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The Truman Show
Marco Lampasona è il nuovo opinionista di Clandestinoweb che da oggi commenterà i fatti legati all'economia. Si comincia con la semplificazione amministrativa.
A proposito di semplificazione
amministrativa, credo che a ognuno sarà capitato, nelle sue vesti di semplice
cittadino, di sentirsi protagonista del film "The Truman Show" imbattendosi nel
rilascio di una qualsiasi autorizzazione.
Per chi non l'avesse visto, il
film, il cui attore protagonista è Jim Carrey, racconta la storia di un uomo
che vive fin dalla nascita e, a sua totale insaputa, in un mondo "artificiale":
la cittadina, infatti, è in realtà un set cinematografico, le persone sono
attori e, la sua vita, uno dei reality più seguiti d'America. Pur imbattendosi in situazioni
paradossali, il protagonista non si accorge mai della messa in scena, fino a
quando però, cercando di evadere da quel mondo irreale, la prua della sua barca
urta l'orizzonte o meglio il finto orizzonte!!
Provate a richiedere il rilascio
di una concessione edilizia e vi sentirete immediatamente nel set del film.
Sono attori quelli che ci chiedono i vari adempimenti e le svariate copie di
documenti da presentare? Sono finti i palazzi e gli uffici che li ospitano ? La similitudine con il film,
chiaramente provocatoria, ha in realtà un minimo fondamento di verità; proviamo
a ragionare, ponendoci qualche domanda. Qual' è la ragione o meglio il valore
aggiunto delle attività poste in essere da alcuni enti che di fatto certificano
il possesso di requisiti previsti da leggi ?
E ancora, qual' è il costo economico che la
collettività sostiene per i ritardi nel rilascio di una qualsiasi
autorizzazione da parte degli enti preposti ?
Qual' è il motivo, infine, per
cui le amministrazioni piuttosto che vigilare sul rispetto delle regole si
concentrano nel certificare il rispetto delle stesse ? Cerchiamo di trovare delle
risposte alle tante questioni poste con alcune considerazioni.
Immaginiamo un mondo in cui tutto
ciò che è fissato da una norma è autorizzato o meglio, per essere più chiari,
non ha bisogno del rilascio di alcuna autorizzazione. Questo scenario, a noi
sconosciuto, avrebbe il grande vantaggio di annullare i tempi d'istruttoria,
non essendo più necessaria alcuna attività di verifica del possesso dei
requisiti; inoltre le amministrazioni competenti sarebbero, essendo sgravate
dalle attività sopra richiamate, nella possibilità di effettuare le attività
ispettive (lotta all'abusivismo per esempio).
Pensiamo inoltre all'impulso che
tutto ciò produrrebbe sull'economia e ai costi che il sistema produttivo e i
cittadini risparmierebbero. Si stima, infatti, che il PIL,
nell'ipotesi che tutte le attività produttive venissero sbloccate, si
incrementerebbe in via prudenziale di circa un ulteriore 2,5% rispetto al suo
valore. La spiegazione di tale incremento è relativamente semplice, basta, a
riguardo, contabilizzare tutti i lavori/attività non avviati perché in attesa
del rilascio di un permesso. Nella sola Provincia di Palermo discutiamo di
oltre 20 mila pratiche di sola edilizia privata che attendono una concessione
edilizia. Non è finita, vi sono tante altre
iniziative che esulano l'edilizia privata e che, pur in possesso dei requisiti,
attendono una qualsiasi autorizzazione: lavori pubblici, iniziative
industriali, etc.
Alla mancata crescita economica
occorre aggiungere i costi diretti (bolli, fotocopie, tasse, tempo) sostenuti
dai cittadini e dal sistema produttivo. A riguardo, una recente indagine
di Unioncamere stima che annualmente le aziende del Mezzogiorno spendono 10.900
euro tra costi relativi a bolli, certificati e costi interni aziendali; la
spesa complessiva in Italia risulterebbe di circa 13,7 Miliardi di euro pari
all'1% del PIL. Ci rendiamo conto della
dimensione del problema ?
Tali considerazioni ci inducono
ad affermare l'imprescindibile esigenza di riformare le procedure
amministrative. Occorre sovvertire la logica
attuale, che si sostanzia, come abbiamo detto, nell'accordare quanto è già
concesso per legge. Un meccanismo contorto che, unito a procedure complesse e
tempi non certi, ha di fatto paralizzato il sistema dell'edilizia, delle
attività produttive e di quant'altro necessita di un qualsiasi permesso.
Sono circa 220 i moduli per
richiedere a vario titolo una della tante autorizzazioni; per avviare
un'attività imprenditoriale si contano 150 stampati e circa 43 sono i formulari
necessari per interventi in edilizia, e cosi via.
Da un punto di vista strettamente
amministrativo/burocratico, eccezion fatta per i soli procedimenti sottoposti a
una valutazione, mi sembra che l'autorizzazione non aggiunga valore, né a colui
che la richiede, né alla tutela/salvaguardia delle comunità in generale, né
all'ente che la rilascia. L'autorità competente autorizza,
infatti, quanto stabilito dalla legge, dalle prescrizioni, dai vincoli. Bisogna trasformare la richiesta
di autorizzazione in dichiarazione di conformità, denuncia di inizio attività,
sotto la piena responsabilità di coloro che dichiarano e validano tali
attestazioni.
La garanzia del rispetto delle
leggi, nella presentazione delle istanze, dovrà essere assicurata da tecnici
abilitati sotto l'egida degli Ordini Professionali, non più dal personale delle amministrazioni pubbliche; questi ultimi devono, invece, indirizzare la loro
attività nell'espletamento delle funzioni ispettive che gli sono proprie e che
spesso sono state trascurate. E' ovvio che a ciò dovrà essere necessariamente
abbinata una riforma del codice civile che preveda un inasprimento delle pene
per dichiarazioni false.
Si tratta peraltro di una riforma
a costo zero che produrrebbe un triplice vantaggio : economico per gli impatti
che si avrebbero sul pil e sugli occupati, amministrativo per il recupero di
efficienza/efficacia degli enti preposti,
giuridico per il maggior impegno dedicato dalle amministrazioni nella
lotta all'abusivismo.
Non sarà, a mio modesto parere,
sufficiente riformare le procedure, servirà piuttosto una vera e propria
rivoluzione delle logiche poste alla base; occorrerà, cosi come nel film, avere la voglia di rompere il "finto
orizzonte".
Marco
Lampasona
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