|
08 feb. - "Fu lui, negli anni Novanta, a mettere su carta la necessita' di abolire l'autorizzazione a procedere. E Nicola Mancino, oggi vice presidente del Csm, con Repubblica ammette che 'il desiderio di tornare indietro non e' mai passato'. Dice si' all'immunita' - in una intervista a REPUBBLICA -, ma con paletti ben precisi e rigidi. Che 'la proposta arrivi non dal governo ma dal Parlamento', che 'si preveda una maggioranza qualificata, oscillante tra il 60 e il 65 per cento, per respingere le richieste di autorizzazione dei magistrati', che agli stessi 'si dia la possibilita' di portare avanti le indagini'.
E comunque, dopo il legittimo impedimento, sarebbe allo
stato naturale 'fare solo il lodo'. (...) E' stato lei, prima di
diventare ministro dell'Interno, a presentare la modifica del 68.
Fu
avversata? 'La modifica era diventata inevitabile sotto l'incalzare di
Tangentopoli. Certo, la tutela della funzione parlamentare fu
introdotta nella carta costituzionale, ma con un spirito diverso. Li'
c'era la saggezza del costituente. L'abuso era divenuto ricorrente
quando un'istanza approdava in assemblea. Si andava in aula e si diceva
no alle richieste dei magistrati, spesso anche con convergenze tra
maggioranza e opposizione.
Nel '93 la mia proposta fu ripresa dal
compianto senatore Elia e fu approvata. Anche a malincuore, ma lo fu'.
E' possibile fare immunita' e lodo, come Alfano annuncia che il governo
vuol fare? 'Per me e' preferibile che siano i parlamentari a presentare
modifiche di norme costituzionali, piuttosto che irrigidirle come
attivita' di governo e quindi di maggioranza, perche' cio'
condizionerebbe, sin dalla partenza, il libero dibattito parlamentare'.
Lei e' favorevole o contrario a ripristinare l'immunita'? 'Se c'e' la
previsione di un quorum elevato, magari tra il 60 e il 65 per cento,
per negare l'autorizzazione una volta che le indagini sono completate,
io potrei anche convenire con la necessita' di un ritocco all'attuale
68. Ma c'e' sempre un limite: non torniamo all'impunita' acritica'.
Ma
e' possibile farli tutti e due? 'Tecnicamente si puo' fare, ma sono le
forze politiche a stabilire se e' possibile farlo simultaneamente,
oppure in tempi separati, o ancora se farne soltanto una'. Dopo la
legge sul legittimo impedimento quale strada vedrebbe di piu'? 'Il lodo
coperto costituzionalmente'.
Ma non c'e' il rischio che la Consulta
comunque lo bocci? 'Per il lodo bisogna fare comunque i conti con le
pronunce della Corte, secondo cui una nuova norma della Costituzione
deve rispettare il fondamentale principio d'uguaglianza stabilito
dall'articolo 3. Ne consegue che la Consulta potrebbe sempre
intervenire su una legge, pur di rango costituzionale, se essa appare
in contrasto con un principio fondamentale della Carta medesima'.
Le
due protezioni garantirebbero maggiore uguaglianza? 'Alfano ha
presentato un lodo, e dopo la pronuncia della Consulta, puo' proporre
una legge con la copertura costituzionale, necessita' imprescindibile
che io ho sostenuto sin dall'inizio. Non mi meraviglierei che sia lo
stesso ministro a presentare una proposta di lodo, mentre per
l'immunita' starei piu' attento perche' si tratta di tutela, di
privilegi, di limiti che e' preferibile partano da un'iniziativa
parlamentare'.
L'immunita' votata dalla sola maggioranza e' una
forzatura? 'Norme a tutela della funzione dovrebbero essere condivise
anche dall'opposizione. Adesso io non dico che sia, o non sia giusto,
perche' spetta al Parlamento verificare se ci sono le condizioni per
rivedere il 68. Ma, per evitare gli abusi che ci sono stati in passato
nel negare l'autorizzazione anche solo ad avviare un'indagine, si
potrebbe lasciare liberta' di iniziativa da parte dei magistrati
durante tutta la fase istruttoria e rimettere nelle mani del Parlamento
la valutazione dell'eventuale fumus persecutionis.
A indagine
completata, il Parlamento sara' posto nella condizione di valutare se
emerge il fumus, oppure se vi sono gravi indizi di colpevolezza a
carico del parlamentare'. Fini apre all'immunita', ma sostiene che
dovra' essere qualcosa di molto diverso da quella passata, e Giulia
Bongiorno pone delle condizioni tra cui quella di escludere i reati
commessi prima di assumere la carica e anche di stabilire per quali si
ha diritto a questo privilegio. Sono vie percorribili? 'Concordo con
Fini. Ma, se si decide di introdurre una norma a tutela della funzione,
non vedo come si possa fare la differenza tra reati commessi prima di
essere eletti e reati commessi nell'esercizio della funzione
parlamentare. Quando sento dire che si vuole rinunciare all'immunita',
non si tiene conto che questa e' a tutela della funzione, e quindi non
dipende dalla volonta' del singolo'".
|