| La Francia come L'Italia? |
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| 07/05/2007 | |
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LA LEZIONE FRANCESE
Questa è la riprova che, al di là della qualità dei sondaggisti, questi non possono mettere ordine dove c'è disordine e con questo intendo dire che se la situazione in un Paese è caotica, anche i sondaggi saranno caotici. Se volessimo fare i pignoli i sondaggisti francesi nel primo turno hanno sopravvalutato Le Pen di quasi 5 punti e sottovalutato Bayrou, forse memori del flop del 2002 hanno usato la manica larga, ma se i 5 punti fossero stati determinanti per il risultato finale sarebbero stati guai e oggi noi staremmo commentando il fallimento dei sondaggi. In Francia abbiamo anche verificato ciò che in Italia avevamo già sperimentato, la gente cambia idea e le campagne elettorali servono proprio a questo. Ormai è cosa certa, la Sinistra non è capace di fare le campagne elettorali, l'unico rimane Zapatero. Prodi arriva in campagna elettorale con 10 punti di vantaggio e quasi perde, la Royal arriva ad un paio di incollature e poi si schianta al dibattito televisivo, esattamente come Prodi. Ma perché? Sono vecchi, ancorati a schemi arcaici, a modelli inesistenti e soprattutto hanno perso identità, arrancano, improvvisano e pasticciano. Ségolène Royal ha fatto ciò che poteva, frenata da un partito fatto di vecchi elefanti, veri conservatori, burocrati e statalisti. Il suo è stato un lavoro improbo per cercare di rinnovare un partito in un paese che al di là di Mitterand non è mai andato a sinistra. E' chiaro che poi il suo programma appariva incompleto, pieno di buchi e giudicato inadeguato dai francesi. Ma il problema non sta solo nei contenuti o nei contenitori, ma nella comunicazione, cioè quel sistema di segni, simboli o koinemi che definiscono la rappresentazione di sé. L'idea che la Sinistra si è fatta è che la comunicazione sia propaganda, pura emotività, non sia contenuto e sostanza, ma forma e apparenza, come se fosse possibile in una dimensione pubblica agire schizzofrenicamente tra ciò che si ha dentro e ciò che si rappresenta fuori. Chi vive sotto i riflettori non può gestire questa dicotomia per molto tempo perché alla fine quello che è appare. A destra il cinismo spesso rende più opportunisti, le parole d'ordine sono più comprensibili e dirette, più rassicuranti. Patria, difesa, sicurezza, non possono essere dominio culturale della destra, come solidarietà, uguaglianza e giustizia non possono essere egemonia della sinistra. Sarkozy ha vinto perché è sembrato ragionevole e credibile non sulle parole, ma sul modo in cui saranno rispettate. Ségolène è arrivata dove nessuno si aspettava che potesse arrivare, è vero ha perso, ma ha fatto tornare i Socialisti protagonisti in Francia. Ora deve fare come Mitterand che dopo la prima sconfitta del 1965 con Charles De Gaulle (55,2% - 44,8%) e dopo quella con Valerie Giscard D'Estaing del 1974 (50,8% - 49,2%) seppe batterlo poi nell'81 con 51,8 contro il 48,2%, ripetendo il successo nel 1988 con un 54% contro un 46% proprio con Jacques Chirac. La Royal deve andare verso un profondo e radicale rinnovamento del Partito Socialista Francese e seguire quel percorso coraggiosamente iniziato da Zapatero di innovazione ed identità a sinistra. La nostra speranza è che ciò che è iniziato il 6 Maggio in Francia, possa in qualche modo essere di insegnamento anche per la sinistra italiana, proprio alla vigilia dell'abbandono di una parte di essa del PSE. L'obiettivo è la chiarezza, deve essere chiaro cosa vuole la sinistra, cosa vuole la destra e cosa vuole il centro, e come gli obiettivi che i partiti e politici si pongono possono e devono essere perseguiti, senza più pretesti, giochini di palazzo e menzogne. Ecco perché i nostri schieramenti appaiono inadeguati, non è chiaro ciò che vogliono e come lo vogliono ottenere e passano la loro vita a trovare scuse a cui nessuno crede più per avere fatto quello che non appare e di non avere detto quello che tutti hanno sentito. Il problema non è quindi la politica che rimane uno spazio sacro, l'unico spazio democratico in grado di cambiare il mondo, semmai il problema sono i politici i quali possono essere furbi o bugiardi finchè vogliono, ma prima o poi devono sottoporsi al giudizio degli elettori ed è perciò che ogni popolo in democrazia è responsabile di chi lo governa e quindi responsabile di quello che accade. Chiamarsi fuori non è possibile, fate quello che dite. Sondaggio: i francesi bocciano Chirac
Luigi Crespi |
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