|
08 gen. - INTERVISTA di Giovanni Zambito. Stasera su
Canale 5 andrà in onda “Due mamme di troppo” di Antonello Grimaldi, film-tv incentrato sulle
figure materne di Lellè, una vedova di umili origini trapiantata a
Torino, interpretata da Lunetta Savino, e di Gabriella Terrani Du
Bessè, aristocratica della Torino bene, impersonata da Angela
Finocchiaro.
La storia ruota attorno ai rispettivi figli (Sabina Impacciatore e Giorgio Pasotti) che vogliono sposarsi ma che devono superare le remore delle rispettive famiglie: tra gli altri personaggi c'è Giorgio, il marito di Gabriella, che ha il volto di Paolo Bessegato.
“Una volta definita la classe sociale di appartenenza del personaggio - confessa l’attore a Clandestino Web - ho pensato di caratterizzarlo dal punto di vista linguistico”.
In che modo?
“Si parla della Torino bene e mi sembrava una ghiotta occasione quella di farlo parlare con l’accento torinese che mi ha sempre affascinato grazie all’inflessione vagamente francese che si porta dietro. Io non sono torinese, sono lombardo-veneto, ma conosco e frequento la città: ne ho parlato al regista che non ha battuto ciglio”.
Nella fiction interpreta il marito della Finocchiaro ma nella realtà è sposato con la Savino: com’è andato durante le riprese questo triangolo televisivo?
“Conosco Angela da almeno trent’anni: abbiamo quasi iniziato insieme. Simpaticamente a volte si mostrava critica intorno al personaggio e mi diceva “spero che per te non sia così”. Io, di contro, difendevo e giustificavo il personaggio: non mi sembrava tanto strano il motivo per cui si comportasse in una certa maniera”.
Parliamo di “Casa di bambola - L’altra Nora”. Marito e moglie che recitano la parte di marito e moglie: facilitati dalla situazione?
“Il palcoscenico come anche il set è una specie di zona sacra dove tutto è permesso: non esiste alcun tabù e scompare ogni riferimento, vi si svolge quasi una vita parallela e si è veramente “altri”. Può sembrare strano ma è proprio così: certo, si può prendere spunto dalla vita reale per la costruzione di un dettaglio, di una vocalità o di un atteggiamento piuttosto che un altro, ma fatto questo “prelievo”, sul banco del laboratorio si fa un’operazione fredda, un esperimento alla “Frankestein”. Si metteno degli arti artificiali e poi si vede l’effetto che fa sul regista, sui colleghi, sul pubblico. Nella costruzione dei personaggi, per “Casa di bambola” parlerei di un ospedale delle bambole”.
Helmer chiama Nora con l’appellativo “lucherino”. Lei e sua moglie vi siete scambiati un epiteto particolare?
“Nella riscrittura della pièce sono stati tolti dal regista Leo Muscato alcune particolari espressioni tipiche del linguaggio ottocentesco: come vezzeggiativo rimane solo un “pulcino mio” di cui è importante la metafora ornitologica e ci siamo limitati a quello. Per quanto riguarda me, non sono il tipo da vezzeggiativi”.
Ibsen dice: "ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un'altra completamente differente in una donna. L'una non può comprendere l'altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo". È d’accordo con tale affermazione?
“Sì, succede un po’ così: Nora, infatti, tenta di ribellarsi a questa logica indubbiamente di tipo maschilista anche se la rilettura cambia sensibilmente il finale e non sottolinea gli aspetti proto-femministici dell’opera. Succede qualcosa di altrettanto forte, ma è completamente diverso da quello di Ibsen”.
E oggi come vede il cammino della donna?
“La questione è cambiata rispetto all’Ottocento. Lo scontro fra la differenza dei sessi rimane e rimarrà un problema irrisolvibile: ci potranno essere ulteriori aggiustamenti di ruoli e funzioni ma mai un vero e proprio accordo. La differenza, infatti, tra uomo e donna è biologica e culturale. Le donne si sono rese conto di certe cose e a mio avviso hanno anche sbagliato nel pretendere di assimilarsi al mondo degli uomini”.
"Casa di bambola - L'altra Nora" sarà rappresentato il 9 gennaio a Città di Castello (Pg) al Teatro Degli Illuminati, il 10 ad Ortona al Vittoria, l'11 e 12 al Politeama Greco di Lecce. Giovanni Zambito.
|