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Ultimo aggiornamento: 09.07.2008 ore 07:51
Le Opinioni di Luigi Crespi

LegaCoop:fatturato di 50 miliardi di euro terza impresa dopo FIAT ed ENI

28 nov. - di Antonio Cassina - Non ritenendomi un fanatico, né un estremista, cerco di pormi di fronte ad opinioni, letture, articoli e dibattiti con il più oggettivo degli atteggiamenti. Con questo stesso stato d’animo mi sono accostato all’ultimo libro-denuncia di Bernardo Caprotti dal titolo “Falce e Carrello”.

Confesserò un iniziale scetticismo e una prevenzione dovuta alla non casuale circostanza che l’autore del libro è il proprietario della catena “Esselunga”, maggiore concorrente delle Coop nella grande distribuzione. “Fin troppo ovvio che Caprotti spari a zero sulle Coop… è il suo maggiore concorrente!” mi lega_coop.jpgsono detto. Ma, terminata la lettura del libro, mi son dovuto ricredere. E il mio pensiero iniziale si è ripresentato alla memoria, ma con una diversa sfaccettatura. Si, è ovvio che il dott. Caprotti spari a zero sulle coop. Non soltanto è ovvio, ma è sacrosanto e giustificato. Anzi, avrebbe dovuto farlo già da tanto tempo.
Al di là degli eventi e delle vicende puntuali di cui è stato infelice protagonista quest’imprenditore “tutto d’un pezzo”, per la conoscenza dei quali rimando alla lettura del libro, vorrei porre l’accento su alcuni aspetti che non sono strettamente correlati con la vicenda sopra descritta, ma sono oggettivi e generali. La forma cooperativa da strumento associativo finalizzato “ad adottare provvedimenti per assicurare il benessere materiale e migliorare le condizioni familiari e sociali dei soci” è diventata la terza impresa italiana, con il gruppo LegaCoop, in termini di fatturato (50 miliardi di euro) dopo FIAT ed ENI.
E cosa c’è di strano, direte voi?
C’è, eccome. Perché la Coop oggi, a differenza del periodo della sua nascita, non opera come strumento sociale, ma come strumento di mercato a tutti gli effetti, pur conservando una serie di (spaventosi) privilegi che ha mantenuto nell’arco di questo secolo di vita, in nome appunto della sua finalità sociale.
E’ come se in una gara di salto in alto ad uno dei concorrenti fosse concesso il diritto di indossare delle scarpe con le molle, gareggiando con i concorrenti normalmente dotati solo delle proprie forze e capacità. Disparità allo stato puro.
Ma quali sono questi vantaggi?
Vediamone insieme alcuni:
1) Le cooperative sono presenti in borsa con alcune società (Unipol, IGD, Negri Bossi, ecc), che hanno incrementato in modo assai consistente la loro capitalizzazione a Piazza affari (Unipol e IGD per più di 1 miliardo di euro a testa), ma esse, caso unico nel panorama delle aziende quotate, praticamente non sono scalabili e quindi, pur godendo dei benefici del mercato, non se ne assumono i rischi. Scalare una di queste società è virtualmente impossibile a causa di un sistema che viene definito di “autocontrollo circolare” in cui, sostanzialmente, i controllati e i controllori sono sempre gli stessi.
2) Le cooperative a mutualità prevalente, quelle “tradizionali” che svolgono (in teoria!) gran parte della loro attività in favore dei soci, godono di un regime fiscale dai molteplici vantaggi. Si va dalla deducibilità dall’imponibile del 70% dell’IRES, alla deducibilità integrale degli utili destinati a riserve obbligatorie, fino alla deducibilità del 70% degli utili destinati a riserve volontarie. Da ciò deriva che l’incidenza dell’imposta IRES sull’utile lordo delle Coop è pari al 17%, mentre quello di una “normale società” è pari al 33%. Lascio a voi il piacere (o dispiacere !!) di calcolare la differenza.
3) Il prestito sociale, la ciliegina sulla torta. Il “prestito sociale” è uno strumento di autofinanziamento concesso alle Coop di consumo. In sostanza esse funzionano come sportelli bancari in quanto raccolgono i risparmi dei soci, li utilizzano come ritengono opportuno e distribuiscono interessi che le normali banche si sognano. Ciò, in virtù di un beneficio riservato esclusivamente alle cooperative in base al quale l’imposta sugli interessi non è pari al 27% - come per i depositi bancari – ma è pari al 12,5%. Meno della metà, alla faccia della concorrenza. Ciò consente ai soci/risparmiatori delle coop un interesse elevato e alle Coop una invidiabile disponibilità di massa finanziaria. Pari a 12 miliardi di euro. In questo modo si spiegano tante operazioni di mercato ardite, tentate - e a volte riuscite – dalle cooperative. Non ultima la famosa scalata da parte di Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro, terminata, come tutti sappiamo, in un’aula di tribunale.
Ma allora, che ne è della primaria funzione sociale delle associazioni cooperative ?
Scomparsa dietro una montagna di affari, potere e soldi. Deve essere davvero così, se lo stesso Bruno Trentin, storico segretario della CGIL, nel 1986 sferrò un vibrante attacco “alle imprese che si chiamano cooperative solo per avere esenzioni fiscali”. Si, più che di giustizia sociale, le cooperative sono strumento di ingiustizia sociale. E i politici, soprattutto a sinistra, guardano compiacenti. Antonio Cassina

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