| Ti regalerò un garofano |
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| 12/03/2007 | |
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Ti regalerò una rosa…. in questo caso il regalo dovrebbe essere un garofano, perché la vicenda dei socialisti in Italia è una storia da pazzi. E’ una comunità ormai residuale che ha subito non poche ingiustizie e al contempo è stata protagonista di leggerezze e macroscopici errori ma non voglio entrare nel gorgo di Tangentopoli o trovare qui e ora le spiegazioni del fatto che un signore come Bettino Craxi è morto ad Hammamet, mentre il suo vice Giuliano Amato siede al Viminale, cosa difficile da spiegare soprattutto dal punto di vista politico.
Abbiamo proceduto in due modi: abbiamo preparato un sondaggio nel quale abbiamo chiesto all’opinione pubblica chi oggi rappresenta in Italia la bandiera del socialismo e dal quale abbiamo avuto risposte sorprendenti. Al primo posto abbiamo trovato i Democratici di Sinistra con il 32,3% che sono stati i nemici storici del PSI, ancora più sorprendente è che al secondo posto si trovi Forza Italia con il 15,5% un partito di centrodestra ma che probabilmente legittima questa posizione con l’antica amicizia personale del suo leader con Craxi e per avere tra le proprie liste eletto molti ex socialisti come Cicchitto, Boniver e Stefania Craxi. Solo al terzo posto troviamo con il 13,1% il primo dei partiti che si richiamano direttamente all’eredità socialista lo SDI di Borselli. Intorno al 10% troviamo De Michelis, Bobo Craxi e anche i Radicali di Pannella probabilmente reclutati grazie all’esperienza della Rosa nel Pugno. Questo quadro per i dirigenti socialisti italiani è alquanto sconsolante ed è il frutto della modalità con la quale è stata gestita la rinascita socialista.
Inoltre pubblichiamo i dati del voto socialista e dintorni dal 1999 ad oggi, per mettere in evidenza il percorso ad ostacoli e la fatica che gli elettori socialisti hanno dovuto fare per seguire le rocambolesche capriole che hanno fatto in questi quasi 10 anni i loro dirigenti. In questo quadro si evince che l’elettorato socialista, al di là di quello che si è collocato nei DS e Forza Italia, è intorno al milione di voti, anche se è difficile definirlo con esattezza proprio per l’impurità e la miscellanea di liste e accordi che rendono praticamente impossibile definire il mercato elettorale dei socialisti e questo è sintomatico.
10 anni di voto socialista e dintorni
Molte sono le cose difficili da spiegare: perché è nata la Rosa nel Pugno e dopo meno di un anno ha già concluso il suo percorso è cosa difficile, tanto più che se alle ultime politiche Radicali e Sdi volevano fare un semplice accordo elettorale bastava solo dirlo. Capire perché Bobo Craxi che è stato candidato nelle liste dei DS e nominato sottosegretario contro i suoi compagni guidati da Zavettieri non debba entrare nel futuro Partito Democratico è cosa difficile da spiegare. Come ancor più difficile da spiegare è che Boselli lasci Pannella, la Bonino e Capezzone e in compagnia di Craxi voglia mettersi con De Michelis il quale esce da una lista con la DC di Rotondi che gli ha consentito di portare a casa diversi parlamentari e che gli ha fatto ottenere (legalmente) un finanziamento di un milione di euro da Forza Italia e che mi auguro nel momento in cui De Michelis riabbraccerà i suoi compagni socialisti sia pronto a restituire. Per non parlare poi di alcuni valori in comune, ad esempio, rispetto ai temi internazionali la posizione di Bobo Craxi è molto diversa da quella di De Michelis, il primo erede di una tradizione familiare molto vicina ai paesi arabi, il secondo paladino di Bush, scendendo poi sul piano delle cose più nostrane, Bobo Craxi come farà a trovare un accordo con Boselli per il Concordato che difende come patrimonio di famiglia mentre il secondo sta facendo una battaglia per la sua abrogazione. La realtà è che questa è un’ennesima manovra di risulta, un’operazione di marketing collaterale, dove i socialisti non si mettono insieme per svolgere una funzione nella società, ma perché pensano di averne un vantaggio. L’idea predominate è che Forza Italia con il tempo perda la sua capacità attrattiva verso l’elettorato laico e riformista, soprattutto perché il suo leader sta portando il partito in una direzione sempre più filo-vaticana. Il secondo è che la nascita del Partito Democratico voluto da Prodi possa creare degli spazi elettorali importanti.
Le conclusioni sono tristi: i socialisti parlano dei socialisti, sono
anni che parlano di se stessi, dei loro problemi, dei torti subiti, anche
legittimamente e sono schiavi della disperata voglia di sopravvivere, questo forse gli ha resi un pò cinici, staccati dalla
realtà, dai problemi della gente, si riuniscono e parlano della loro unità,
fanno congressi ed eleggono i loro dirigenti ed ad ogni tornata elettorale sono
sempre di meno e sempre più divisi.
Ma credo che nonostante tutto la parola
socialismo abbia un senso, un avvenire e risponda più di tante altre al bisogno
evolutivo della gente e che possa far conciliare interessi di classe e cultura
differenti tra loro.
Essere socialista oggi significa vedere il mondo come Zapatero,
sbagliare come Blair, governare come Schroeder e lottare come Ségolène Royal, ma i dirigenti socialisti italiani
sono il vero ostacolo ad una rinascita socialista nel nostro paese.
...Facile per
gli spagnoli loro hanno Zapatero mentre noi socialisti italiani abbiamo
Zavettieri.
A ognuno il suo e speriamo nel futuro
Luigi Crespi
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