Sondaggi politici, elettorali, sondaggi d'opinione. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione

Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 08.08.2008 ore 20:58
Analisi dei dati Stampa E-mail
29/05/2007
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L'analisi dei dati rappresenta una delle attività intellettuali più difficili nel nostro Paese, soprattutto il giorno successivo ad una tornata elettorale. Questa volta però gli elettori hanno semplificato il mestiere dell'analista, i dati sono chiari, la CDL ha vinto.

 

 

Su un totale di 26 comuni capoluogo di provincia 14 sono andati al Centrodestra che 14 già li governava, mentre il Centrosinistra che governava in 12 comuni ne ha portati a casa 5 e 7 sono al ballottaggio. Se poi contiamo i voti allora vediamo che dove il Centrodestra ha vinto lo ha fatto con uno scarto superiore sia rispetto alle politiche che alle precedenti amministrative. Questo elemento emerge con maggior evidenza nell'analisi del voto provinciale dove il quadro è e forse rimarrà invariato anche dopo il ballottaggio di Genova ma dove i voti al Centrodestra viaggiano 15/20 punti sopra il Centrosinistra. E' un calcolo difficile da fare per la presenza di tante liste civiche e per il peso dei candidati che non consente di avere numeri precisi, ma ci permette di verificare tendenze inequivocabili.

Se l'analisi dei dati non lascia spazio ad interpretazioni, si apre un grande spazio sia per quanto concerne le motivazioni di questo risultato sia per le conseguenze del voto di ieri. Non mi soffermo sulle motivazioni perchè sono patrimonio spesso, troppo spesso della propaganda politica, vorrei soffermarmi invece sulle conseguenze. Cioè nessuna. Non ci saranno elezioni anticipate, il Governo non si dimetterà, non ci sarà la riforma elettorale e si andrà dritti al referendum tanto temuto e i conti si faranno alle Europee. Quindi la vittoria tanto netta del Centrodestra di fatto ha rafforzato il quadro politico e il Governo a cui non resta che tentare di prolungare la propria esistenza sperando che nel tempo accada il miracolo e si accenda la luce nel cuore dell'opinione pubblica che a me però pare inesorabilmente spenta.

Ma l'Unione e Prodi hanno ragionevoli speranze di recuperare il consenso perduto? La risposta è molto semplice ed è no. Le motivazioni sono proprio nell'Unione stessa un nome che non è supportato da verità, perchè l'Unione non è unita, mette insieme persone, fatti e idee che non riescono a costruire un linguaggio comune capace di rappresentare nell'opinione pubblica una visione, una speranza per il futuro. Conflitti e contraddizioni, interessi e sospetti che fanno apparire chi ci governa arrogante, maldestro e poco trasparente.

I simboli di questa catastrofe si chiamano Padoa-Schioppa e Visco che danno legittima voce alle trombe dell'opposizione, trasformando questo governo in un sinonimo di tasse, capace di costruire un "tesoretto" che gli italiani considerano un maltolto, un malloppo.

I simboli di questa catastrofe si chiamano Mastella e Di Pietro che misurano il futuro non guardando il risultato di una coalizione, ma della propria specifica esistenza e fanno pagare a tutti per conquistare una loro visibilità che non si traduce necessariamente in consenso elettorale.

I simboli di questo disastro si chiamano Pannella che nel giorno in cui milioni di elettori decidono di non andare a votare o di votare contro il Governo, non trova di meglio che scrivera una lettera di 15.000 battute di insulti per regolare i conti interni con Capezzone che ha avuto solo la responsabilità di interpretare, forse meglio di lui, lo stato d'animo dell'opinione pubblica.

I simboli di questo disastro si chiamano Ministro Turco che rappresenta una delle delusioni più sonanti di questa fase poltica.

I simboli di questo disastro si chiamano Partito Democratico che si rappresenta all'elettorato come un contenitore privo di contenuti o svuotato di essi e che dice a milioni di propri elettori che i DS e La Margherita non esistono più, celebrandone la morte in congressi festosi dove la somma storica di due entità politiche viene tenuta a battesimo dalla scissione di una parte di essa. Il PD chiude i battenti dei partiti senza formalizzare e rappresentare la nuova offerta politica, mette tutti in libertà. Un'operazione che appare delirante e i cui risultati non hanno tardato a manifestarsi.

