdì" di Repubblica). Lupo all'inizio, in questo
mondo notturno, senza l'appoggio e la protezione di Tamoa, è una preda, e
poi si trasformerà, gradualmente in predatore. Una metaforfosi che lo
porterà a diventare quello che incontriamo nel primo romanzo della serie".
Non compare nessun giudizio su Lapo: perché?
“Nessun giudizio, già. I lettori decideranno. Ho tentato di creare un
personaggio accattivante, simpatico, ironico e coinvolgente. Io vado matto
per Lapo... Spero che chi legge il libro la pensi come me”.
Sullo sfondo c'è il movimento giovanile e politico che resta in secondo piano (e mi fa piacere) sia nella storia che nella vita stessa di Lapo che non si fa per nulla toccare e coinvolgere: come hai vissuto quegli anni?
“Ho vissuto quegli anni con la spranga in mano, come molti della mia
generazione: estrema sinistra, scontri, inseguimenti, agguati sotto casa,
pestaggi dati e ricevuti, amici in ospedale... Un incubo. Qualcuno di noi
cominciava a giocare con le pistole, molti hanno fatto una brutta fine ma
questa, come dici tu, è un'altra storia. Nel mio ambiente, non schierarsi
era impossibile, fuori dal gruppo (o dal gruppuscolo) non esistevi proprio.
Era una sorta di guerra per bande in cui la motivazione politica alla fine
era sfumata: noi "zecche" da una parte, i "neri" dall'altra e tutti giù a
pestarsi come l'uva. Mi sono "vendicato" inventando un personaggio che se ne
frega, resta ai margini e si annoia a morte (come tutti noi, ma chi osava
confessarlo?) al tediosissimo rituale delle assemblee e dei collettivi... Ha
perfino il coraggio di scimmiottare lo slogan - totem del tempo: "Cacca
dura/ senza verdura".
Oltre alla passione per le arti marziali che cosa hai trasferito di te sul personaggio?
"Nel personaggio di Lapo ci sono molti tratti autobiografici ma Flaubert
non ha scritto "Io sono Madame Bovary?". Non che osi paragonarmi a Flaubert,
per carità, ma credo che ogni scrittore trasferisca un pezzo di se stesso
nelle sue "creature". Non parlo dell'esperienza di vita (perché sarei in
contraddizione con la risposta alla domanda precedente) ma dello sguardo sul
mondo, sull'amicizia, sul sesso, sulla violenza e anche sugli animali. Senza
avere il dono di Lapo, ho fin dall'infanzia una passione smisurata per ogni
tipo di animale. Ho ospitato cani, gatti, criceti, un agnellino, pesci
rossi, tartarughe, due camaleonti... Attualmente io e mia moglie viviamo con
un cane e un gatto che adoriamo e Lupo, non a caso, ha un nome "animale".
Giovanni Zambito.
scritto da Lia, novembre 07, 2008 Personaggio reale non costruito scritto da gabriele, ottobre 15, 2008 uhmmm... interessante |
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