| Festival della Creatività (26,27 ott.) Il neonato homosexual, un uomo senza scelta, senza libertà |
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| 26/10/2007 | |
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di Patrizia Rizzotti
Con queste considerazioni personali inizio, prima volta nella vita, a dire la mia su comunicazione e dintorni in un sito web. Ed inizio con la campagna della Regione Toscana con il bambino omosex.Normalmente, per il lavoro che faccio, che è
quello di raccogliere e comprendere le opinioni del pubblico e dei
consumatori circa comunicazione e consumi
non mi è consentita una presa di posizione esplicita, anche se ovviamente c’è del mio nelle interpretazioni che
propongo. Quindi ne approfitto.
L’occasione mi è data dalla campagna della Regione Toscana col bambino omosex, dal rumore che ha suscitato e ancor più dalla reazione ingenuamente stupita di Agostino Fargai, assessore responsabile dell’uscita di questa campagna. Il messaggio in quanto tale mi ispira freddezza e solitudine, freddezza per il suggerimento implicito che contiene e ribadisce: l’omosessualità non è una scelta, ti tocca, come gli occhi azzurri o l’alluce vago. Mi manca, da questo messaggio, l’allegria, la non arrendevolezza, l’energia di una scelta “gay”, gaia, appunto. Mi manca la bellezza e il piacere che la scelta omosessuale può dare a chi la vive, nonostante tutte le difficoltà di contesto, di sfondo e di immaturità sociale. Sono d’accordo con Luxuria, che ha fatto di questa sua scelta un motivo di emancipazione e rivendicazione, quando dice: nobili intenzioni, ma letture distorte (non certo improbabili, aggiungo), possono avallare la tesi di un’origine genetica dell’omosessualità. Comprendo e ammiro Silvia, la dipendente della Regione Toscana che scrive al Presidente Martini dicendo: “le scrive una sua dipendente a tempo determinato, funzionario, precaria, donna, intelligente, piacevole alla vista e all’udito, stamattina agghindata con dei bei tacchi rossi rosso radicchio, ottima cuoca, amante della musica popolare e attualmente molto innamorata di una donna, quindi lesbica. Insomma, io mi chiamo Silvia … e l’omosessualità è solo una parte di me, come la mia musica, le mie gonne colorate, la mia croce sulla scheda elettorale”. Mi rifiuto di pensare che persone come Silvia e Luxuria siano uno “sbaglio” della natura. Ma anche qui avrei da aggiungere qualcosa, proprio sulla contestazione del dato “scientifico” che sorregge l’idea di campagna. Recenti e non sconosciutissimi studi di embriologia, la disciplina che si occupa della comprensione dello sviluppo embrionale e delle sue potenzialità, oltre richiamarci alla straordinaria complessità e attività dell’embrione stesso (colpo al cerchio) ci dice qualcosa di molto più interessante della campagna circa la determinazione non solo e non tanto dell’orientamento sessuale, che può essere squisitamente culturale e consapevole (colpo alla botte), ma addirittura della determinazione del sesso del nascituro. Senza entrare in dettagli di difficoltà, ai quali comunque rimando chi volesse saperne di più, ho capito che la determinazione del sesso non avviene nei primi istanti del concepimento cellula uovo-spermatozoo, non avviene neanche nelle poche ore successive, ma ci mette giorni: GIORNI, non istanti. Come se la componente maschile e quella femminile si costruissero sovrapponendosi e integrandosi nel potenziale futuro essere umano, e soltanto alla fine di questa costruzione scatta la determinazione X o Y, quindi il sesso. Volete che già in questo processo che dura nel tempo non succeda qualcosa legato all’ambiente interno del corpo della mamma, alla sua storia biologica, a quella del papà e via dicendo? Volete ridurre la questione a un “semplice” dettato del codice genetico? Ecco che la genetica e l’embriologia se ne fanno un baffo, e ci avvertono: occhio, perché anche l’accoppiamento