| Vite parallele |
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| 02/03/2007 | |
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Tutto ebbe inizio nel 1996 con la vittoria di Romano Prodi alle politiche. Sono passati undici, straordinari anni che lasceranno un segno profondo nella storia e nel futuro del nostro Paese. Sono stati gli anni di Silvio e Romano, ma verranno sicuramente ricordati come gli anni del berlusconismo.
Un uomo che ha saputo caratterizzare con il suo
pensiero e la sua azione un intero ciclo storico del nostro Paese. In questo
periodo però, solo un uomo non ha saputo battere, ma anzi da cui è stato battuto
per ben due volte, Romano Prodi.
I due leader benché non interscambiabili, non
sovrapponibili e molto diversi tra loro, sono assolutamente interdipendenti ed
esistono in quanto esiste l'altro. Costituiscono due architravi che spingono in
direzioni opposte ma che si mantengono in piedi reciprocamente. Il linguaggio,
i valori, la cultura dei due è radicalmente diversa, ma nonostante tutto la
nostra storia non potrà essere raccontata senza parlare dell'uno e dell'altro,
un po' come è accaduto per Coppi e Bartali o Mazzola e Rivera.
Questo duello ha
appassionato gli italiani, li ha divisi e fatti schierare o di qua o di là. Non
sono di quelli che reputa che questi anni abbiano determinato un volgare
deterioramento della politica, lo dimostrano il numero di persone sempre
altissimo che sono andate a votare, i milioni di persone che hanno riempito le
piazze di centrodestra o di centrosinistra, che hanno animato i circoli di
Berlusconi o che hanno votato alle primarie di Prodi, di grande passione
politica e di grande partecipazione.
Certo anni molto diversi da quelli
caratterizzati dai partiti, dai loro modelli organizzativi che hanno la loro
radice negli anni settanta e ottanta, dove gli uni contro gli altri si sono
armati e a cui solo lo sguardo distaccato della storia potrà ridare valore ed
equilibrio. Certo sono anni che stiamo ancora vivendo, ma sono già finiti, ieri
per Prodi con la sua replica al Senato e oggi per Berlusconi con la sua
dichiarazione alla Camera. Il primo, rivestito del ruolo di arbitro, si prepara
ad una fase di transizione per consegnare il nostro Paese nelle migliori
condizioni possibili a chi governerà dopo di lui, presto molto presto. Il
secondo, leader di una coalizione che non esiste più, sfiduciato oggettivamente
dai suoi alleati, ha seguito lo stesso destino. Ma tutto questo è naturale, è
il ciclo della vita, è il ciclo della politica.
Ora per le due vite parallele
si apre un ultima sfida che è forse la più importante: nei prossimi anni quello
a cui possono aspirare è quello di andare alla presidenza della Repubblica e il
modo in cui sapranno gestire questi mesi che ci separano dalle prossime
elezioni saranno determinanti per decidere chi siederà al Quirinale dopo Napolitano.
Prodi è partito bene perché facilitato dall'essere democristiano e il suo ruolo
di professore lo porta più naturalmente nella direzione dell'"arbitro".
Berlusconi dal canto suo, ossessionato dall'abbandono del figliol prodigo e dal
non vedere riconosciuto quello che di buono ha fatto, non riesce a staccarsi dal
sè quel tanto che gli sarebbe sufficiente per poter giocare una partita
trasversale che possa legittimare la sua candidatura al Colle.
Visto che la
storia la scrive chi vince, quella di questi dieci anni cambierà il suo
profumo, la tonalità della sua musica a seconda di come si chiuderanno questi
ultimi mesi di vita di questo decennio.
Tutto questo non è un necrologio, ma la
certezza in cuor mio della fine di un'epoca, la sensazione di un passaggio che
sta per compiersi ed io che ho vissuto da protagonista gli anni di Prodi e
Berlusconi, attendo con speranza e trepidazione gli anni che verranno pieni di
novità e di cose buone per il nostro Paese e lontani dalla polemiche e dalla
cronaca quotidiana e nel futuro migliore che ci aspetta ricorderemo intorno al fuoco
questi anni.
Luigi Crespi
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