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08 feb. - Silvio Berlusconi ''non si e' posto al riparo della giustizia'' e ''quando avra' finito di governare si sottoporra' ai processi''. E' quanto ha affermato il ministro della Giustizia Angelino Alfano, intervenuto a 'In mezz'ora' condotto su Rai Tre da Lucia Annunziata. ''Conoscendo la sua indole -rileva- Berlusconi andrebbe in tribunale ad argomentare''. Quella sul 'legittimo impedimento' ''non e' una legge 'ad personam'.
La questione -aggiunge Alfano- non e' se quella legge
sia per Berlusconi, la questione di fondo e' se in questi anni vi siano
state iniziative 'contra personam'. Non e' possibile che, dal momento
della sua discesa in campo, quest'uomo abbia patito centinaia di
indagini e processi. In 65 giorni sono state programmate 23 udienze.
Il
Paese si e' trovato di fronte ad un bivio tra il dovere del Presidente
del Consiglio di governare e il diritto del cittadino Silvio Berlusconi
di difendersi al processo''. ''Il suo orientamento -prosegue Alfano-
sarebbe di andare in tribunale.
Ha un'inclinazione mentale da
'secchione', sta molto sulle carte, studia i faldoni quando deve
preparare qualcosa.
Ma non si sottrarra' al governo e non si sottrarra'
alla giustizia perche', quando avra' finito di governare, si
sottoporra' ai processi''. Il guardasigilli fa poi riferimento al
recente ferimento del presidente del Consiglio in piazza Duomo a
Milano. ''il sangue sul volto di Berlusconi ha manifestato in tutto
Paese il rischio che si crea quando si genera non la partita amore-odio
ma quella che postula che il bene sia tutto da una parte e il male sia
tutto dall'altra.
'Ucciso' il male si afferma il bene: questo germe
virale -avverte- puo' attecchire in prima battuta nella mente labile di
un pazzo, ammesso che lo sia pienamente, dopodiche puo' attecchire
nella mente di persone che insane non sono''
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