INTERVISTA A STEFANO RUSSO E FABIO DE CARO, REGISTA E ATTORE DE “IL SOFFIO DELLA TERRA”
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20 mar. - INTERVISTA di Giovanni Zambito. Siamo alla
fine degli anni '90: Nicola è inchiodato al letto da alcuni anni perché
una malattia degenerativa ne ha minato le capacità motorie e
respiratorie.
La realtà ospedaliera in cui egli vive, seppur estremamente
limitante, è ricca di relazioni ma a lui a un certo punto non basta
più.
L'arrivo di un nuovo sistema di ventilazione portatile gli offre la possibilità di lasciare il suo letto d'ospedale.
Il suo sogno, forse l'ultimo, è tornare a vedere il mare e l'unico che può aiutarlo è Daniele,
il dottore (l'attore Enrico Ianniello), che accetta pur sapendo di mettere a rischio la sua carriera.
È la trama del cortometraggio “Il soffio della terra” di Stefano Russo (scritto con Luigi Barbieri), interpretato da Fabio De Caro (nella foto), entrambi intervistati da ClandestinoWeb.
Sabato 28 marzo, dalle ore 18,00, sarà proiettato presso il Caffè Letterario di Roma: il cortometraggio, che parteciperà ai più importanti Festival internazionali, affronta un tema, quello dell’eutanasia, che negli ultimi mesi ha suscitato non poche polemiche. L'intento è porre l’attenzione su un tema di scottante attualità senza esprimere giudizi o sentenze definitive, ma raccontando una storia tra le tante che, in silenzio, si consumano ogni giorno nel nostro Paese.
Sig. Russo, anche se se il suo dichiarato intento è quello di non fornire un giudizio, comunque alla fine il protagonista fa una scelta chiara. Non è una presa di posizione?
S. Russo: “Come sceneggiatore sento l'obbligo di raccontare sempre e comunque
storie avvincenti, anche quando le tematiche affrontate sono così
delicate: è questa, prima ancora della mia opinione, la base sulla quale
costruisco le mie sceneggiature. È evidente che essendo un essere
pensante mi sia fatto anch'io un'opinione sull'argomento, ma non è
importante quanto lo è, per me, la coerenza narrativa e la costruzione
di personaggi "veri".
Anche se dura 15' non c'era il rischio nel dirigere e nell'interpretare le scene di varcare il limite del patetico? pensavate spesso a tale probabilità e come vi siete regolati affinché non accadesse?
S. Russo: “L'approccio registico al racconto è stato improntato, sia per quanto
riguarda la scelta delle inquadrature che per il tipo di recitazione, ad
uno stile il più possibile lontano dal melodrammatico. Ho scelto, in
sceneggiatura, di disegnare il personaggio di Nicola
con caratteri di ironia, esplicitati anche nelle sue battute. La
macchina da presa che per tutto il film è "addosso" agli attori come per
carpirne le più recondite emozioni, nel momento del finale vive un
distacco che non costringe il pubblico alla commozione, bensì lo induce
a riflettere sulle realtà vissute dai protagonisti”.
F. De Caro: “Credo che la sceneggiatura abbia evitato di mostrare personaggi patetici e
anche durante la recitazione per le scene più toccanti si sono spesso
appositamente evitati primissimi piani con la camera”.
Sig. De Caro, come si è preparato a impersonare Nicola?
F. De Caro: “Per prepararmi alla recitazione il regista alcuni mesi prima mi ha affidato
vari compiti: ho letto alcuni libri sull'argomento, ho visto molte
interviste a persone colpite da questa tipologia di malattia degenerativa e
ho avuto molti colloqui con medici specialisti. Aggiungo che mi è stato
anche chiesto di ingrassare di qualche chilo”.
Partecipare a festival internazionali potrebbe rappresentare uno stimolo in più perché i produttori italiani siano coraggiosi anche nel trattare argomenti così forti?
S. Russo: “In Italia non esiste una distribuzione per i cortometraggi, per cui la
strada dei festival è l'unica che si può percorrere alla ricerca di
riscontri per il proprio lavoro. Spero che "Il soffio della terra" possa
valere come piccolo contributo al dibattito in corso in questo momento
nel nostro Paese. Il nostro auspicio è quello di trattare il tema
dell'eutanasia con un lungometraggio che prenda spunto dal corto e poi
prosegua nel raccontare le conseguenze delle scelte dei protagonisti”.
Sig. De Caro, come giudica Nicola?
F. De Caro: “Nicola è una persona forte e determinata che userà e sfrutterà la sua ottima
capacità di interagire con le persone per arrivare al suo scopo. È stato,
prima della sua malattia, pieno di vitalità, amante dello sport e della vita
in generale; quella situazione così problematica non era affatto pensabile
per uno come lui”.
Sig. Russo, i passaggi dall'idea alla scrittura alla realizzazione sono stati facili?
S. Russo: “Ho scritto la sceneggiatura de "Il soffio della terra" nel 2006, cioè in
un periodo in cui il dibattito sull'eutanasia non era acceso come
adesso. Il progetto ha cominciato a prendere forma quando Fabio de Caro
ha letto il mio scritto. Immediatamente ha pensato di girarlo e lo ha
passato a Marisa Evangelista (che l'ha prodotto con Davide Contessa, ndr) per ascoltare il suo parere. Marisa si è
appassionata da subito alla storia e ha contribuito in modo determinante
alla realizzazione del progetto”.
Siete stati contattati da persone toccate in prima persona
da storie simili?
F. De Caro: “Ho conosciuto e sto conoscendo persone che hanno avuto malattie così
terribili. Credo che però ognuno debba scegliere per se stesso cosa fare
della propria vita anche in situazioni cosi tragiche”.
Giovanni Zambito.
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