| 150 anni di unità nazionale - 60 anni di democrazia repubblicana - 50 di tallone democristiano |
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| 15/12/2007 | |
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15 dic. - da Giancarlo Simonetti
- Una storiella che sa di verità uno dei
presidente susseguitisi in uno dei paesi più potenti, gli Stati Uniti,
mandò in Italia una commissione per investigare sulla politica, dopo
alcuni mesi di permanenza la commissione tornò negli USA e passato un
tempo ragionevole il presidente inviò il suo vice dal capo commissione
per avere il rendiconto sulla missione;
il capo missione con estremo imbarazzo disse al vice che non sapevano come esprimere in dettaglio la situazione politica di questo paese, vi era una grande confusione tra sacro e profano.
Alle rimostranze del vice che sollecitava la relazione il capo missione rispose posso esprimere il tutto in tre parole ma non saprei dettagliare una relazione.
Il vice sollecitò al capo commissione “mi dica”, e questi con estremo imbarazzo disse: ”é un casino della Madonna!”.
A parte le storielle che pur rispecchiano una realtà attuale, intendo rilevare come nel Paese più antico di storia e civiltà (dopo la Grecia e prima l’Egitto) l’Italia sia stata la monarchia più giovane d’Europa e non solo ma prima della caduta del muro di Berlino era la più giovane repubblica.
Non intendo tediare il lettore di questo mio pensato ripercorrendo la storia patria, ma tengo a sottolineare che se vi fu una unità Nazionale (pur sotto una discutibile Casata) molto si deve alla Massoneria ed al suo braccio carbonaro.
A parte Garibaldi il massone per eccellenza, il cui quadro con le insegne massoniche si trova nel “Trasantlantico di Palazzo Madama”, possiamo menzionare il Bixio, il Rubattino, il Cavour, il Carducci, i fratelli Abba, l’ Acerbi, l’ Alfieri, l’Alvisi, l’Amari, il Crispi e cosi via per non dimenticare Giovanni Amendola, l’Antinori, l’Appiani, il Baccarini e non da meno il Baracca, il Dannunzio, il Bencivenga, Bottego e Bovio, troppo lungo sarebbe l’elenco di massoni a cui molto dobbiamo se godiamo di una “Patria che si definisce democratica”.
Certo che “ l’oltre Tevere” mai perdonò la breccia di Porta Pia tant’è che il Manara è sepolto in quel di Inverigo (in Brianza) al di fuori della terra consacrata, tutti questi ed altri ancora, letterati, politici, esploratori, inventori, come il Marconi, combattenti, giuristi come il Salvemini,
sono ricordati per il nome delle vie a loro dedicate e se lo si fà per le loro opere si omette che furono massoni uomini che avevano come ideale fondante il pensiero di una Patria libera o meglio l’idea di
Libero Stato e libera Chiesa , ma cosi non è, non lo è mai stato dall' unificazione nazionale ad oggi.
L’ombra di sempre, della bianca tonaca, oggi espressa dal Pastore tedesco,(non quello che abbaia), quello che sta rispolverando l’Agostiniana filosofia, quello che presiede lo stato che per ultimo abolì tra i paesi civili la pena di morte e che oggi la giustifica nelle sue omelie (e già esiste la pena di morte giusta???mah !!! se lo dice Lui che ha il dono, anzi il dogma dell’ infallibilità sarà cosi, io ne dubito ma è un mio torto), dicevo, costui unitamente ai così detti principi porporati, han sempre influito sulla politica di questa “povera” Italia divenuta subdolamente loro vassalla.
Storici contemporanei, giornalisti eccelsi, giuristi inamovibili, giudici e magistrati, da oltre 150 anni di unità nazionale, dopo 60 anni di democrazia repubblicana e 50 di tallone democristiano, hanno sempre chinato il capo, nonostante i Padri costituenti ci abbiano dato la migliore costituzione del mondo (da molti Paesi di recente formazione emulata), ma noi siamo anche un po’ conservatori, per cui molte istituzioni ancora adottano reminiscenze dello statuto albertino e del codice rocco di fascista memoria,
dove il cittadino non è sovrano come dice la costituzione ma suddito.
E’ per questo che Storici contemporanei, giornalisti eccelsi, giuristi inamovibili, giudici e magistrati, si vergognano della massoneria o se ne parlano è per compiacere il potente di turno che nega la libertà del cittadino e lo stesso principio di democrazia, rinnegando nel contempo le sue radici storiche, per godere del suo potere.
