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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 09.07.2008 ore 07:51
In un reality, la cronaca di un saccheggio annunciato Stampa E-mail
01/01/2006

 

Cronaca di un saccheggio annunciato

 

C'era una volta e non tanto tempo fa, forse il 1997 di questa era, un Governatore che accudiva come tutore alle figliole che gli erano state affidate da un crudele cavaliere patrigno delle ragazze. Tutte femmine con qualche eccezione omosessuale che il nobile vecchio mal tollerava. Per le donne, tutte da marito la preoccupazione che lui aveva era ben più grande. La conosceva bene e temeva che, sventate com'erano, se si fossero innamorate di Cavalieri più o meno onesti, provenienti da altre Terre, avrebbero potuto correre il rischio di essere sedotte e abbandonate, con bastardi da inserire nell'albero genealogico. Il Tutore sapeva bene che le ragazze erano avvezze alle bugie, all'invidia, alla menzogna, qualche volta, al trucco e alla negromanzia oltre che all'accidia, all'avarizia e alla lussuria. Fino a quel momento le aveva sorvegliate con rigore e amore, ma il pericolo che facessero accoppiamenti non desiderati lo preoccupava molto. Decise, dunque, di impedire alle figliole di conoscere pretendenti stranieri e cercò disperatamente di indurle a mantenere la sana tradizione dei matrimoni endogamici.

Meglio un poco di buono o uno di umili natali della terra di Mezzo, diceva tra sé e sé, che un pirata o un mercenario proveniente dal Nord o dalla non più cattolica Iberia o da altre Lande poco conosciute e pericolose. Il pover'uomo era in perfetta buona fede. Stava ottemperando agli impegni presi con il cavaliere, patrigno delle fanciulle, e stava facendo del suo meglio per evitare colpi di testa errori e scelte avventate.
Lo sapeva bene che prima o dopo sarebbero state attratte dal mondo fuori le mura, ma cercava disperatamente di procrastinare quel tempo e di dare alle ragazze le informazioni e l'educazione che avrebbero consentito loro di affrontare un matrimonio di interesse, ma sicuro, e delle maternità responsabili.

Quindi, non finiva mai di ripetere che bisognava favorire i matrimoni tra le famiglie della comunità, consentire alle più ricche di procreare ed eventualmente da acquistare consensi matrimoniali anche a coloro che non appartenevano alla casta, purché fossero parte della comunità o fossero affini. Bisognava fare in modo che le nuove stagioni di fertilità consentissero alle donne di generare con regole che permettessero a tutta la comunità di sopravvivere, soprattutto, che lasciassero intatto il loro rango.
Diceva tra sé e sé, e anche al Patrigno che ogni tanto si informava sulla vicenda: possiamo modificare lentamente i valori, ma facciamo in modo che le regole permangano. Bisognava creare salvaguardie per garantire la maternità alle donne gravide, che aspettano un bimbo, da un abitante delle terre di Mezzo.

E per le non gravide l'uso della pillola. O metodi culturali, per consentire e conservare la gravidanza endogamica e per procrastinarle. In ogni caso l'ideale sarebbero l'astinenza e la castità. Comunque, il passaggio all'esogamia deve essere governato e piegato alle regole della casta. Intendeva in questo modo governare l'accoppiamento, la cura del corpo ed il controllo delle nascite e della gravidanza. Il nostro Tutore voleva creare un periodo di astinenza che consentisse, nella pace tra le sorelle, la valorizzazione delle ricchezze nelle mani dei ricchi, concentrasse le forze della terra di mezzo, arricchisse le più assennate in modo da preparare la stagione esogamica.

Ahimè. Non si può porre rimedio alle fregole e le nostre sorelle hanno cominciato a civettare con gli stranieri. In poco tempo il disegno del nostro Tutore, nonostante tutti gli aiuti forniti dal Patrigno, è andato in frantumi.
Tutte a cercare e tutte a trovare: Brevi e lunghe stagioni di innamoramento con il pericolo di imbastardire la progenie. A questo punto, per volontà del Demonio, il Cavaliere suggerisce una soluzione esemplare: Prendi una Figlia e dalla in matrimonio ad un Giovane capace di tenere alto il vessillo della terra di Mezzo e contemporaneamente consenti a chi proviene da umili natali di accoppiarsi in un matrimonio che faccia capire che la casta si apre al popolo. Ne ricaverai fama e riconoscenza imperitura.

Nacque così il disegno della Banca della terra di Mezzo e dell'esigenza di impalmare una delle più belle tra le sorelle con il figlio del Lavoratore che aveva fatto fortuna.
I figli del popolo e i Sacerdoti della casta identificarono due personaggi per condurre le trattative di richiesta della mano delle due Sorelle. Ma costoro, come è scritto nel loro nome, erano più mariuoli dei più mariuoli fra i pretendenti stranieri.

In poco tempo si fece una grande confusione e grande clamore. Le promesse non furono mantenute fino a quando la regina Madre d'Europa e il Patrigno non fecero rinsavire il popolo e il Grande Magistrato ristabilì le Regole vere dell'economia nella terra di Mezzo, cercando strumenti che ridessero fiducia al popolo e rispetto al rango delle nostre Principesse.
I due lestofanti furono resi all'impotenza e ora attendono il loro giudizio, mentre al nostro incauto tutore fu tolta la potestà sulle fanciulle e fu allontanato in modo ignominioso dalla Casta. Il suo disegno si era infranto sugli scogli della necessità e dell'esigenza di apertura delle società libere.

La sua cecità e la sua responsabilità nella vicenda erano state grandi, così come l'illusione di poter governare gli appetiti dell'anima mundi con le preghiere e il richiamo della Provvidenza.
Il popolo ritornò nei suoi ranghi e abbandonò ogni idea di scalata alla nobiltà e al potere. Il regno fu invaso in breve tempo da Cavalieri d'avventura più o meno onesti che si appropriarono della ricchezze e della bellezza delle giovani fanciulle.

Che cosa sarebbe avvenuto? La Cronaca di questi tempi già lo dice: non successe niente perché la terra di Mezzo è sempre stata una terra sottoposta a incursioni e saccheggi. Il popolo, infatti, già aveva in animo di rivedere la vicenda in un nuovo reality show. Per buona pace del nostro cavaliere.

Stretta la foglia larga la via.dite la vostra che ho detto la mia.

 

Gandalf

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