| Non Visco ma D'Alema |
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| 06/06/2007 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Non Visco ma D'Alema
La vicenda Visco non ha fatto cadere il Governo, mercoledì al Senato la maggioranza si è mostrata compatta. Questo però non limita i danni devastanti che questa storia ha determinato nella credibilità del governo presso gli italiani. La questione è complessa e la legittimità dei comportamenti del viceministro Visco, in questa fase, prescinde dalla modalità delirante con la quale il governo ha cercato di risolvere il problema.
La cura è stata peggiore della malattia, un pasticcio dietro l'altro. Un Viceministro che rimette le deleghe, il capo della Guardia di finanza che viene definito da Padoa-Schioppa infedele davanti al Senato della Repubblica, ma dopo che è stato premiato con la nomina peraltro da lui respinta alla Corte dei Conti. Il Centrodestra alza le barricate e dà lezioni di moralità. Alla fine il caos, una canea ignobile che ha certificato la distanza di questa politica dal Paese. L'opposizione di Centrodestra ha perso l'occasione per dimostrare la differenza e la distanza dalla maggioranza che oggettivamente non c'è. A parti invertite è quello a cui abbiamo assistito negli scorsi 5 anni di governo, urlano allo scandalo, esasperano i toni, ma è come vedere due facce riflesse nello stesso specchio. L'estrema difesa di chi viene bastonato dai fatti di cronaca è la frase magica:"Non ci sono fatti di rilevanza penale" ma miasmi, veleni, fango, dossier, Kroll, Telecom, Cia ormai tutto si mischia in guazzabuglio che si abbatte sulla credibilità della politica e di tutte le istituzioni. Dopo la telefonata di Fassino a Consorte, che però non ha nessuna rilevanza penale, la sinistra italiana ha perso la sua superiorità morale fondata sul partito dalle mani pulite di Enrico Berlinguer. Il mentore di questo percorso degenerativo è uno solo, il cinico Massimo D'Alema, quando durante il suo governo ha premiato sul campo i "Capitani coraggiosi", Gnutti, Colannino con cui non ha fatto mai nulla di penalmente rilevate, ma tutto moralmente e politicamente discutibile. Qui sta il nodo politico della questione e la responsabilità di avere devastato l'identità della sinistra italiana. Quello che deve dirci D'Alema e che non ci diranno le intercettazioni telefoniche che verranno depositate lunedì e che soddisferanno solo il voyerismo italiano, è se Consorte, i Capitani Coraggiosi con i Furbetti del Quartierino con l'avvallo della politica, Berlusconi, Fazio, D'Alema e compagnia bella, avevano o no fatto un accordo politico di spartizione del sistema bancario italiano, che prevedeva che al sistema delle cooperative andasse BNL e ai Furbetti andasse Antonveneta. Poi le modalità con le quali Unipol ha cercato di acquisire BNL sono certo siano a norma di legge, come del resto abbiamo già appurato che le modalità dei Furbetti non sono state tali, inoltre non è cosa da poco che Consorte abbia tentato di fare un'operazione con soldi veri, mentre per i Furbetti la parola magica era acquistare a debito. Questo per dire che dal punto di vista politico il rilievo di Consorte come quello di Visco è marginale e se vi saranno delle responsabilità verranno accertate. Ma non è questo che mi interessa in quanto Visco è espressione operativa del pensiero d'alemiano e politicamente bisogna puntare il dito su questo principio. Se il problema era dare un riassetto competitivo al sistema bancario italiano forse il modo in cui ha operato Prodi in questi mesi ha raggiunto l'obiettivo, lo dicono i risultati, mentre mi sembra che il principio che guidava i Furbetti del Quartierino fosse quello di spartirsi il sistema bancario. La politica non la fanno nè i giudici, nè la magistratura e il confine del penalmente rilevante è cosa che attiene ai singoli. D'Alema ha guidato il cuore della sinistra italiana ma l'ha portata in un non luogo, in uno spazio vuoto, strappandole identità e valori fondati da più di mezzo secolo di storia. D'Alema è come Berlusconi, ma se devo scegliere un Berlusconi scelgo l'originale, almeno è più simpatico. Luigi Crespi
I sondaggi
Entrambi i sondaggi ci rappresentano il grande disagio dell'opinione pubblica in merito al caso Visco-Speciale. Infatti il 55,2% degli intervistati per Il Giornale è convinto che Visco abbia effittivamente fatto delle pressioni sulla Guardia di finanzia e dovrà essere molto convincente oggi il Ministro Padoa Schioppa se vorrà invertire tale situazione. Ma c'è un'altra aggravante, quasi la metà degli italiani sono convinti che Visco abbia compiuto un atto illegittimo (49,3%) e per di più concordato con altri membri dell'esecutivo (56,5%), ragion per cui non è solo Visco a doversi dimettere (19,1%), ma l'intero governo (38,5%). Il sondaggio di Repubblica.it è sulla stessa lunghezza d'onda, non solo Visco si dovrebbe dimettere (58%), ma il governo ha fatto male a sostituire Speciale (53,0%) ed ha condotto questa vicenda in modo tutt'altro che trasparente (62,0%). Se il governo oggi al Senato dovesse cadere il 44% degli italiani chiede elezioni subito.
Il sondaggio de Il Giornale
Fonte: Arnaldo Ferrari Nasi & Grisantelli. Campione intervistati: 500 casi
Il sondaggio di Repubblica.it
Fonte: IPR Marketing per Repubblica.it
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