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24 Giu. - di Luigi Crespi - "Sui magistrati, a questo giro, Berlusconi ha ragione. Il problema è che lui poi esagera un tantino, è troppo ossessionato da queste cose, ha troppa paura di finire in galera…” Di chi sono queste parole? Forse del peggior nemico del
Silvio nazionale, di un’infuriato Di Pietro o di un diffamatore che
tenta di minare le fondamenta carismatiche della leadership del Premier?
Ma no! Queste parole sono di Umberto Bossi, amico e fedelissimo alleato che attraverso
un apparente ed innocuo intercalare dice una verità spaventosa che
condiziona la nostra storia e la nostra convivenza civile.
Il capo, il generale, il comandante ha paura nel momento di massima estensione della sua forza, espressa
attraverso un consenso plebiscitario che non si limita alla sua persona
e alla simpatia che può generare ma si estende alle sue scelte, al suo
pensiero, a tutte le sue iniziative.
LA MAGGIORANZA CON SILVIO La maggioranza degli italiani è convinta che stia facendo bene per
la sicurezza e l’economia, che stia sistemando i rifiuti di Napoli e la
questione Alitalia, la maggioranza si schiera con lui quando pretende il ritorno al nucleare, e addirittura quando bacchetta il Papa chiedendo l'eucarestia per i divorziati.
La maggioranza è con Berlusconi anche contro i giudici colpevoli di
avere ordito nel tempo una vera persecuzione nei suoi confronti,
e per questo chiede l’immunità, torna a fare la faccia cattiva, rompe
con il suo “benefattore” Veltroni e la gente, anche in questo caso è
con lui.
Ma il
leader più amato d'Italia ha paura di andare in carcere e questo gli
impedisce di utilizzare l'enorme consenso che ha nel Paese e la
stragrande maggioranza parlamentare per determinare quelle riforme
della giustizia indispensabili, come ad esempio la separazione delle
carriere o il feticcio dell'obbligatorietà dell'azione penale, e si
limita scongiurare il rischio di una condanna a oltre 5 anni che il
processo Mills gli potrebbe riservare.
COME NEL 2002... Si ripropone la situazione del 2002 quando
Berlusconi ha optato per una serie di leggi ad personam anzichè
affrontare delle giuste ed eque riforme del sistema giudiziario.
All'epoca però il clima politco era differente, la Magistratura vantava
una fiducia maggioritaria nell'opinione pubblica che ha perso dopo
vicende come quella di De Magistris, inoltre l'opposizione non era
certamente nelle condizioni in cui si trova oggi ed il consenso del
Premier non era ai livelli odierni.
Ma su una cosa certamente Berlusconi sbaglia: le toghe non sono nè
rosse, nè gialle, non sono determinate da una ideologia politica ma
rappresentano una visione della società di una casta di eletti, di chi
per concorso sa cosa è giusto e sbagliato e soprattutto definisce chi
sta dalla parte del bene e chi da quella del male, ben lontani da
quelle figure atte a tutelare i diritti dei cittadini ed il rispetto
delle leggi.
UNA TESTIMONIANZA, DENTRO LE COSE. La persecuzione nei confronti di Berlusconi è ormai un dato di fatto
e lo testimoniano le migliaia di atti giudiziari posti in essere in
questi anni che, al netto delle leggi ad personam, non hanno intaccato la fedina penale del Cavaliere, nè tantomeno la sua credibilità.
Ma se quella di Berlusconi è un'ossessione devo dire che anche i
giudici ne sono a loro volta ossessionati e la mia esperienza diretta,
personale, ne è una prova inconfutabile. Quando nel 2003 ero a capo
della HDC e mi sono trovato in conflitto con i miei soci finanziatori
della Banca Popolare di Lodi e nonostante tutte le carte, i documenti e
le normative fossero a mio favore, tanto da far sperare in una rapida e
soddisfacente chiusura della vicenda, ho avuto modo di verificare come
la paura possa condizionare Berlusconi tanto da "consigliarmi" in quel
caso di non procedere nell'azione contro la BPL e di cedere alla stessa
il pacchetto azionario di tutte le mie società, in virtù del fatto che
negli anni che avevano preceduto la vittoria del 2001 ero stato il
gestore, cioè avevo incassato, pagato, gestito i soldi delle campagne
elettorali di Forza Italia, lavoro tra l'altro svolto in modo
ineccepibile e con ottimi risultati. Fu questo lavoro
a legittimare e gettare le basi del successo temporaneo di HDC, ma al
contempo rappresentava un potenziale pericolo, che io non vedevo, ma di
cui è evidente Berlusconi aveva paura.
La paura spesso è compagna della viltà e così dopo aver "ceduto", il silenzio intorno a me è stato tombale, soprattutto quando
la BPL non ha mantenuto nessuno dei suoi impegni. Io che ho sempre
creduto, un pò ingenuamente, nella Magistratura e ho sempre ritenuto
che Berlusconi esagerasse un pò, non ho esitato ha denunciare la banca
per estorsione contrattuale e truffa, denuncia incardinata nel processo
che mi auguro che prima o poi vedrà la luce.
