| 14/2 - SAN VALENTINO: per i neuroscienziati americani l'innamoramento è una malattia mentale |
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| 13/02/2008 | |
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13 Feb. - Sarà certamente riduttivo, ma la ricerca di un gruppo di neuroscienziati americani ha analizzato come forse non era mai stato fatto prima d'ora il meccanismo dell'innamoramento, della cotta, se volete chiamarla così, o della passione, dell'eros, ed è pervenuta alla conclusione che l' amore romantico è come una malattia mentale e che quando si è alle prese con la passione, diventiamo tutti vittime impotenti di un istinto biologico.
Secondo i ricercatori Helen Fisher e Lucy Brown (un cognome che sembra uscito dai Peanuts, ma è vero) "L' amore è come una malattia mentale, molto simile alla psicosi e altrettanto pericolosa" Helen Fisher è antropologa della Rutgers University, mentre Lucy Brown è neurologa all' Albert Einstein College of Medicine. Insieme al dottor Arthur Aron, psicologo all' università statale di New York a Stony Brook, hanno analizzato circa 2.500 immagini cerebrali di 17 studenti universitari nelle prime settimane e mesi d' innamoramento. Agli studenti è stato chiesto di guardare una fotografia della loro fiamma del cuore mentre la macchina di Risonanza Magnetica scannerizzava il loro cervello. I neuro scienziati hanno poi paragonarono quelle immagini con altre, prese mentre gli studenti guardavano foto di un conoscente qualunque. Lo studio avrebbe dimostrato che la pulsione biologica della fase romantica è completamente distinta da quella dell' eccitazione sessuale. L'amore è collegato infatti all' attivazione del nucleo caudato destro, e dell' area ventrale tegmentale destra, accompagnata dalla produzione di alti livelli di dopamina, la sostanza chimica cerebrale che circola nel cervello in particolare quando una persona desidera o si aspetta una ricompensa. Quando arriva, l' amore attiva queste due zone cerebrali collegate all'energia e all' euforia, nonché al desiderio e alla passione, localizzate alla parte opposta rispetto all' area del cervello connessa all' attrazione fisica. Secondo gli scienziati, il profilo neurologico della cotta è simile agli istinti primari come la fame e la sete, o anche al desiderio di droghe, piuttosto che a stati emotivi come l' eccitamento e l' affetto. Gli scanner cerebrali dimostrano inoltre che mentre la relazione si approfondisce, l'attività neuronale associata all' amore appassionato cambia leggermente, ed in alcuni casi attiva alcune aree primitive del cervello che sono legate all' affetto a lungo termine. Al contrario le emozioni estreme dell' amore - euforia, rabbia e ansia - si rafforzano quando la persona amata ti lascia. «Quando uno è preso dall' amore romantico prova sentimenti travolgenti e perde il controllo di sé, diventando irrazionale" ha spiegato la dottoressa Fisher, aggiungendo che se l' innamorato viene respinto possono scattare reazioni estreme legate anche a pulsioni auto-distruttive, per fortuna nella gran parte dei casi 'mitigate' dal senso di responsabilità e da quello di realtà che prima o poi interviene.
E' bene osservare che la tecnica di risonanza magnetica non è comunque
in grado di leggere la mente delle persone ( e quindi un sentimento come
l' amore trascende grafiche computerizzate). Ciò nonostante questa ricerca
americana viene considerata tra le più attendibili e le piuù autorevoli
in un settore che certo resta assai difficile da indagare scientificamente. (Sole 24Ore) |
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