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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 04.07.2008 ore 17:14
The Truman Show Stampa E-mail
27/06/2007
 
The Truman Show

 

Marco Lampasona è il nuovo opinionista di Clandestinoweb che da oggi commenterà i fatti legati all'economia. Si comincia con la semplificazione amministrativa.

A proposito di semplificazione amministrativa, credo che a ognuno sarà capitato, nelle sue vesti di semplice cittadino, di sentirsi protagonista del film "The Truman Show" imbattendosi nel rilascio di una qualsiasi autorizzazione.

 

the-truman-show.jpgPer chi non l'avesse visto, il film, il cui attore protagonista è Jim Carrey, racconta la storia di un uomo che vive fin dalla nascita e, a sua totale insaputa, in un mondo "artificiale": la cittadina, infatti, è in realtà un set cinematografico, le persone sono attori e, la sua vita, uno dei reality più seguiti d'America. Pur imbattendosi in situazioni paradossali, il protagonista non si accorge mai della messa in scena, fino a quando però, cercando di evadere da quel mondo irreale, la prua della sua barca urta l'orizzonte o meglio il finto orizzonte!!

Provate a richiedere il rilascio di una concessione edilizia e vi sentirete immediatamente nel set del film. Sono attori quelli che ci chiedono i vari adempimenti e le svariate copie di documenti da presentare? Sono finti i palazzi e gli uffici che li ospitano ? La similitudine con il film, chiaramente provocatoria, ha in realtà un minimo fondamento di verità; proviamo a ragionare, ponendoci qualche domanda. Qual' è la ragione o meglio il valore aggiunto delle attività poste in essere da alcuni enti che di fatto certificano il possesso di requisiti previsti da leggi ?

E ancora, qual' è il costo economico che la collettività sostiene per i ritardi nel rilascio di una qualsiasi autorizzazione da parte degli enti preposti ?

Qual' è il motivo, infine, per cui le amministrazioni piuttosto che vigilare sul rispetto delle regole si concentrano nel certificare il rispetto delle stesse ? Cerchiamo di trovare delle risposte alle tante questioni poste con alcune considerazioni.

Immaginiamo un mondo in cui tutto ciò che è fissato da una norma è autorizzato o meglio, per essere più chiari, non ha bisogno del rilascio di alcuna autorizzazione. Questo scenario, a noi sconosciuto, avrebbe il grande vantaggio di annullare i tempi d'istruttoria, non essendo più necessaria alcuna attività di verifica del possesso dei requisiti; inoltre le amministrazioni competenti sarebbero, essendo sgravate dalle attività sopra richiamate, nella possibilità di effettuare le attività ispettive (lotta all'abusivismo per esempio).

Pensiamo inoltre all'impulso che tutto ciò produrrebbe sull'economia e ai costi che il sistema produttivo e i cittadini risparmierebbero. Si stima, infatti, che il PIL, nell'ipotesi che tutte le attività produttive venissero sbloccate, si incrementerebbe in via prudenziale di circa un ulteriore 2,5% rispetto al suo valore. La spiegazione di tale incremento è relativamente semplice, basta, a riguardo, contabilizzare tutti i lavori/attività non avviati perché in attesa del rilascio di un permesso. Nella sola Provincia di Palermo discutiamo di oltre 20 mila pratiche di sola edilizia privata che attendono una concessione edilizia. Non è finita, vi sono tante altre iniziative che esulano l'edilizia privata e che, pur in possesso dei requisiti, attendono una qualsiasi autorizzazione: lavori pubblici, iniziative industriali, etc.

Alla mancata crescita economica occorre aggiungere i costi diretti (bolli, fotocopie, tasse, tempo) sostenuti dai cittadini e dal sistema produttivo. A riguardo, una recente indagine di Unioncamere stima che annualmente le aziende del Mezzogiorno spendono 10.900 euro tra costi relativi a bolli, certificati e costi interni aziendali; la spesa complessiva in Italia risulterebbe di circa 13,7 Miliardi di euro pari all'1% del PIL. Ci rendiamo conto della dimensione del problema ?

Tali considerazioni ci inducono ad affermare l'imprescindibile esigenza di riformare le procedure amministrative. Occorre sovvertire la logica attuale, che si sostanzia, come abbiamo detto, nell'accordare quanto è già concesso per legge. Un meccanismo contorto che, unito a procedure complesse e tempi non certi, ha di fatto paralizzato il sistema dell'edilizia, delle attività produttive e di quant'altro necessita di un qualsiasi permesso.

Sono circa 220 i moduli per richiedere a vario titolo una della tante autorizzazioni; per avviare un'attività imprenditoriale si contano 150 stampati e circa 43 sono i formulari necessari per interventi in edilizia, e cosi via.

Da un punto di vista strettamente amministrativo/burocratico, eccezion fatta per i soli procedimenti sottoposti a una valutazione, mi sembra che l'autorizzazione non aggiunga valore, né a colui che la richiede, né alla tutela/salvaguardia delle comunità in generale, né all'ente che la rilascia. L'autorità competente autorizza, infatti, quanto stabilito dalla legge, dalle prescrizioni, dai vincoli. Bisogna trasformare la richiesta di autorizzazione in dichiarazione di conformità, denuncia di inizio attività, sotto la piena responsabilità di coloro che dichiarano e validano tali attestazioni.

La garanzia del rispetto delle leggi, nella presentazione delle istanze, dovrà essere assicurata da tecnici abilitati sotto l'egida degli Ordini Professionali, non più dal personale delle amministrazioni pubbliche; questi ultimi devono, invece, indirizzare la loro attività nell'espletamento delle funzioni ispettive che gli sono proprie e che spesso sono state trascurate. E' ovvio che a ciò dovrà essere necessariamente abbinata una riforma del codice civile che preveda un inasprimento delle pene per dichiarazioni false.

Si tratta peraltro di una riforma a costo zero che produrrebbe un triplice vantaggio : economico per gli impatti che si avrebbero sul pil e sugli occupati, amministrativo per il recupero di efficienza/efficacia degli enti preposti, giuridico per il maggior impegno dedicato dalle amministrazioni nella lotta all'abusivismo.

Non sarà, a mio modesto parere, sufficiente riformare le procedure, servirà piuttosto una vera e propria rivoluzione delle logiche poste alla base; occorrerà, cosi come nel film, avere la voglia di rompere il "finto orizzonte".

 

Marco Lampasona

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