OTTO GIORNI IN CARCERE, MA SENZA PAURA La vicenda, manco a dirlo e secondo me solo perchè coinvolgeva Berlusconi, mi è costata 8 giorni a San Vittore
e un lunghissimo interrogatorio che sempre di più si allontanava dai
fatti e dalle responsabilità oggettive che avevano determinato il
dissesto dell'azienda, e sempre di più mi sono tovato nella condizione
di dover spiegare ai PM e dimostrare cose per me inconcepibili, cioè
che le mie aziende non erano una fonte di fianziamento illecito per le
campagne elettorali di Berlusconi e che quel modello aziendale era
stato creato per essere quotato in Borsa e non per costruire ingegnosi
fondi neri. Ritenevo risibile che qualcuno potesse solo pensare che il
rapporto tra me e Berlusconi fosse fondato sul fatto che gli passassi
sotto banco dei soldi, eppure non è stato così.
Il fatto che io non avessi nomi o denunce clamorose da fare, mi ha reso debole, poco interessante, ma
d'altronde nei 7 anni vissuti ad Arcore, non ho mai visto nulla di
illegale e quindi il fatto che dopo di me non siano stati fatti altri
arresti e che la vicenda non avesse i risvolti attesi, non ha
certamente rafforzato gli anni di intercettazioni telefoniche che però
hanno dilaniato la vita privata e pubblica di persone, spesso amici che
magari nulla centravano con le indagini. Questo però alimentava bene
l'idea preconcetta che tutto ciò che ha a che fare con Berlusconi
rappresenti malaffare e intrigo, ben alimentata dai giornali come ad
esempio il Corriere della Sera che in questo caso hanno agito come veri
e propri amplificatori della Procura, senza mai degnarsi di sentire,
nemmeno una volta quelle che erano le posizioni della difesa.
NON SAI NIENTE DI BERLUSCONI, MA ALMENO DI SACCA'... Certo,
i PM devono scoprire reati, ma una persona che sta in carcere, privata
della sua libertà, quanto può essere attendibile, e quanto può essere
giusto chiedergli di denunciare reati? E quanti hanno la schiena
dritta e non hanno mentito sulle responsabilità altrui solo per
riconquistare la libertà?
Io non ho mentito nemmeno su Agostino Saccà
che da direttore generale della Rai, mi affidò, dopo la vittoria di una
gara, l'appalto dei dati elettorali, proiezioni ed exit, e non può
essere sfuggito che l'ultimo lavoro decente in Rai è stato proprio
firmato dal sottoscritto e chi ha preso il mio posto spesso si è reso
ridicolo. Ma i PM queste cose non le guardano loro vanno a caccia di
reati, ed in quel caso l'idea era che io avessi ottenuto il lavoro
grazie a Saccà e a funzionari resi compiacenti da sollecitazioni
economiche, ignorando che in quel caso era stata fatta una gara, con
tanto di commissari e che è stata la prima volta che questo lavoro è
stato assegnato con questo metodo, confrontando gli istituti per il
rapporto qualità/prezzo e che la quantità di denaro che la Rai avrebbe
speso era inferiore a quella che aveva speso nel passato affidando
senza gara, sempre ai soliti, questo appalto.
Le indagini hanno poi
dimostrato la trasparenza di quella vicenda e allora non dico che
bisognerebbe dare un premio a Saccà perchè ha fatto risparmiare milioni
di euro alla sua azienda, ed è giusto indagare su qualsiasi cosa, ma
allora perchè non indagare anche sulle assegnazioni fatte in passato
senza l'espletamento di nessuna gara?
Ma esisteva un pre-giudizio che
nel caso di Saccà non è rimasto circoscritto solo a Milano. Immaginate
cosa sarebbe successo se io avessi testimoniato nel senso in cui
stavano indagando i PM per la mia libertà personale, i protagonisti
sarebbero finiti nel tritacarne mediatico e forse solo dopo i tre gradi
di giudizio sarebbe emersa la verità, ma sarebbe stato troppo tardi.
L'IDEA DEI PM Quello che ho tratto dalle oltre 40 ore di
interrogatorio è che i PM abbiano un'idea criminogena dei rapporti tra
le persone e questo per uno come me che si è sempre fidato della
giustizia e che mai in questi anni ha parlato di questa vicenda
personale per rispetto delle indagini in corso, oggi chiuse e che ben
prima di questa storia aveva lasciato Berlusconi perchè aveva smesso di
credere in lui come leader politico, diventa un elemento di sofferenza
civile e di perdita di fiducia nelle istituzioni.
OLTRE LA PAURA Ma è tempo che Berlusconi vada oltre le sue
paure e metta in opera quelle riforme attese e condivise dall'opinione
pubblica, non tanto per determinare la sua salvezza ma per garantire
una giustizia giusta a tutti i cittadini italiani, è paradossale per
uno dei massimi esponenti delle istituzioni temere il giudizio in un
processo, a cui dovrebbe sottoporsi con serenità anche perchè la
magistratura non è fatta solo di PM in cattiva fede e ossesionati da
Berlusconi, questi sono una minoranza sempre meno presenti nelle aule
dei tribunali e sempre di più invece negli studi televisivi e nelle
aule del Parlamento. L'unico giudizio che è giusto temere, ma per
rispetto non certo per paura, è quello della Storia. Luigi Crespi
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