Sondaggi politici, elettorali, sondaggi d'opinione. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione

Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 08.08.2008 ore 20:35
MICROMEGA - L'ASPIRANTE RE ARTU' Stampa E-mail
11/04/2008

Apr. - di Pietro Colaprico. I messaggi e le parole d'ordine che Silvio Berlusconi ha utilizzato negli ultimi quattordici anni non vengono dal nulla. Sono stati tutti accuratamente studiati a tavolino. La Spada nella Roccia è un dossier, curato da Luigi Crespi, l'inventore del "Contratto con gli italiani" ed ex sondaggista del Cavaliere. Che alla favola non crede più e dice: "Il sogno berlusconiana è finito".

spada_artu_280x200.jpgLuigi Crespi non è stato, come spesso si dice, "il sondaggista di Berlusconi", ma qualcosa di più profondo. Viene da dire: di più antico. Appesa al muro del suo ufficio in Galleria Buenos Aires a Milano, c'è una spada da cavaliere: sguainata, un rosario intorno all'elsa, accanto c'è il fodero. Ancora oggi Crespi dà consigli ai candidati e studia strategie di comunicazione: "Ho 45 anni", dice, "sono stato comunista per vent'anni. Sette li ho passati accanto a Berlusconi e i successivi sette a parlare di lui. Magari riesco a fare un bel botto professionale, così Arcore diventerà solo una voce del mio curriculum, un ricordo tra i tanti".

Crespi, si sa, oggi non è più lo stesso uomo di dieci anni fa; quando, per Silvio Berlusconi, inventò due cose. Una è molto nota, e cioè il contratto con gli italiani. "per la verità, era un'idea ripresa da Reagan", racconta, "che a sua volta si era ispirato a Hitler. E' il concetto che paghi due e compri tre e, se azzecchi i prodotti, vendi alla grande", minimizza.

Ma la seconda cosa è sconosciuta al pubblico degli elettori, dimenticata dai nostri politici (Bruno Vespa a parte) e mai, mai e mai citata da Berlusconi in persona. Si chiama La spada nella roccia. E' un poderoso studio -la prima stesura risale all'ormai lontano 1998- su come, incarnando i desideri della gente, il leader di Forza Italia avrebbe potuto, come un moderno Re Artù, conquistare il potere. Arcore come Camelot? Sembrerebbe una faccenda da mitomani. Ma, comunque la si pensi sulle pratiche di occultismo, si tratta di tutt'altro. E' una strategia per vincere le elezioni. Tanto più che quelle argomentazioni, nate dieci anni fa, sono ancora attuali: costituiscono la spina dorsale delle parole d'ordine usate dal leader del neonato partito del Popolo della Libertà.

"Io", racconta Crespi, "ero la punta di diamante di un bellissimo gruppo di lavoro, composto da Michelangelo Tagliaferri, Patrizia Rizzotti, Morris Ghezzi, Giorgio Sacchi, Alessandra Ghisleri e Natascia Turato. Ero quello che andava a parlare con Berlusconi. La Spada nella Roccia prende spunto dallo psicanalista Franco Fornari. Nasce da quella che si chiama koinemica, e cioè dalla misurazione del desiderio della gente, dei votanti che affidano i loro castelli in aria all'uomo del fare, all'imprenditore di successo. Io stesso", continua questo signore alto e robusto che parla come un torrente in piena, ma senza mai perdere il filo del discorso, "sono convinto che esistano dei koinemi, e cioè dei fattori comuni a tutti gli uomini come il dna. I koinemi sono le nostre radici e i nostri desideri. Ecco da dove nascono gli slogan "Meno tasse per tutti" e "Città più sicure", frasi semplici, ma capaci di toccare le corde giuste, perché non affrontano i bisogni, non si occupano dei problemi, ma -questo è il valore aggiunto- dei "sogni" delle persone.

Nelle nostre indagini psicanalitiche e psicologiche, nel corso dei numerosi colloqui individuali, ci siamo accorti che il fatto che Berlusconi non avesse pagato le tasse non era visto dagli italiani come un reato. E che avere problemi giudiziari non era infamante. Secondo il nostro campione, quelle sono cose che capitano. Ciò che funzionava, che lo accreditava agli occhi delle persone, era che lui avesse costruito cose visibili".

E, in effetti, che cosa c'è di più visibile delle televisioni? Excalibur, la spada nella roccia, è ciò che gli altri riconoscono come lo strumento detenuto da chi ha potere. Da chi ne ha tanto da non avere nemmeno bisogno di esercitarlo. Mediaset è Excalibur. Artù, nella storia di Camelot, si fa nominare cavaliere dal re che ha sconfitto. Gli dà Excalibur in mano e s'inginocchia davanti a lui. L'altro vorrebbe magari tagliargli la testa, ma non ci riesce, perché la spada non attacca il suo padrone. Mediaset funziona alla stessa maniera. "Le mie televisioni non le uso contro di te", dice Berlusconi. Già, ma tu puoi forse usarle contro di lui?

