| L'INTERVISTA DE L'OPINIONE A LUIGI CRESPI: LA CAMPAGNA CHE NON C'E' |
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| 08/04/2008 | |
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8 Apr. - A meno di cinque giorni dalle
elezioni, l'esperto di comunicazione e sondaggista Luigi Crespi è un
uomo deluso. Deluso dalla campagna elettorale di Berlusconi "perché non
l'ha proprio fatta". E' deluso professionalmente, questo è chiaro,
perché si aspettava "colpi di teatro, trovate geniali, un utilizzo
massiccio di internet", insomma credevo di trovarmi davanti qualcosa di
più di quel "meno male che Silvio c'è".
Anche perché Crespi, da
antico conoscitore del "Silvio-style", proprio sul nostro giornale
aveva confessato la scorsa settimana di essere certo di un colpo a sorpresa da parte del Cavaliere: "si presenterà con la cordata per Alitalia e vincerà le elezioni", questo aveva detto a L'Opinione. Adesso,
invece, "mi sa che più che la cordata, Berlusconi ha una corda per
impiccarsi, così come si impiccano i lavoratori". Insomma, niente colpi
di cannone ma "un unico colpo a salve, quello dei fucili di Bossi".
Non solo Berlusconi "ha rinunciato a fare campagna elettorale, ma anche preso una serie di topiche con battute e uscite che poteva risparmiarsi. Ma in fondo tutto questo non sarà un elemento determinante per la vittoria, visto che la campagna è come se non ci fosse stata". Non c'è stata da parte del Cavaliere, ma non è mancato quel modo di cercare il consenso, visto che "Veltroni è il miglior Berlusconi mai visto in Italia, il maggior interprete del berlusconismo". Il leader del Pd ha fatto sua la "cultura dell'ottimismo: io vi rendo felici, io ho un sogno, io ho tanti soldi da darvi". Tutta roba "made in Arcore", ma Veltroni ha incarnato il nemico dentro di sè", anche se in questo modo ha messo da parte la storia, visto che tutto questo nulla c'entra con "la tradizione e la cultura comunista e socialista". A conti fatti, poi, bisognerebbe domandarsi se non sia stato tutto inutile, se Berlusconi e Veltroni non siano già d'accordo. E in questi ultimi giorni, anche un anti-inciucista come Crespi sembra stia convincendosi di questa possibilità. Il motivo? La querelle sulle schede elettorali stampate male. La cosa più strana è il modo in cui il problema schede è stato posto. "A cinque giorni dal voto a sinistra si accorgono di non sapere dove mettere il proprio simbolo e siccome non hanno il coraggio di prendersi una responsbilità, Franceschini telefona a Letta". Subito dopo partono le bordate di Berlusconi, "nemmeno il Cavaliere fosse diventato il portavoce della sinistra". Di fronte a cose come queste "qualche dubbio ti viene", perché sembra quasi "che si ammazzino di giorno per poi darsi i bacini di notte: una roba imbarazzante". Imbarazzante perché il rischio maggiore di errore è proprio per la coalizione di Veltroni, con il simbolo del Pd e quello dell'Idv pericolosamente vicini e quindi passibili di annullamento qualora l'elettore li sbarrasse entrambi; un rischio che può diventare una (alta) probabilità, visto che i due sono alleati e appaiono come una cosa sola. Più che sui voti annullati, però, le elezioni si giocheranno sugli indecisi ed è in questa direzione che va lo sforzo dei candidati in questi ultimi giorni. "Esistono vari tipi di indecisi -secondo Crespi- e non sono tutti uguali. Ci sono infatti quelli "finti", perché in realtà sono decisissimi, sono quelli che non vanno mai a votare. Poi ci sono i "diversamente decisi", quelli che hanno ben chiara la loro area, "ma non sanno se voteranno Berlusconi o La Destra, il Pd o Bertinotti, il Pd o i Socialisti, Bertinotti o Ferrando". Insomma ci sono tante sfumature di indecisi, compresi quelli dell'anti-politica, "quella vera, però, non quella di Grillo il quale è molto politico. Qui stiamo parlando dell'uomo qualunque, poco interessato e disinformato, quello che guarda esclusivamente al proprio portafoglio: su questa categoria è indubbiamente importante l'appeal che può avere Berlusconi". E il Cavaliere dovrebbe andare a raccogliere anche le preferenze del popolo della "partita Iva", tutti quei liberi professionisti che si sentivano minacciati da Prodi e che "non credo sceglieranno l'opzione centrosinistra". Anche perché stiamo parlando soprattutto di gente del nord Italia, "una realtà molto più complessa di come l'ha affrontata Veltroni". Insomma non basta un Calearo per fare primavera. (L'Opinione) |
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