COME SI VIVE SENZA "NIENTE"? INTERVISTA ALL'ANTROPOLOGO ALBERTO SALZA
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22 mar. - INTERVISTA di Giovanni Zambito. Alberto Salza,
antropologo irriverente e, in qualità di viaggiatore, grande narratore
di storie, per quarant’anni ha vissuto pericolosamente a contatto con
la miseria estrema, dalle periferie delle nostre città agli slum delle
megalopoli di Africa e Asia ricavando diverse teorie e collezionando
molti taccuini di aneddoti e incontri con personaggi impossibili da
dimenticare.
Il risultato è il volume Niente. Come si vive quando manca tutto. Antropologia della povertà estrema (Sperling & Kupfer, pagg. 223, € 18,00).
Fra scienza e racconto, humour nero e tragedia, un libro di antropologia che si legge come un reportage che alla fine si chiede: "ci prepariamo ad assistere alla nascita di una nuova specie: Homo nihil, il povero più povero, sarà il prossimo anello dell’evoluzione umana?". "Dentro il libro - afferma Alberto Salza, intervistato da Clandestino Web - ci sono le voci di un altro mondo e che non sappiamo più ascoltare, che ci raccontano delle storie a primo ascolto dell'orrore, ma che invece sono storie di vita quotidiana e che localmente sono anche belle: piace vivere in un certo modo perché l'unico modo di vivere conosciuto da quando si è nati. Questo dovrebbe farci riflettere sul fatto che tutti gli stili di vita hanno una dignità, ma qualcuno ne ha di più".
Che cosa bisogna fare per riabituarci ad ascoltare queste voci?
"Credo che se ci rendessimo conto che tre quarti dell'umanità non ha abbastanza da mangiare, per dormire, non ha un gabinetto, non ha i famosi 'niente', ci renderemmo più conto del fatto che siamo molto fortunati per poi arrivare al concetto della condivisione. Un africano mi ha detto una cosa straordinaria: "Siete fortunati perché egoisti e potete diventare sempre più ricchi, noi invece che dividiamo tutto rimaniamo sempre così".
Si sa che tantissimi sono i poveri del mondo e che bisogna fare qualcosa: ma non è compito della politica, delle multinazionali? che cosa può un singolo?
"Le grandi rivoluzioni le fanno i singoli che sparsi qui e là trasformano il mondo, molto di più di tanti meccanismi politici e finanziari lenti a capire che la crisi c'era e a impiegare energie. Dare fiducia alle singole persone e voce al loro modo di pensare dovrebbe creare una cultura condivisa, un po' come ha fatto internet, e c'è già questa forma comunicativa sotterranea che non siamo capaci di leggere e quando il riverbero di queste voci produrrà un suono concorde anche i politici si troveranno spiazzati, in gran ritardo".
Qual è il primo atteggiamento di noi 'occidentali' di fronte alla scoperta dell'estrema povertà?
"Innanzitutto di schifo: ci sembra impossibile che possano vivere in una certa maniera. Ricordo una dottoressa dell'Oms che vide le case fatte di fango e sterco bovino e i bambini coperti di mosche: alla fine ha capito che senza mosche significa niente sterco, quindi niente vacche e niente latte e bambini e che lo sterco è preferibile".
Dura la metafora che usa con il sifone del gabinetto...
"In popolazioni nomade africane la parola 'povero' non c'era perché i poveri li espellono in maniera definitiva in quanto 'se sei povero sei morto': non è possibile tornare indietro e riacquisire lo status. Mi è venuto da pensare a questo grandissimo sifone: una volta sotto non si torna più indietro perché non si può invertire".
Beati i poveri in spirito o la decrescita felice?
"Nessuno dei due. 'Poveri in spirito' è una frase bellissima che implica il fatto che non bisogna essere poveri in denaro ma dentro e quindi non accumulare. La decrescita felice è in realtà tristissima: è semplicemente invertire il modello della storia, cosa impossibile, perché il tempo è una freccia che va sempre in avanti". Giovanni Zambito.
scritto da cadorini tarcisio, agosto 05, 2009 complimenti all'autore per l'originalita' dei contenuti del suo libro "niente" era da tanti anni che non leggevo un libro cosi bello e originale. scritto da Maria Teresa Gioia, aprile 22, 2009 Molto interessata agli accadimenti nel Corno d'Africa, e vorrei comprendere meglio i comportamenti della popolazione di quei territori- Con altri amici del circolo Archeosofia di Modena - vorremmo poter promuovere un pubblico incontro con il prof. Salza e ragionare insieme della sua ultima pubblicazione sulla povertà " Niente " . A noi non è facile trovare il suo recapito telef. o mail, pertanto potreste girare la nostra richiesta e contattarci per concordare disponibilità e suo gradimento ad intervenire. Grazie e cordialità, Maria Teresa Gioia. |
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