Sondaggi politici, elettorali, sondaggi d'opinione. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione

Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 05.07.2008 ore 17:53
cronaca di un disastro annunciato Stampa E-mail
01/04/2007
 
L'opinione al vetriolo di Luigi Crespi è un bilancio di questi ultimi mesi. L'attenzione è posta verso il centro-sinistra, per ora, ma la chiusura è aperta ed è una proposta che suona come una neccessità impellente e ineludibile.

 

La cronaca di un disastro annunciato ci offre l'occasione di fare un pò di storia, di ripercorrere cioè le principali tappe che hanno generato la difficile situazione nella quale il Centrosinistra si è venuto a trovare. Tutto è cominciato la notte delle elezioni, una vittoria di strettissima misura e ben al di sotto delle previsione e in controtendenza con i quattro anni precedenti in cui il centrosinistra aveva vinto tutto, anzi stravinto tutto. Quello fu il primo segnale d'allarme che doveva far capire che qualcosa non aveva funzionato, non solo nel messaggio ma anche nel messaggero.

L'insediamento del governo del centrosinistra dopo un lungo percorso istituzionale alla fine avvenne, così come avvennero la lotta per le poltrone, gli scontri tra i partiti, l'incremento dei sottosegretari, insomma la solita messa in scena avida e patetica dell'insediamento di una nuova classe dirigente.

La vittoria ai Mondiali di calcio, rinforzò l'amore patrio e delle passerellle estive non ne godette solo la Melandri ma in fondo tutti, e qualcuno disse che mentre Berlusconi si era tenuto tutta la fortuna per sé e nessun altro, la vittoria di Lippi e dei corsari azzurri rappresentava un auspicio e annullava le solite meschine polemiche che si succedono ad ogni cambio di esecutivo sulla quantificazione dei debiti lasciati o delle voragini trovate.

Le privatizzazioni di Bersani fecero incazzare solo i tassisti e gli avvocati e hanno rappresentato un altro segnale di speranza, magari lentamente e non con piena soddisfazione ma l'Italia stava cambiando. Finalmente dei professionisti avevano preso il posto dei forza italioti, degli "ignoranti" leghisti e degli "arroganti post-fascisti", l'Italia stava finalmente andando avanti, bisognava solo avere pazienza, dare il tempo a Prodi e hai suoi amici professori per rammendare, ricucire e rilanciare.

Il passaggio immediato era naturalmente la Finanziaria e qui tra ingordigia e stupidità, in un dibattito isterico e schizzofrenico tra i partiti e i protagonisti del documento più importante della programmazione economica del Paese si arriva ad un tale tasso di conflittualità da far apparire i protagonisti impazziti, in mezzo a cose dette e poi rimangiate, a proclami rinfilati nella gola dei proclamanti, insomma un delirio incomprensibile. Uno dopo l'altro i pilastri della credibilità di questo governo sono caduti sotto il fuoco amico, non c'è stato un ministro, un sottosegretario, un politico dell'Unione che in quel periodo non sia intervenuto per smentire un collega e per essere smentito a sua volta.

In mezzo a questo bailamme incomprensibile arriva il caso Angelo Rovati, consigliere economico di Prodi che non si capisce bene in nome di quale smania sia andato ad occuparsi di cose che forse richiedevano un pizzico di maggiore prudenza, poi le dimissioni, l'imbarazzo del Governo, il conflitto con Tronchetti Provera, paginate di polemiche su polemiche (ma Tronchetti Provera è un'altra storia e ne parleremo in un'altra occasione).

Finalmente la Finanziaria si approva e contestualmente i geni contabili di palazzo Chigi e dintorni capiscono che i conti dello Stato sono migliori delle loro previsioni e certemante non si può sostenere che sia tutto merito del governo dell'Unione. Qualcuno ringrazia imbarazzato Tremonti, i più fanno finta di niente, ma quello che mi domando è se il genio di Padoa Schiopoppa con tutte le sue lauree non poteva fare due conti in grazia di Dio, invece di pontificare su tutto?

Poi qualcuno decide di mettere al centro dell'azione di Governo i Dico, Prodi apre una vertenza nel tentativo di dare una parvenza di progressismo e modernità ma poi mette a tacere i Dico e si genera uno scontro epocale con la Chiesa Cattolica che di questi tempi appare anch'essa poco lucida. I Dico impazzano sui giornali, diventando il paradigma del Governo, della sua impotenza e della sua incapacità di fare ciò che pensa o di pensare a ciò che fa.

La vicenda dei Dico detrmina un altro colpo di scena, al Senato il Governo va sotto in politica estera e Prodi si dimette. La gestione della crisi vede il Presidente Napolitano ridare l'incarico a Prodi, ma dove trovare i voti in Senato? C'è chi dice che La magia non esiste, che Harry Potter e la sua bacchetta magica siano solo il frutto della fantasia della sua autrice, ma ecco che magicamente spunta dal cappello Follini che appoggia il Governo e tutto si risolve.