del codice genetico è determinato dal qui ed ora in cui avviene, occhio perché un concepimento alle 21 dà luogo a probabilità diverse che a un concepimento alle 22. Ecco perché reperita juvant… Se non si accetta questa ineluttabile complessità che riguarda le origini di tutti noi come individui unici e irripetibili, si fanno e si dicono delle stupidaggini. Dal punto di vista professionale, prima di fare una affermazione scientifica o ritenuta tale e farne un’idea di campagna, io mi documenterei. Oppure userei bene la scelta icastica. Icastico: scelta linguistica non condizionale. Come la frase “L’orientamento sessuale non è una scelta”. Pare sia sbagliato. E comunque, chi se ne frega. Allora il passo successivo sarà la tolleranza? Se non è colpa loro li dobbiamo comprendere e tollerare? Patetico e paternalista. A parte l’inutilità funzionale, quindi, di chiedersi se un comportamento umano complesso come per esempio l’orientamento alla musica o allo sport o alla scelta sessuale sia di base genetica o meno, mi chiedo che senso abbia sollevare la questione in questi termini: dal punto di vista “tecnico” mi manca anche di capire sul piano più strettamente legato allo studio di questa comunicazione, a chi è rivolta questa campagna, con quali scopi e intenzioni. Oltre a quello di sollevare il solito polverone senza seguito. Se chi legge è gay si sente tutelato e rappresentato? Si sente emancipato nella lotta contro la discriminazione sessuale dal dire che in fondo non è colpa sua? Allora posso dire tutte le stupidate che voglio, tanto sono una donna? Se chi legge non è gay, ma odia i gay, fa le dichiarazioni della Mussolini e la prende come una campagna di diffusione del gene della omosessualità, quindi, boia chi molla? Se chi legge non è gay, ma è politicamente corretto, che reazioni può avere? Si augurerà che venga trovato un rimedio o un vaccino? Saranno stati fatti dei test prima di fare la scelta definitiva di uscire con questo messaggio? Saranno state ascoltate persone intelligenti come Silvia prima di andare a toccare argomenti che le riguardano? Giusta causa, sbagliato il messaggio. A parte tutti i dati che ci dicono quanto poco funzionano questo genere di campagne, io avrei usato i soldi in un altro modo, magari per studiare leggi e contributi, non per far vedere che siccome sono orientato a sinistra allora devo giocoforza occuparmi di questi temi, e con toni “anticonvenzionali ma semplici, un linguaggio diretto, un’immagine d’impatto” (come penso che abbiano detto i creativi nella riunione di presentazione). Viva Silvia che ci dice: “Io sono omosessuale perché lo voglio”, viva Silvia perdutamente innamorata e i suoi tacchi rosso radicchio. Patrizia Rizzotti - Ricercatrice sociale specializzata in comunicazione, consumi e giovani. Responsabile del dipartimento ricerche qualitative Ekma. scritto da genna, gennaio 31, 2008 Che la Sessualita' dell'individuo non e' una scelta e' un fatto. NESSUNO sceglierebbe liberamente di uscire dalla norma. Non si puo' decidere die essere Gay perche' va di moda. Essere omossessuali significa dover vivere una vita da cittadino di serie B specialmente in un paese retrogado come l'Italia. Omosessuali sono persone che non hanno fatto niente di male ma vengono discriminati dalla Societa' e dalla Chiesa. La campagna della Regione Toscana non ha niende di scandaloso. Il rumore che ha suscitato rispecchia i gravi problemi della societa' italiana che si scandalizza quando si cerca di migliorare la situazione di minoranze e non prova disturbo ad avere uno stato corrotto dalla Mafia. scritto da BG, ottobre 27, 2007 PURCHE' SE NE PARLI! scritto da giambattista salis, ottobre 26, 2007 io ho detto la mia sul post INFORMAZIONE, GLOBALIZZAZIONE, MERCATO E VITA. del 24 ottobre. se vi va, mi trovate a http://lostonato.ilcannocchiale.it/ a presto, GB |
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