INTERVISTA AD ANTONELLA PONZIANI, 1.MA ATTRICE DEL FILM “IMPOTENTI ESISTENZIALI”
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12 gen. - INTERVISTA di Giovanni Zambito. Sono appena terminate le riprese del film “Impotenti Esistenziali”, opera prima di Giuseppe Cirillo, prodotta e distribuita dal prossimo marzo da Elite Group International: racconta le disavventure di Giuseppe, interpretato dallo stesso Cirillo, psicologo e presidente di un’associazione sui diritti civili che si ritrova a vivere situazioni talvolta imbarazzanti, a volte stimolanti che mettono in luce l’eccessivo bigottismo della società moderna.
Una commedia che si prefigge di far riflettere sull’impotenza di essere artefici del proprio destino e che condanna l’ipocrisia e il falso bigottismo.
Fra gli interpreti c’è il maestro del nostro cinema erotico Tinto Brass, Sandra Milo, Alvaro Vitali, Gianni Nazzaro, Don Backy. Protagonista femminile è Antonella Ponziani, che a Clandestino Web spiega la natura di Francesca, il personaggio che interpreta: “È una donna un po’ alla Peter Pan sposata a un uomo - ci dice - ma che in realtà si sente sola: non trova la forza di affrontare una vera separazione e si trascina”.
Qual è il suo vero problema?
“La sua vita sessuale e sentimentale è addormentata: con suo marito va in un privè, un locale dove si fanno scambi di coppia tanto per fare una “mattata”; e invece incontra il professore Giuseppe che sta lì con un’amica e se ne innamora all’istante e coraggiosamente si butta a capofitto in questa storia”.
Secondo te da che cosa in particolare la vita delle coppie odierne è minacciata?
“Questo è un periodo in cui tutti siamo single: da un lato c’è tanta voglia di stare insieme a qualcuno dall’altro c’è come un’incapacità di tenersi uniti, un’inquietudine nel creare rapporti che vadano oltre la conoscenza iniziale. C’è una insoddisfazione, un’infelicità ma alla fine quando ci si guarda allo specchio si fanno i conti con la propria inadeguatezza a costruire rapporti profondi per fermarci al primo stadio: come se avessimo un impermeabile che fa scivolare questa possibilità. La nostra generazione corre continuamente di qua e di là, ci fa paura stare in casa con un uomo solo: dovremmo ristabilire le regole perché si cresce più con un uomo che in cento miliardi di feste stupide”.
Ci sono alcune produzioni a cui hai preso parte che rimangono tuttora inedite. Hai interpretato il bel film “Il lupo”, rimasto nell’ombra: come vedi la situazione cinematografica in Italia?
“È normale che qualche lavoro non veda la luce: succede. Ci sono film che hanno grande pubblicità e visibilità mentre altri, soprattutto se dicono qualcosa che non è nelle regole, rimangono un po’ ai margini e le grosse distribuzioni non li prendono. Meno male però che c'è anche chi lo fa”.
Ti diletti anche nella musica, nei disegni, nella poesia: in che modo queste forme artistiche di espressione si avvicinano al cinema?
“Sono un po’ la stessa cosa: la pittura, una poesia, le canzoni spiegano la voglia di esprimersi. Adesso sto scrivendo un film che gireremo la prossima estate: parla della vita, delle storie e su come degenerano”.
Che vuol dire essere “relativi” come recita la tua poesia “Mi chiamo Albert e sono un relativo”?
“Noi alle volte vediamo le cose in maniera rigida e tutto ci sembra immodificabile, fisso e invece la vita ci dimostra tutto il contrario: una cosa può rapidamente trasformarsi nel suo opposto. Hai una percezione di te stesso che nel tempo va cambiando: è il lato bello della vita, siamo tutti relativi”.
C’è una cosa invece su cui sei irremovibile e inflessibile?
“Il rispetto per gli altri e per la vita. Non solo il rispetto fisico ma anche morale, della mente e della personalità altrui: certe violenze psicologiche arrecano danni peggiori di quella fisica e possono distruggere la voglia di vivere”.
Da giovanissima suonavi in una band: ti viene nostalgia di rifarlo?
“Ogni tanto mi diletto a suonare il sassofono quando mi trovo in una situazione con amici e ci si diverte, oppure quando sono innamorata insomma quando ci si sente vivi: allora, mi viene la voglia di suonarlo”.
Molti disegni tuoi sono ritratti di David Bowie: come mai?
“Ero innamorata pazza di Bowie, della sua musica, del suo modo di essere futurista, cambiare e rompere le regole. La sua canzone che amo di più è Space Oddity e poi adoro il suo film L’uomo che cadde sulla terra".
Oggi puoi dire di star bene? perché?
“Sì, sto bene perché gradualmente la mia vita va assomigliando a quello che sono realmente; nell’arco del tempo sto diventando sempre più me stessa: comincio a togliere quelle sovrastrutture che tutti abbiamo e sono diventata più semplice, fresca, spontanea, naturale e più aperta alla vita, con maggior senso di leggerezza, sto diventando più giovane”. Giovanni Zambito.
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