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Ultimo aggiornamento: 05.12.2008 ore 01:00
Vite parallele Stampa E-mail
02/03/2007

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Tutto ebbe inizio nel 1996 con la vittoria di Romano Prodi alle politiche. Sono passati undici, straordinari anni che lasceranno un segno profondo nella storia e nel futuro del nostro Paese. Sono stati gli anni di Silvio e Romano, ma verranno sicuramente ricordati come gli anni del berlusconismo.

Un uomo che ha saputo caratterizzare con il suo pensiero e la sua azione un intero ciclo storico del nostro Paese. In questo periodo però, solo un uomo non ha saputo battere, ma anzi da cui è stato battuto per ben due volte, Romano Prodi.
I due leader benché non interscambiabili, non sovrapponibili e molto diversi tra loro, sono assolutamente interdipendenti ed esistono in quanto esiste l'altro. Costituiscono due architravi che spingono in direzioni opposte ma che si mantengono in piedi reciprocamente. Il linguaggio, i valori, la cultura dei due è radicalmente diversa, ma nonostante tutto la nostra storia non potrà essere raccontata senza parlare dell'uno e dell'altro, un po' come è accaduto per Coppi e Bartali o Mazzola e Rivera.
Questo duello ha appassionato gli italiani, li ha divisi e fatti schierare o di qua o di là. Non sono di quelli che reputa che questi anni abbiano determinato un volgare deterioramento della politica, lo dimostrano il numero di persone sempre altissimo che sono andate a votare, i milioni di persone che hanno riempito le piazze di centrodestra o di centrosinistra, che hanno animato i circoli di Berlusconi o che hanno votato alle primarie di Prodi, di grande passione politica e di grande partecipazione.
Certo anni molto diversi da quelli caratterizzati dai partiti, dai loro modelli organizzativi che hanno la loro radice negli anni settanta e ottanta, dove gli uni contro gli altri si sono armati e a cui solo lo sguardo distaccato della storia potrà ridare valore ed equilibrio. Certo sono anni che stiamo ancora vivendo, ma sono già finiti, ieri per Prodi con la sua replica al Senato e oggi per Berlusconi con la sua dichiarazione alla Camera. Il primo, rivestito del ruolo di arbitro, si prepara ad una fase di transizione per consegnare il nostro Paese nelle migliori condizioni possibili a chi governerà dopo di lui, presto molto presto. Il secondo, leader di una coalizione che non esiste più, sfiduciato oggettivamente dai suoi alleati, ha seguito lo stesso destino. Ma tutto questo è naturale, è il ciclo della vita, è il ciclo della politica.
Ora per le due vite parallele si apre un ultima sfida che è forse la più importante: nei prossimi anni quello a cui possono aspirare è quello di andare alla presidenza della Repubblica e il modo in cui sapranno gestire questi mesi che ci separano dalle prossime elezioni saranno determinanti per decidere chi siederà al Quirinale dopo Napolitano. Prodi è partito bene perché facilitato dall'essere democristiano e il suo ruolo di professore lo porta più naturalmente nella direzione dell'"arbitro". Berlusconi dal canto suo, ossessionato dall'abbandono del figliol prodigo e dal non vedere riconosciuto quello che di buono ha fatto, non riesce a staccarsi dal sè quel tanto che gli sarebbe sufficiente per poter giocare una partita trasversale che possa legittimare la sua candidatura al Colle.
Visto che la storia la scrive chi vince, quella di questi dieci anni cambierà il suo profumo, la tonalità della sua musica a seconda di come si chiuderanno questi ultimi mesi di vita di questo decennio.
Tutto questo non è un necrologio, ma la certezza in cuor mio della fine di un'epoca, la sensazione di un passaggio che sta per compiersi ed io che ho vissuto da protagonista gli anni di Prodi e Berlusconi, attendo con speranza e trepidazione gli anni che verranno pieni di novità e di cose buone per il nostro Paese e lontani dalla polemiche e dalla cronaca quotidiana e nel futuro migliore che ci aspetta ricorderemo intorno al fuoco questi anni.
 
Luigi Crespi
 
 
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