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L'Opinione - Luigi Crespi. Fuori dal vaso, l'importanza dei 35mila |
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16/10/2007 |
Numeri
Io non so se alle primarie del Pd sono andati a votare in tre milioni e
mezzo, ma anche se qualcuno ha votato più volte, al massimo saremmo
scesi a tre milioni e due: l'impatto della duplicazione dei voti non
cambia il senso del risultato elettorale. Si fa male a delegittimare
questo voto, anche perché questo è un vecchio modo di fare politica che
gli italiani hanno già bocciato,
Il dato fondamentale è un altro, un dato che tutti hanno tralasciato. A
differenza delle primarie di Prodi, dove i candidati erano 6 o 7, in
questo caso c'erano 35 mila candidati e soprattutto c'erano in ballo le
sorti delle segreterie regionali. Questo ha portato ad alzare del
numero dei votanti. I due voti non sono confrontabili e c'è una
sostanziale differenza: per questo starei attento a cantare vittoria,
perché la componente del voto territoriale ha messo in moto migliaia e
migliaia di voti, sulla base di interessi locali. Questo cambia
radicalmente la natura delle due consultazioni. Io direi che i 35 mila
candidati hanno influito sulla metà del risultato attuale. Un quadro
più obiettivo sarebbe confrontare i 4 milioni di votanti sulle primarie
di Prodi con un numero di circa un milione e mezzo. E' dunque un
risultato politico notevolmente inferiore di consenso, un quadro
maggiorato dai quadri locali. E' altresì inequivocabile la preferenza
per Veltroni, ma dietro di lui c'erano le liste bloccate. Nel collegio
1 di Milano, per esempio, Gad Lerner ha fatto il 28%, il doppio della
Bindi: c'è stato uno spostamento importante di voti, ma non solo per
merito di Veltroni, anche delle personalità che ha candidato.
L'impatto del Pd
Noi stiamo dicendo da qualche settimana che non c'è antipolitica in
Italia. Da quando D'Alema disse che era come il '92 e il Corriere
lanciò una campagna contro l'antipolitica, passando attraverso il libro
di Stella e il sostegno a Grillo: una serie di passaggi che hanno
indicato che in Italia c'era l'antipolitica. In realtà, come abbiamo
già sottolineato in questa rubrica, questa è una panzana, una pure
invenzione e in questi giorni ne abbiamo avuto conferma. I circoli
della Brambilla, la manifestazione di An ed ora i tre milioni e mezzo
di italiani che sono andati a votare per un partito che non c'è. Gli
italiani amano così tanto la politica al punto di essere molto critici
con i politici. Questa forte critica nasce per amore; lo stesso fa
anche Grillo che, al di là delle sue esuberanze, fa intervenire il suo
movimento laddove la politica è più forte: comuni, province, città.
Centrodestra
Berlusconi non è immobile come sembra, ma è bloccato. Anzi si agita fin
troppo: il centrodestra non esiste senza Berlusconi, che però è di
fatto un metabloccante. Infatti non puoi fare le primarie nel
centrodestra, a meno che Berlusconi decidesse di non candidarsi
premier. Nessuno si stacca da lui (a parte Casini che però non è furbo)
perché i voti li ha lui. Per quanto riguarda il Pd, il Cavaliere lo
sottovaluterà e tenterà di sminuirlo, ma questo atteggiamento fa parte
del sistema con cui motiva il suo sistema e il suo apparato. Il fatto
significativo è che con queste primarie il centrosinistra ha ripreso
l'iniziativa del gioco: ha inserito nel sistema un elemento in più, il
Pd, e un uomo in più, Veltroni, che non è Prodi. Tutto questo non
ribalta il gioco elettorale, ma bisogna ricordarsi che a sei mesi dalle
scorse votazioni Berlusconi era sotto di 10-12 punti, quindi se lo ha
fatto lui... (Luigi Crespi da L'Opinione)
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