Questa tornata elettorale mette in evidenza un deficit dell'Unione al Nord, ma è un'invenzione pubblicistica, ci si dimentica di cosa è successo a Reggio Calabria e 15 giorni fa in Sicilia. In realtà il Nord risponde alla strafottenza del PD che simbolicamente è contenuta non solo in Visco che ha preso a calci nei maroni tutte le partite iva italiane, ma nella scelta dei 44 (45) gatti in fila per due, dove colpevolmente e deliberatamente sono stati tenuti fuori persone come Penati Presidente della provincia di Milano, Cacciari sindaco di Venezia, Chiamparino sindaco di Torino, la Bresso Presidente della regione Piemonte e Illy presidente della regione Friuli Venezia Giulia. Non certamente rispettando i termini di democrazia e rappresentanza tra i 45 è stato inserito il Presidente della regione Campania, Bassolino e il sindaco di Napoli Jervolino, i quali hanno dalla loro la responsabilità di una delle vergogne che si è abbattuta sul nostro Paese e che poco hanno fatto perchè un'intera città fosse seppellita dall'immondizia e passasse in carrellata nell'intero mondo, facendo paragonare lo splendore di Napoli alle peggiori baraccopoli del terzo mondo. Questi sono i Democratici che dovrebbero guidare il Paese al cambiamento.

I simboli di questo disastro si chiamano Sinistra Radicale che, animata dall'odio per Berlusconi nella fase elettorale si è messa insieme a Di Pietro, Mastella, Carra, Dini, tutta quella serie di personaggi che ben sapevano non essere compatibili nè con loro, nè con il progetto che gli elettori assegnano ai rappresentati politici di quest'area. Oggi le contraddizioni sono esplose e si trovano nella condizione di far cadere il Governo o perdere la fiducia che i loro elettori hanno.

Ma tutto questo è congiunturale, questi fattori singolarmente possono giustificare il disastro ma non che questo sia irrecuperabile. Il problema è ancora più profondo e per farvi comprendere quello che penso devo riportarvi alla memoria i 5 anni di governo Berlusconi, che iniziarononel 2001 con una vittoria elettorale nettissima che lasciò in dote un margine di governabilità che nessun Premier ha mai avuto, ben lontano dalle condizioni nelle quali si trova oggi Romano Prodi che ha vinto di un soffio e che ha una maggioranza parlamentare che sta insieme con lo scotch. Nonostante tutto neanche a lui fu risparmiata una crisi di governo, la più lunga e contrastata della nostra storia che si concluse con un rimpasto che portò Follini a diventare Vice-Premier. I 5 anni di governo Berlusconi sono stati disseminati da sconfitte elettorali in quasi tutte le tornate amministrative, nelle supplettive, nelle Europee e clamorasa è stata la batosta alle Regionali.

Prima della partenza della campagna elettorale del 2006 e della conseguente candidatura di Prodi, il Centrosinistra aveva 8/10 punti di margine guadagnati sulle spalle delle divisioni della coalizione di Centrodestra che portarono al defenestramento di Ministri, al loro reinsediamento, ad una situazione di insofferenza nell'opinione pubblica che Berlusconi non aveva mai verificato, il Paese gli si era rivoltato contro e dopo 5 anni anche il pareggio ha rappresentato una sconfitta, e Berlusconi dietro le spalle aveva un partito dal 30%, Prodi manco quello. Nel periodo in cui Berlusconi ha governato appariva confuso, depresso e frustrato, spesso si è fatto rosolare a fuoco lento e fatto da tirassegno per i suoi stessi alleati. Il mancato abbassamento delle tasse, la legge sulla par condicio, alcune cose che riteneva fondamentali per la sua poltica sono state schiantate dagli alleati.

