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Ultimo aggiornamento: 08.08.2008 ore 20:27
I 13 segreti di Carioni il super presidente, il più amato in Italia Stampa E-mail
23/10/2007
Di Luigi Crespi

Quando ho saputo che Michael Gray aveva un appuntamento con il Presidente della provincia di Como mi sono accodato immediatamente perchè volevo andare a conoscere di persona, per carpirne i segreti, il presidente di provincia più amato d'Italia.

leonardo carioni.jpgLeonardo Carioni. colui che per la prima volta aveva sconfitto le corazzate emiliano romagnole, che fa il superpresidente in una località dove la passione politica non è certo una grande tradizione, troppo presi dal lavoro.

Abbiamo preso un comodissimo treno dalla stazione Centrale di Milano e in 30 minuti siamo arrivati nel centro di Como, quattro passi a piedi fino alla sede della provincia, incrociando persone che guardavano questi due corazzieri in sovrappeso, Michael è alto due metri e supera di diverse decine di chili il quintale, io certamente non arrivo ai due metri ma non mi si può certo definire minuto e camminando vicino a lui mi sento sempre il più magro.

La giornata è una di quelle "manzoniane", cielo terso, aria tesa e freddina, lago imbronciato, profumo di fresco, autunno nell'aria. Insomma piacevole, quasi una gita, se non fosse per Michael!

Quando siamo arrivati in provincia era tutto perfettamente in ordine, c'era un'aria operativa, tutto molto ordinato, al suo posto, senza sfarzo. Il presidente Carioni è arrivato puntuale e già questo rappresentava una stranezza. Si è presentato con un maglioncino in cashmire azzurrino e immediatamente si è scusato perchè non era in giacca e cravatta, ma nemmeno noi avevamo la "divisa", ma di lì a poco, nascosto da un muro che separa il suo ufficio da una stanza attigua come Richard Gere in American Gigolo, se ne è uscito con camicia, giacca e cravatta d'ordinanza, ineccepibile.

Chi mi conosce sa che è difficile tenermi in silenzio, ma in questa occasione ero interessato a carpire le tecniche, le modalità, le invenzioni che avevano portato Carioni a tali risultati e quindi ero ben disposto ad ascoltare e la mia prima domanda è stata: Come ha fatto? Qual'è il suo segreto?

Naturalmente la risposta non è stata diretta, ma sono stato travolto da un fiume di passione, di emozione, di amore per la propria terra che ho riscontrato in pochissimi politici italiani. Subito è partito con una difesa della provincia come istituzione, abbattendo il luogo comune della loro inutilità, idee chiare e precise, il governo del territorio, delle comunità che vanno oltre il concetto di città, la regione legifera e la provincia deve diventare il suo organo operativo, un po' come i prefetti nel dopoguerra italiano e a questo punto di fronte a tanta ragionevolezza appariva naturale dire che l'organo da abolire fossero le prefetture che ancora portano sulla facciata degli edifici la dicitura"sede del governo".

Però sul tema dell'utilità delle province, Carioni ,tra l'altro presidente dell' Unione delle province lombarde, alla vigilia dell'incontro nazionale di Firenze pone delle condizioni precise: la provincia non può essere il luogo dello scambio del sottogoverno e per questo le dimensioni demografiche e territoriali devono essere tali perchè rimangano in piedi, comprensori, comparti omogenei, per linguaggio, cultura economia.

Secondo questo ragionamento le province non possono essere certamente tante quante ce ne sono oggi, ma ridotte e accorpate e messe in condizione di governare veramente il territorio. In merito mi sventola sotto il naso la corrispondenza con Di Pietro che si pronuncia a favore dell'abolizione delle province e poi attraverso le lettere assume posizioni con sfumature differenti. Ma Carioni è pragmatico e dice che almeno questo ministro è una che lavora e le cose le sa.

Il racconto del suo pecorso politico è emblematico "io prima di occuparmi della politica mi sono occupato della famiglia e dell'impresa" e continua " avevo quasi 40 anni nel 92, quando ho deciso di occuparmi di politica con una lista civica a Turate nel paese nel quale vivevo" così Carioni diventa sindaco, sbaragliando il blocco granitico della DC. Benchè fosse a capo di una lista civica il suo cuore verde leghista è sempre stato il suo punto di riferimento ideale, ancora oggi si racconta che dopo una grande vittoria della Lega ha appeso su un ponte una bandiera verde grande 18X33 metri e abbia lavorato duro per mettere in piedi l'azienda di famiglia dove ancora i suoi familiari lavorano, lo si vede dalla forza e dall'orgoglio con cui parla di sè e se gli guardi attentamente le mani ti accorgi che le ha usate per lavorare, ha delle ferite che sono quelle del telaio, sono inconfondibili, profonde e precise, come il taglio di un bisturi e Carioni non è un chirurgo.

Dal suo ufficio si vede un pezzo di lago e la montagna, si infervora, si incazza quando punta un dito verso un fabbricato dall'altra parte del lago, una specie di ecomostro, un muro rosso che spacca in due il discendere verde della montagna che stride a fianco di una villa rinascimentale con volte tonde e colori morbidi e guarda con odio, se i suoi occhi fossero pallottole sono sicuro che quell'opera sarbbe già stata sgretolata.

... Ed io comincio a capire che qui c'è più di quello che sembra e si vede che questo Carioni è veramente uno forte, ne ho la certezza quando fa entrare il suo addetto stampa e capisco che la struttura è tutta lì, lui e il suo addetto stampa, dovè il marketing mix, il promotional, il below the line, come faccio a trasferire questa esperienza, a rivendermela, trasformarla in sistema: posso inventarmi una campagna pubblicitaria, il tratto comune di linguaggio, una modalità espressiva, persino il "contratto con gli italiani", affissioni, spot, marketing diretto e web, di tutto questo ho il controllo, ma questo uomo mette in campo la conoscenza della sua terra, del territorio, dei cittadini delle imprese, conta gli alberi, controlla le fondamenta delle case e questo non è marketing ma marketing energetico puro, convinzione, forza ideale, amore, e la gente se ne accorge e lo capisce che è uno vero.

