I 30 ANNI DELL'AFMAL: INTERVISTA AL GEN. CAMPORINI, CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA
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26 giu. - INTERVISTA di Giovanni Zambito.
Per festeggiare i trent'anni dell'A.F.Ma.L., associazione con i
Fatebenefratelli per i malati lontani, ieri sera nel Cortile della
Balestra di Castel Sant'Angelo, si è parlato del passato, presente e
futuro dell'Afmal con: la madrina Loretta Goggi, la giornalista e moderatrice Christiana Ruggeri, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Vincenzo Camporini, il dir.ettore generale dell'Ufficio volontariato relazioni istituzionali e internazionali della Protezione Civile Dr. Agostino Miozzo, il Presidente AFMAL, MRP Fra Pietro o.h, Dr. Cicinelli o.h, il Rev.mo Padre generale Fra Donatus Forkan o.h, MRP Fra Marco Fabello o.h e il Capo del Corpo Sanitario dell'Aeronautica Gen. Ottavio Sarlo.
Toccante l'intervento di Loretta Goggi sulle motivazioni che l'hanno spinta a collaborare con un'organizzazione di volontariato";
l'On.le Sen. Prof.ssa Rita Levi Montalcini non era presente e al suo posto ha preso la parola la sua portavoce Giuseppina Tripodi che ha parlato delle attività della Montalcini Onlus.
Clandestino Web ha incontrato e intervistato il Gen. Vincenzo Camporini: che c'entra l'Aeronautica con l'Afmal? "In effetti, la collaborazione tra l'Afmal con l'Aeronautica e la Difesa può sembrare strana: non è soltanto per fare qualcosa di buono o del bene laddove ce n'è bisogno. Le Forze Armate sono fatte per vincere le guerre ma questa rappresenta una opportunità per eliminare i motivi di malessere e disagio che sono le vere cause dei conflitti. Chi sta bene non ha voglia di litigare, è il disperato che fa le guerre. Questo è il motivo per cui l'Aeronautica si è impegnata con l'Afmal: un concetto che ho dovuto far digerire ai miei collaboratori data anche la scarsità di risorse e l'impegno che serve nell'utilizzo di velivoli, uomini e quattrini. Alla fine ci compete anche questo".
Come definireste i soldati impegnati nelle missioni di pace?
"Non mi piace molto l'espressione 'soldati di pace': preferisco 'guardiani della pace' e l'attività che l'Aeronautica svolge non è cosa occasionale ,ma va realizzata istituzionalmente".
Recentemente si è recato in Afghanistan: com'è la situazione?
"E' un paese che ha molte difficoltà di crescita e di identità, problemi che purtroppo si manifestano con una situazione di sicurezza molto precaria: noi siamo lì per creare una situazione di sicurezza che possa favorire uno sviluppo in primo luogo economico e sociale del Paese. E' un lavoro di lungo periodo che non si esaurisce in qualche settimana: ci vorranno anni per far crescere una coscienza nazionale in un Paese che non l'ha mai avuta; noi ci abbiamo messo secoli per averla e non possiamo pretendere che la raggiungano in poco tempo".
I nostri soldati sono presenti in molte missioni di pace all'estero: qual è l'impronta del militare italiano?
"Il compito delle Forze Armate è dare stabilità e sicurezza; Sun Tzu diceva che "le migliori guerre sono quelle che si vincono senza combattere" e noi cerchiamo di incarnare questa concezione proiettando non solo una capacità militare ma anche una visione della società che trova sì sostegno nelle capacità militari ma che non si limita soltanto a questo".
Quando si ha notizia di attacchi ai nostri soldati come quelli sferrati di recente, qual è la vostra prima reazione?
"La prima reazione è quella di essere sempre pronti a fare quello che stiamo facendo: il fatto che il nostro equipaggiamento e addestramento è quello che ci vuole per operare in un ambiente così pericoloso ci dà la consapevolezza di lavorare bene. E' chiaro che ci può essere sempre un pericolo e che occorre anche una buona dose di fortuna, ma la fortuna bisogna aiutarla". Giovanni Zambito.
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