La crisi si risolve passando dai famosi 120 punti del programma prodiano generato dalla famosa fabbrica del programma a 12 punti cardinali, fondamento del rilancio del Governo. Due di questi 12 punti riguardano Sircana, lo stesso e qui facciamo un passo indietro nel tempo, che una sera di settembre decide dopo una cena con un'amica di andare con la sua macchina a fare delle interviste ai trans, stupisce la sua curiosità, perlomeno imprudente. Per la vita privata di Sircana non ho nessun interesse e qualsiasi siano le sue scelte sessuali, avrà da parte mia sempre simpatia e solidarietà umana.

Ma lo scandolo di Sircana non sta nel fatto di avere tirato giù il finestrino di fianco ad un trans ma che è un "pistola" per il modo in cui ha gestito questa crisi. Le scelte che ha fatto hanno accentuato le difficoltà e danneggiato Prodi. Quando un portavoce crea tali livelli di caos intorno a sé il danno è già fatto e le dimissioni non avrebbero risanato nulla se non addirittura avrebbero accentuato il disastro. Almeno una cosa buona l'ha fatta, è rimasto al suo posto a salvare il salvabile e a tappare i buchi che aveva prodotto. T

utta la vicenda Sircana è stata mal gestita, bugie, mezze verità, complotti e complottardi. Se avesse alzato le spalle e risposto, nella mia vita faccio quello che mi pare, nessuno avrebbe avuto l'ardire di alzare la voce anche perchè questo Paese ha armadi molto affollati di scheletri.

Ma tra estetica e vacuità ci simo trovati per Strada, questa volta non a soddisfare le nostre curiosità, il Governo è stato preso a schiaffoni dal capo di Emergency, lo stesso Prodi è stato messo sotto accusa e gli è stato dato del bugiardo dicendo che Karzai era stato lui a chiamarlo. Come non essere d'accordo con D'Alema che son meglio le polemiche su un ostaggio vivo che su uno morto e che non c'è differenza tra liberare 5 terroristi come nel caso Mastrogiascomo o rimerpire le casse di questi con denaro che sicuramente non verrà utilizzato per opere di bene.

L'ipocrisia è bipartisan e rispetta la par condicio, il segreto di Stato è come quello di Pulcinella e la gente ha il diritto di sapere la verità perchè non vorremmo vedere altri dirigenti dei servizi segreti atti a proteggerci dietro le sbarre e sono stufo di verità con il doppio fondo.

Opinionisti, cantanti, soubrettes, società civile piano piano stanno esprimendo il proprio disinnamoramento verso un'opzione mancata. Dario Fo è sceso due volte in piazza in meno di un mese contro il governo Prodi, lo ha fatto Strada e Beppe Grillo nel suo spettacolo tutte le sere li prende a calci in culo. E loro? Parlano una lingua che nessuno capisce, affidano la comunicazione a Giordano e Padoa Schioppa, Prodi appare pacioso e rassicuramte e D'Alema sempre più antipatico e arrogante. E chi parla con la gente? Fassino forse con quell'ultimo filo di voce che gli è rimasta estenuato dall'avvento del Partito Democratico che vuole mettere insieme ciò che insieme non vuole stare e anzichè unire finora a separato. Come spiegherà ai suoi compagni che lascia Mussi per andare con Carra?

Hanno perso il controllo, ebbri di potere e di se stessi. Parlano nei salotti di Vespa, fanno il dribbling a Matrix, comunicano in You Tube, sorridono e stringono mani, ma non si accorgono che il Paese, anzi i loro compagnni non gli credono più, non hanno più fiducia. Stare insieme contro Berlusconi non basta più a tenerli uniti e fra un pò non basterà più neanche l'amore per il potere.

Quello che sta accadendo oggi all'Unione con tutte le debite differenze che si giocano soprattutto sulle singole persone, perchè non tutti sono uguali, non è differente da quello che è accaduto a Berlusconi e al suo governo. Il problema è quindi di sistema.

Nel 92 fu spazzata via una classe dirigente, ma nessuno ha avuto o si è assunto il compito di ricostruirne una nuova, a partire dai giovani e dalle sue fondamenta.

Tutti hanno costruito la casa comune dove stare uniti, partendo dai fiori sui balconi e non dalle fondamenta, tutti ci paioni simpatici all'opposizione e odiosi la governo e quindi c'è qualcosa che non va anche in noi, nell'opinione pubblica, nel modo in cui guardiamo e giudichiamo le cose.

Allora una cosa deve fare Romano Prodi, importante fondamentale e la deve fare insieme a Silvio Berlusconi, ridare speranza ai giovani attraverso quelle riforme che possano in vent'anni riconsegnare a questo Paese una classe dirigente fondata non sul nepotismo, impermeabile a Lele Mora e capace di guidare questo Paese nel luogo che merita, capace di dare a questo Paese quello spazio che gli appartiene e che "lor signori" hanno malamente scippato.

Non metto in campo formule, da buon leninista non indico il metodo, ma con quello che resta della mia speranza grido un bisogno, un disperato bisogno.

Apriamo le finestre e cambiamo aria, lasciamo i palazzi d'inverno e le residenze estive e che si ritorni ad occuparsi del futuro di tutti e non dei bisogni di pochi.

Occorre solo un pizzico di coraggio e sia Silvio, sia Romano comunque voi la pensiate, lo devono ad ognuno di noi

 

Luigi Crespi.

 

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