Nessun autista, auto blu, ma non per demagogia, ma per comodità, non ha bisogno di realizzare se stesso in una rappresentazione superficiale del potere. Carioni è metafisico, costantemente guidato da un asse spirituale che non è missione di Dio, ma agire dell'uomo.

Lo capisco bene quando mi racconta che per anni ha avuto un capannone industriale vuoto e mi dice "Io ho resistito alle pressioni che volevano che lo trasformassi in uso commerciale, il che vuol dire che se avessi ceduto sarebbe diventato un centro commerciale e avrei tolto tranquillità agli abitanti di quel quartiere e da qualche tempo è stato acquistato da un azienda che ripara cellulari" a quel punto mi guarda un pò strafottente e mi dice "sai quanti telefonini ci vogliono per riempire un Tir?"

... Ed io capisco e quando alza gli occhi al cielo e dice con cipiglio da guerriero "Lassù le cose le sanno e qui puoi fare le cose bene o male o meglio ti possono venire bene o male, ma quello che conta è l'intenzione, e si fa sorridente " Quello che conta è l'intenzione, se ciò che ti fa agire nel mondo è un'intenzione pulita, più che pulita, allora puoi anche sbagliare ma alla fine tutto torna"

... Io sono perplesso, sempre più stupito ed anche rapito perchè non avevo mai pensato avvinto dal macchiavellismo che le intenzioni di un politico sono importanti come quelle di qualsiasi altro uomo. Carioni non fa filosofia, la sua è etica, ma non quella da mercato, è un fatto suo, intimo, personale e la gente se ne accorge. Ma il super presidente ha le idee chiare,perchè lui amministra una provincia complessa fatta di piccole comunità montane di un grande centro urbano, di città, di turismo di distretti industriali, insomma in pochi chiliometri quadrati deve affrontare una vastità di problemi disomogenei fra loro.

Ma non si disperde , quello che sostiene è che il centro storico è il primo punto da cui deve ripartire il progetto di qualsiasi comunità, economico, urbano, tutto parte da li dal recupero dei nostri centri storici. Ha le idee chiare sull'urbanistica, quando ha potuto ha dislocato le zone industriali relativamente lontano dalle zone residenziali, ha fatto in modo che la viabilità industriale non si sovrapponesse con quella civile, ha sempre cercato l'idea di uno sviluppo compatibile, mi disegna la mappa del suo territorio con il dettaglio dei capannoni, delle case, con il tracciato delle vie, mi spiega perchè un quartiere è nato in un posto anzichè in un altro e mi racconta con quanta insistenza abbia lui determinato il luogo dove sta sorgendo l'ospedale Sant'Anna, e li si commuove, si emoziona, mi mostra i giornali della posa della prima pietra di qualche tempo fa, mi fa vedere i giornali di settimana scorsa dove con Umberto Bossi è andato a verificare i lavori, e mi dice: "guarda gli occhi di Umberto in questa fotografia, lo vedi com'è felice?" Poi mi racconta che la firma dell'accordo tra le istituzioni per la costruzione di questo ospedale è stato il suo piu bel regalo di compleanno perchè ha coinciso con la sua data di nascita il 13 dicembre e tra l'altro è il magico giorno di Santa Lucia.

Poi l'emozione si fa veramente forte, densa e intensa, proprio mentre la luce sul lago si avvicina all'imbrunire, mi racconta che a poco piu di un metro sottoretta, luogo che lui aveva tanto voluto come ldestinazione per far sorgere l'ospedale, hanno trovato i resti di un'acropoli italica di grande valore archeologico, li a Como, sotto appena un metro e mezzo di terriccio, risalente a qualche secolo prima della nascita di Cristo.

Mi racconta quando è andato a visistare gli scavi, è una scoperta importante, è una scoperta che mette in luce le radici profonde di questa terra. le origine di questa gente, colpisce soprattutto questa costruzione circolare di sassi, dove erano riposti resti, un po una Sthoneage, e a Bossi piace di più che una banalissima acropoli romana, leggo infatti una divertente battuta che dice che se fossero stati resti romani li avrebbe buttati nel lago.

... Io intanto mi accorgo di aver perso un treno dopo l'altro ed io e Michael siamo rimasti ad ascoltare il super presidente almeno per un paio d'ore e che il nostro treno sta incombendo e che tutta l'agenda del presidente è saltata, e noi siamo un po' perplessi, ma contenti.

Prima di andare via, dalla sua finestra mi indica la location dei depuratori che ha fatto mettere sul lago, mi guarda sorridente e mi dice "altro che Verdi, qui dall'anno prossimo si potrà venire a nuotare proprio come facevo da ragazzo".

Leonardo Carioni è riuscito in poche ore a sgretolare tutti i luoghi comuni, tutti i conformismi sui politici, sugli amministratori e anche sui leghisti, e ti rendi conto che la verità non è quella che ci raccontano e che tutto non è come sembra, c'è sempre dell'altro oltre a quello che vedi, e questo ti riscalda il cuore, ti da speranza, ti fa sentire rassicurato, ti da la possibilità di scegliere.

Allora ci sarà un altro capitolo, tra pochi giorno tornerò ed andrò a vedere la Sthoneage comasca, non più per il tentativo di carpire le tecniche, ma con l'obiettivo di conoscere e di scambiare, si di scambiare perchè due parole la prossima volta vorrò dirle anche io. Luigi Crespi

 

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