| Finanziaria 2008: un grande bluff? |
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| 12/10/2007 | |
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di Marco Lampasona La bocciatura di due autorevoli istituzioni italiane, come la Banca D'Italia e la Corte dei Conti, dimostra quanto sia inconsistente la Finanziaria 2008. La manovra, infatti, interviene su tutto e tutti non risolvendo un solo problema;
La pressione fiscale rimane a livelli insostenibili, il debito e il deficit
permangono pressoché inalterati nonostante i tesoretti dell'extra gettito
fiscale, la spesa corrente non si riduce nonostante le tante cure dimagranti
promesse, gli interventi per le imprese presentano effetti quasi
Il nostro è un Paese in cui il debito è oramai consolidato ad un livello superiore allo stesso Pil prodotto, in cui i soli interessi passivi valgono quanto sette manovre Finanziarie, in cui il pareggio di bilancio è considerato un obiettivo (!), in cui la spesa corrente raggiunge il 40 % del Pil, in cui di contro la spesa in conto capitale della P.A. è ridotta al solo 5%, in cui la pressione fiscale è tra le più alte del mondo, in cui vivono 12 milioni di persone sotto la soglia di povertà, in cui un'intera area è gravata da oltre mezzo secolo dal mancato raggiungimento del pieno sviluppo economico. Un quadro così complesso e delicato richiederebbe da parte del Governo scelte coraggiose e probabilmente anche non popolari. L'esatto contrario, per intenderci, di quanto opera l'ultima Finanziaria. Un tentativo democratico di accontentare tutti sapendo perfettamente di non riuscire a risolvere un solo problema. Nei mesi trascorsi l'Esecutivo ha alimentato le aspettative di professionisti, sindacati, imprenditori, investitori istituzionali e di tanti altri soggetti, salvo poi, nel migliore dei casi, riservargli interventi che oggettivamente hanno impatti modestissimi. Ecco che allora i lavoratori si lamentano per il welfare, i sindacati per il rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici, le associazioni imprenditoriali per il saldo zero della manovra a loro riservata, i cittadini per l'imposizione fiscale che rimane sostanzialmente invariata, i risparmiatori per l'incremento delle aliquote su dividendi e capital gain, la Commissione europea per il mancato risanamento dei conti, e cosi via. Fioccano i giudizi pesanti delle principali istituzioni estere e, da ieri, anche da parte di quelle nostrane. Il vero problema è che senza crescita nessuna questione è inseribile nell'agenda dello sviluppo. E con una crescita modesta, come quella a cui abbiamo assistito nel corso di questi anni, sono necessari interventi correttivi che richiedono compattezza ed unità nell'Esecutivo e nella maggioranza. Requisiti, quest'ultimi, che francamente mi sembrano mancare del tutto all'attuale coalizione. Il Governo Prodi, in effetti, ci aveva già abituati a manovre finanziarie di efficacia discutibile. Vi ricordate l'anno passato ? Una Finanziaria, quella 2007, in cui il Governo si armò per combattere gli evasori in nome del risanamento del bilancio, della crescita e della giustizia sociale. Sacrosanto tutto il popolo disse, e come non concordare. A distanza di un anno, però, di ricchezze nascoste ne sono uscite davvero poche. Qualcuno dirà, per controbattere, che la lotta all'evasione ha consentito un notevole incremento dell'entrate fiscali. Falso per due ordini di motivi : la prima ragione è che se davvero le entrate fiscali fossero cresciute per l'emersione di ricchezza prima occultata ci sarebbe un corrispondente incremento della stessa ricchezza, ovvero del PIL. Non mi sembra che ci sia stata questa correlazione. La verità è che non si è trattato di lotta all'evasione ma, nella stragrande maggioranza dei casi, di un inasprimento dell'imposizione fiscale bello e buono. Sappiate che nel 2008 arriveremo ad un'imposizione fiscale del 43% (del Pil), il livello più alto dai tempi dell'eurotassa di Prodi. La seconda ragione è che l'anno scorso si iscrissero entrate per 700 miliardi di euro piuttosto che 730 come era obbligatorio viste le prospettive di crescita per il 2007. Ed ecco affiorare i risultati della lotta all'evasione nel corso dell'anno. Il tesoretto nasce proprio da questo modo allegro di impostare il bilancio di previsione. Il Governo, così, da un lato si fa bello dicendo che il risultato è frutto della lotta all'evasione e, dall'altro, non rende disponibile le maggiori entrate su cui maggioranza e parlamento vorrebbero metterci il cappello. Ma ritorniamo alla Finanziaria di quest'anno; la cosa che più mi ha colpito è l'atteggiamento di alcune categorie, prima fra tutte quella imprenditoriale. Per le imprese sono previsti interventi che vanno dalla riduzione dell'Ires e dell'Irap, all'allargamento della base imponibile, all'indeducibilità ed indetraibilità di alcune poste. Alla fine della fiera si scopre che il saldo di tutte queste operazioni risulta prossimo allo zero. Da non crederci. Oltre ad un problema di metodo, vi è un problema di impatto o meglio di mancato impatto. Per quanto riguarda il metodo, non è pensabile che ogni anno cambino le regole contabili di questo Paese. I commercialisti stanno andando al manicomio, le imprese non riescono a fare un'adeguata pianificazione fiscale e si ritrovano spiazzati di anno in anno, i pochi investitori esteri che abbiamo attratto rimangono a bocca aperta!. Ma quale credibilità ha questo Paese ? La cosa più assurda è che gli imprenditori non protestano a gran voce. O si sono confusi nei meandri degli interventi a loro dedicati che sembrano assomigliare al gioco delle tre carte o, ipotesi assai più probabile, la sanno lunga, molto lunga. Propendo per la seconda ipotesi che avvalorerebbe la tesi delle elezioni politiche nel corso della prossima primavera. L'atteggiamento di molte categorie sembra, infatti, di chi sa che l'interlocutore ha i giorni contati. Per le famiglie italiane, poi, la manovra riserva circa dieci interventi il cui risultato finale è un beneficio medio di circa 13 euro mese cadauno. Certo l'intento è apprezzabile, ma interventi sociali di tale tipo allevieranno le condizioni di circa sette milioni di famiglie che l'Istat considera povere ? Non era più opportuno concentrarsi sugli incapienti piuttosto che introdurre misure di cui in qualche modo possono beneficiare anche le famiglie benestanti ? Lo sconto di 150 euro annui sull'irpef per i soggetti titolari di un contratto di affitto e con reddito di circa 31 mila euro, per esempio, che senso ha ? Ce ne sarebbero tante e tante altre domande su cui sarebbe opportuno interrogarsi. Evito però di annoiarvi in quanto la risposta che mi riesco a dare è sempre la stessa : è iniziata la campagna elettorale. Marco Lampasona |
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nulli
penalizzando chi ha maggiormente investito, gli interventi per le famiglie,
infine, comportano un beneficio fiscale medio di 13 euro mese!! Quello
che invece traspare nitidamente, dal dibattito di questi giorni, è la
consapevolezza che tutti hanno, compresa la stessa maggioranza, che l'elezioni
sono oramai alla porta.
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