La domanda è cruciale, da sempre. Ma il tempo passa e cambia poco. Come mai? "Non posso fare dichiarazioni, siamo in campagna elettorale. Ho già scritto L'Antidoto per spiegare quello che so del Berlusconi-pensiero e sono stufo di essere attaccato dai berlusconiani...". Insomma, quello che segue è il distillato della memoria, delle conoscenze e delle frasi dell'ex sondaggista che ha aiutato un politico sconfitto a riconquistare Palazzo Chigi.

E magari fa sorridere il resoconto di questo studio che, partendo dalla metafora della spada, costituisce il cuore dei messaggi vincenti di Berlusconi. Lo stesso candidato premier, sfogliando all'epoca gli studi di Crespi e soci, scherzava: "Se io devo fare Artù, ditemi chi è Lancillotto, che lo rovino. E chi è la Ginevra che mi tradisce?".

In realtà, quell'aggregato di pagine e pagine e pagine "ha avuto un impatto spaventosamente forte su Berlusconi e sul suo staff. So per certo", sono le parole di Crespi, "che è stato lo strumento con il quale Marina e Piersilvio hanno messo all'angolo il papà, per non fargli vendere le quote societarie di Mediaset al miliardario australiano Rupert Murdoch". Ma che cosa c'è in questa variante psico-politico-televisiva di Camelot che è "La Spada nella Roccia" alla milanese?

Il dossier, innanzitutto, rivela una "certezza". Berlusconi non perdeva punti nei sondaggi per colpa del conflitto di interessi, ma per le ragioni opposte. La vendita di Mediaset (Murdoch era uno dei possibili acquirenti, ma non il solo) era vista come una "sconfitta imposta da logiche politiche". Anzi "una sconfitta del lavoro e dell'impresa rispetto alla politica". Insomma una "perdita immediata del valore intrinseco della sua immagine" e anche "una scelta triste, perché un imprenditore rinuncerebbe alla sua essenza di imprenditore". Perciò, Berlusconi "non deve vendere". Il desiderio di tante persone è questo. E appare chiaro che leggendo La Spada nella roccia: "L'onorevole Silvio Berlusconi non deve assolutamente separarsi dal dottor Silvio Berlusconi". Deve tenersi ciò che ha: "Conservando il suo gruppo, Silvio Berlusconi conserva, anzi rafforza il suo ruolo di politico ideale". Viceversa, se vendesse, "diventerebbe un politico uguale agli altri". Come un moderno Flaubert, s'impone perché può esclamare: "La televisione sono io".

Quando Berlusconi legge il trattato e ne discute con sondaggisti, tecnici, amici e politici, capisce anche cosa è meglio dire e che cosa conviene tacere. Impara una strategia di combattimento dialettico che lo porterà lontano. Crespi, uomo innamorato delle sue analisi quanto delle storie umane, la spiega così: "Quando Berlusconi dice: "Le mie televisioni attaccano soltanto me", che cosa fa se non aumentare la simpatia nei suoi confronti? Leggendo il nostro rapporto, ha poi imparato che deve ricordare in pubblico, ogni volta che può, che ha estratto dal niente una cosa che non esisteva, proprio come Artù ha estratto la spada dalla roccia. E cioè, ha creato un impero televisivo. Prima di lui, tv private nazionali non ne esistevano. Quello che ha fatto è visibile in tutto il mondo, ha cambiato tutto il mondo. La gente ci ha indicato la via. Se Berlusconi avesse venduto le tv avrebbe perso ciò che lo differenziava dagli altri politici".

Crespi, dunque, mette il suo capo davanti all'idea che se perde le tv perde se stesso. "Il potere non è buono o cattivo, sta nel pugno che stringe l'elsa della spada. Ci siamo accorti che le tv lo qualificavano in maniera diversa dagli altri politici, lo facevano diventare un personaggio che ha realizzato qualcosa di concreto, unico e straordinario. Perché con Italia 1, ReteQuattro e Canale 5 cambiava i gusti musicali, televisivi, modificava i valori delle famiglie, in alcuni casi devastandoli, in altri consolidandoli. Per esempio ha imposto l'intrattenimento leggero e poco partecipato, distaccato. Ha creato un rincoglonimento da cose inutili, una tv molto vicina all'oppio dei popoli, leggera come una droga, sottile, invisibile, che riduce la consapevolezza. Senza rendertene conto, come direbbe Gurdjieff, entri nel sonno collettivo e diventi un automa". Per Crespi, un esempio classico di questa tv è "Striscia la notizia, uno dei programmi più berlusconiani da sempre. Emilio Fede è onesto, io lo adoro, dice: "Io sono belusconiano, quello che dico è di parte", alla fine è come uno spot pubblicitario di un'auto. Sai che l'auto non vola, non sfonda l'asfalto e non issa la vela prima dell'autogrill, ma magari poi la compri. Fede lo tari, Striscia no, è autorevole, è credibile, ma fa pagare il prezzo del suo successo ai poveri cristi come Vanna Marchi, se la prende con gente da quattro soldi, ma le cose vere di Berlusconi non le dice.