Tutto questo potrebbe anche essere giusto ma l'idea diffusa nell'opinione pubblica è quella di votare per il Capo del Governo e gli elettori hanno votato prima Berlusconi e poi Prodi. Tutta la liturgia della campagna elettorale è fatta come se fossimo in uno Stato presidenziale, i manifesti, i faccia a faccia, e il Premier viene investitto di un carico emotivo e di aspettative immense da parte dell'opinione pubblica. Peccato però che non decida nulla a partire dai suoi ministri che vengono nominati dal Presidente della Repubblica. Qui si manifesta uno dei nodi principali: gli italiani votano come se fossimo in Francia o negli Stati Uniti, pensando di eleggere chi li governerà invece indicano semplicemente il mediatore dei rapporti tra politca e istituzioni, tra partiti e leader, tra leader e leader, insomma una figura ben lontana dall'idea che i cittadini hanno in testa.

In questa situazione Berlusconi chiama le elezioni! Certo se non avesse cambiato così repentinamente la legge elettorale che il Centrosinistra avrebbe dovuto abrogare come primo atto del suo mandato, al Presidente Napolitano sarebbe mancato il cardine principale per tenere in piedi la situazione attuale. Ma la soluzione non è nell'alternanza, abbiamo visto che la democratica alternanza delle coalizioni non determina i cambiamenti che le stesse coalizioni dicono di volere, inoltre questo sistema costringe a formare delle coalizioni elettorali e non politiche di governo. Ci si mette insieme ma uno contro l'altro per vincere le elezioni e poi si vedrà, ma così non si crano le condizioni della governabilità, della stabilità e dello sviluppo. Ogni leader ha diritto di avere gli strumenti per veder realizzato il programma che gli elettori hanno scelto e che poi giudicheranno e il sistema diventa così anche l'alibi delle inefficenze, incompetenze e nelle sue pieghe in modo strutturale girano sospetti e opacità.

Questo per dire che Berlusconi non ha nessuna speranza di prendere il 51% così come Prodi o qualunque altro leader si presenti sulla scena poltica italiana e per dire che se Berlusconi dovesse tornare al governo, dopo un anno si troverebbe nelle stesse condizioni in cui si è trovato nel 2002/2003 quando iniziò il suo declino proprio con le sconfitte di Monza e Verona. Certo poi la vitalità e le capacità dei singoli possono determinare il destino di una coalizione o di un'opzione politica, qualcuno cioè può pensare che Berlusconi sia più bravo di Prodi o viceversa, ma questo non cambia la situazione che si può sintetizzare in una frase: il nostro Paese non è governabile da nessuno.

Allora lasciamo perdere Visco o Tremonti, lo strombazzamento della propaganda, spallate e calci nei maroni e speriamo che questi due personaggi che hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni di vita politca guardino al futuro e ci facciano un regalo che sarà ricordato dalla storia come un loro merito: quello di dotare questo Paese degli strumenti democratici e funzionali per essere governato. in una sola parola le riforme.

Ultima considerazione di questo che forse è il più lungo articolo fatto per il Clandestino che riguarda proprio il Clandestinoweb. I lettori di questo quotiano on line sono stati informati, documentati grazie ad un lavoro straordinario di tutti i collaboratori, ma il ruolo che il giornale ha svolto è stato quello di produrre il senso delle cose. Chi ci legge sapeva come sarebbero andate le elezioni e in quale direzione sarebbe andata l'opinione pubblica, magari le percentuali, le virgole non erano perfette, ma il senso politico sì e ha consentito alla comunità dei lettori di farsi un'idea chiara è aldi là delle partigianerie. Credo sia questo il motivo che ha portato 224.000 accessi in un solo giorno, un numero da capogiro, siamo stati nella giornata elettorale una bussola nella valanga di dati confusi che sono arrivati da Sky e dalla Rai.

Per carità facciamo i nostri complimenti agli statistici della Rai, non abbiamo riscontrato errori nelle singole performances, ma il problema che non è ascrivibile ai sondaggisti della Rai, e dovuto alla regia. Infatti a metà del pomeriggio siamo stati invasi da una marea di dati, poiezioni, sondaggi pre-elettorali, risultati degli scrutini, tutti mischiati tra loro, in un valzer caotico che ha consentito a chi seguiva lo scrutinio dei dati alla tv di non capire cosa fosse accaduto se non dopo molte ore. La prova la trovate se date un'occhiata alle agenzie e ai siti web dove troverete citazioni degli exit poll di Sky anche se gli attenti osservatori sanno che gli exit ieri non gli ha fatti nessuno.

Luigi Crespi

 

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