Che dire se non che solo in questo Paese la massoneria è bandita, che essere massoni è un marchio di infamia, mentre in tutta Europa e non solo, essere massoni diviene una certezza di persona a modo, con questo ovviamente non escludo le responsabilità giudiziarie personali (perfettibili ma non perfetti).
Ma qui dove il politico fa l’industriale e l’industriale ricatta il politico, dove la cittadinanza non è divisa in perbenisti e non, in uomini,ominicchi e quaquaracqua sullo stile mafioso, ma in furbi, arlecchini e sciocchi pantaloni, ove solo pulicinella vive e sopravvive allegramente se pur nella “monnezza”.
Siamo la Patria del “diritto”, 80.000 tra leggi, leggine, decreti ministeriali più il i testi unici di regioni, provincie e comuni (e pensare che Amnesty Internacional ci pone al 22°posto tra i paesi che esercitano violazione dei diritti umani dopo le Filippine mah?! è tutto dire…), siamo il giardino d’Europa che da anni non sa come smaltire i rifiuti divenuti business per le nuove mafie politiche e non, la culla della civiltà, che però per identificarsi come nazione ha avuto l’ esigenza di fare una legge (presidenza Ciampi) per esporre la bandiera nei pubblici uffici, il Tricolore per la quale tanta eroica gente diede la vita ed ancor oggi la perde (ricordiamo non solo l’Irak ma anche la Somalia e cosi via) e per cantare in pubblico l’inno patrio scritto guarda caso da un massone.
Certamente siamo un paese libero, libero, dai più di 60 partiti politici, dai 31 ministri e non faccio il conto dei vice e dei sotto segretari, siamo il Paese dove lo sport nazionale dopo il calcio è quello delle intercettazione telefoniche, il paese dove il magistrato esprime il vero potere ed intendo il potere quello dell’ I“imperium” di Macchievellano insegnamento.
Siamo il Paese degli amici del quartierino, della gestione economica dettata dall’interesse delle banche dove sovente il cliente è oggetto o soggetto di rapina, il paese dei gossip, per cui un paio di cosce e tette al vento fanno dimenticare all’operaio metalmeccanico o al rurale di fascitica memoria l’ affanno quotidiano.
Il Paese dove la casalinga è ammansita dalle telenovela di cui non si sa più a che puntata si è giunti .
Ecco come ci vedono e ci credono coloro che ci governano un popolo di babbei d’altra parte dopo i “bamboccioni” tali si diviene, i ruoli del governo sono ampiamente ricoperti ma a riguardo chi sia responsabile della nuova “ricchezza –povertà- miseria” non si conosce, della serie (Pierino chi ha mangiato la marmellata?), la terza carica dello stato ha tentato di spiegarlo ma poi………bene che più dire??? In questo mio confuso scritto??? Avrei ancora certamente molte cose (ma sono un massone e devo essere prudente per non venire proscritto) e poi ho anche una gran confusione nell’anima ed un grosso interrogativo sociale nella mente: come fanno quei disperati extra comunitari ad apprezzare un Paese come questo, quando io mi chiedo se vale la pena vantare la mia italianità?
Ma questo è un altro discorso, sarà perchè anche loro conoscono la figura di pulicinella?! Viva l’ Italia.
Giancarlo Simonetti
scritto da collaboratore walteriano, marzo 19, 2008 Gent.mo Dott. Simonetti, anche se solo questa sera ho avuto piacere di conoscerla, credo che questa nostra conoscenza avrà una lunga e gaudiosa vita. Dimenticavo di farle i complimeti per quest'articolo. Distinti saluti. scritto da Giancarlo Simonetti, dicembre 23, 2007 In risposta ad Armando Stavola Per conttarmi puoi inviare una mail a info@clandestinoweb.com che certamente mi faranno avere scritto da Armando Stavole, dicembre 17, 2007 Caro Giancarlo, in una esposizione alquanto attinente alla nostra realtà, ci sarebbero alcune precisazioni ed asami da fare, ma gradirei discuterli personalmente con te, poi, se ti va, anche pubblicamente. Posso avere il piacere di sapere la tua e-mail oppure numero di telefono? Un abbraccio e grazie. Armando scritto da nino, dicembre 16, 2007 Giancarlo è un piacere risentirti. Un abbraccio affettuoso, nino C. |
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