Il Presidente si fa intervistare dai suoi dipendenti. Va da Enrico Mentana e la butta là: "Non ho avuto manco una condanna nella mia vita", e quello mica gli chiede di rendere conto dei patteggiamenti, dei falsi in bilancio, di gran parte del suo staff condannato. Nessuno gli pone le domande che dovrebbe. Per esempio non si ricordano mai gli insuccessi economici delle sue aziende. Adesso glieli elenco io.

L'unica cosa che ha saputo fare è agire bene nel regime di monopolio. Ci sono due blocchi che hanno il 100 per cento del mercato, ma uno può fatturare sino al 20 per cento e basta, ed è la Rai. L'altra no, può fatturare, fatturare, fatturare. Questa totale libertà d'impresa l'abbiamo pagata noi, Berlusconi ha guadagnato sfruttando da solo un bene che invece è di tutti, l'etere. Ma il resto? Milano 3 è uno dei più grandi flop della storia dell'edilizia, Milano 2 s'è salvata perché ha venduto le case agli enti pubblici, il portale internet Jumpy qualcuno se lo ricorda? E le Pagine Utili quanti soldi hanno perso? I suoi tg di questo non parleranno mai, e Striscia tantomeno, sceglie di prendersela con i cartomanti, con i medici finti, i taroccatori di benzina. Il Milan, per carità, una squadra che ha vinto molto. Ma con quale etica? Se nessuno solleva una critica, si crea il mito".

Infatti, per Crespi, la ricchezza e Mediaset da sole non erano sufficienti. "L'ottimismo doveva essere un elemento decisivo della sua epopea, gliel'abbiamo detto e ridetto. E lui lo ripeteva agli elettori. "Io Berlusconi mi prodigo per te, sono affaticato, io mi ammazzo per te, per farti avere programmi divertenti in tv e perché tu diventi più orgoglioso del tuo Paese. Io lavoro per la tua felicità, con me puoi essere felice. Se io non realizzerò quattro punti su cinque del contratto, non mi candiderò mai più". Dobbiamo ricordarci che questo processo ha inizio in un periodo personale e pubblico terribile per il leader di Forza Italia. Ha peso le elezioni del '96, si è operato di cancro e nel '98, lo davano per finito. D'Alema parlava di clemenza con gli sconfitti. E invece Berlusconi trova la forza di impugnare Excalibur. Ristruttura la sua squadra. Incontra me, Niccolò Querci, Scajola. Si inventa un nuovo gruppo di lavoro. Il mio impegno è trovargli un nuovo posizionamento, perché di certo non è più l'uomo nuovo del 1994. Alle europee lo accreditano del 15%, invece arriva al 23 e così io divento il sondaggista unico. Al tavolo si alternano diversi collaboratori. Per sette anni gli elementi fissi rimaniamo solo io e lui. E' lui che s'inventa lo slogan "la scelta di campo", e a me non piace. "Una cosa brutta se la ripeti un milione di volte, diventa bella", mi dice. "Ma non ne possiamo trovare una già bella?", replico. "Le cose non sono sempre come piacciono a te", è la risposta. Gli serve un'idea che soffochi il pullman del centro-sinistra. Io gliela butto là: "Ci manca Love-boat". E tac, quella battuta diventa realtà, la nave azzurra che costeggia l'Italia. Ma non sono riuscito a salirci, persino a me sembrava troppo".

Naturalmente è stato un caso. Le uscite spontanee e "naif" di Berlusconi hanno sempre solide fondamenta, pilastri di concetti calcolati al millimetro da un gruppo di studiosi delle leggende della Tavola Rotonda. "I risultati dell'analisi koinemica", aggiunge Crespi, con una competenza da mago Merlino, "hanno messo in luce che le persone intervistate vogliono un politico che si comporti come una madre autorevole, una madre la cui fermezza e capacità siano indiscusse, così come indiscusso è il suo amore per i figli e per la famiglia". Come una madre, questo "politico parla per fare, non per parlare". E riguardo alle promesse elettorali, deve stare attento "a farle secondo una rappresentazione corretta delle promesse stesse". E se non le mantiene, è importante giocarsela: "Se non ci riesco, la causa non è la promessa che ho fatto, che è fallita, ma la circostanza che ha determinato il fallimento".

A differenza del politico-madre, "attualmente la figura del presidente del Consiglio non è oggetto d'amore. Può diventarlo se la comunicazione che lo riguarda, amica o nemica, persuade gli elettori che è importante al punto da suscitare amore o odio". Ecco forse perché i Bondi e i Badget Bozzo dichiarano così spudoratamente l'amore per il proprio leader, sentimento espresso sempre e comunque dallo staff di Berlusconi al completo. E altrettanto basilare è sbandierare l'odio ricevuto dalle toghe rosse, dalla sinistra, dai comunisti: un odio che però è sempre Berlusconi a sottolineare e rendere esplicito.

Certo, nemmeno lui può esagerare. Dice il breviario di re Artù da Arcore: "Quando il dottore si relaziona al codice della verità rispetto all'operare, ha dei problemi, prma di tutto la credibilità (soprattutto nell'attacco alla magistratura: ha toni della lamentela e dell'indignazione, ma poi quelli della verità)". Gli elettori, però, gli perdonano "errori e rischi nel fare pratico". Emerge chiaro e tondo dagli studi di Crespi: "Chi lo ama lo assolve anche se dice qualche bugia, purché continui a dimostrare di sapere e potere fare". E "non verrà perdonato" solo in un caso: se trufferà gli elettori nell'"amore che gli viene indirizzato. Non verranno tollerati artifici confusivi, soprattutto di ordine ideologico". E comunque, Berlusconi così ricco, abile, potente è "una miscela di tutto: ti toglie dall'obbligo della scelta". La conclusione degli analisti è stata questa, nel lontano '98: "Il suo è il regno dell'innamoramento, della manipolazione alchemica e della magia del fare".

Si può restare sorpresi, meravigliati e anche un filo angosciati di fronte ad una politica basata su leggende bretoni. Eppure, Crespi rivendica quell'analisi come un capolavoro d'intuizione e d'efficacia. Fior di professionisti non si sono neanche un po' imbarazzati nel consigliare a Berlusconi d'indossare la cotta di Artù: "Per spiegare agli uomini come si gestisce e come si rappresenta il potere, l'antica spada nella roccia e le quartine di Camelot sono un elemento prezioso e fondamentale. Si tratta della metafora del re taumaturgo. Quella dei cavalieri della Tavola rotonda è una storia di uomini liberi, che si costruiscono una volta sopra la testa e la chiamano Regno. Uno stato che nasce per la volontà di questi uomini liberi, il cui re è un primis inter pares, visto che siede in un tavolo senza angoli. E' pari come uomo, ma è diverso perché ha il potere".

Per Crespi i simboli di riferimento sono vincenti. Il problema, per i non devoti, è che serve davvero uno sforzo d'immaginazione per identificare Berlusconi in Artù. Ma Crespi ci ha creduto. Solo in un secondo momento si è convinto di avere sbagliato. "Noi ce la mettevamo tutta per studiare cose alte e importanti. Ma il problema è che non c'era Artù. Gurdjieff sostiene che ci sono uomini senza l'anima, non tutti ce l'hanno. E, adesso lo so, pe me Berlusconi è tra questi. Ha preferito guadagnare in capitali, non in anima. Basta guardarlo oggi. Fa il patto con il diavolo per non invecchiare. E infatti il sogno berlusconiano è fallito. Nessuno crede più che possa renderci felici o cambiare in meglio la nostra vita. Forse potrà farci pagare meno tasse, alleggerire i controlli del fisco, ma non è un taumaturgo, non è Artù, non è de Gaulle, è diventato un politico come tutti gli altri, nessuno si aspetta più il miracolo. Nei cinque anni di governo avrebbe potuto fare tanto, invece si è accontentato di fare qualcosa. Certo, è entrato nella storia. Ma non è l'uomo della discontinuità, della nuova frontiera. E' un mediatore, uno che organizza, tratta, traffica. Non è un Che Guevara,ma un Castro. Si è normalizzato. Resiste sulla breccia per demerito degli altri. A cominciare da Veltroni. Mi permette di dire una cosa anche a proposito dell'ex sindaco di Roma? Ha fondato un nuovo partito, il Pd, e ha imbarcato per primo il pm che ha devastato la classe dirigente della Prima Repubblica, tranne una parte, quella che ora si allea con lui...Per me è uno sbaglio di comunicazione pazzesco".

Sarà come dice Crespi, chi lo sa. Certo che è difficile immaginare Veltroni che come chiave di lettura del suo ipotetico successo adotti gli incantesimi di Merlino, le vendette di Morgana o la follia d'amore di Lancillotto. (Micromega)

 

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