PD - D'ALEMA ATTACCA: BASTA A UNA CULTURA BASATA SULL'ANTIPOLITICA E AL LEADERISMO PLEBISCITARIO
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03 lug. - ''Non sono del tutto smarrite le speranze di chi vuole una coalizione democratica basata non sul leaderismo plebiscitario. Per questo serve una battaglia in nome di un cambiamento vero. Se invece ci presentiamo solo come nostalgici di un passato che e' venuto meno temo saremo sconfitti''.
Massimo D'Alema analizza la vicenda italiana
degli ultimi quindici anni e parla delle prospettive del Pd nel suo
intervento al convegno 'Dopo la seconda Repubblica, per un'alternativa
di sistema politico', promosso dal Centro riforme per lo Stato. Il
presidente di Italianieuropei non si sottrae alle responsabilita', ma
mette in guardia dalle tentazioni di tornare al sistema dei partiti
precedente al '92.
''E' giusto rimproverarsi di non aver rappresentato un argine sufficiente'', di non aver ''condotto fino in fondo le battaglie che andavano condotte'', ma ''non credo'' che la risposta giusta sia ''un ritorno all'eta' dell'oro''. La crisi del '92-'94, ricorda D'Alema ''ha presieduto la nascita del Pd'', con ''esiti negativi'' allora e anche nell'ultimo anno e mezzo.
E' stato sposato lo ''spirito dell'antipolitica'', con una ''sorta di antiberlusconismo debole'', perche' mentre l'altra parte e' fortemente strutturata, ''da questa parte appare estremamente fragile'', rimarca. ''Aver affrontato l'antipolitica della destra sul suo stesso terreno, ha portato a rovinose sconfitte'', avverte D'Alema.
La costruzione di un grande partito erede delle tradizioni popolari ''non soltanto non e' un male, ma al contrario e' il principale contrappeso ai rischi dell'antipolitica, per costruire una prospettiva nuova su basi nuove. L'esito e' problematico perche' affidato a una difficile battaglia politica controcorrente: contro il sistema mediatico, contro l'interesse convergente non solo della destra, ma anche contro tendenze culturali che prevalgono anche nel centrosinistra''.
''E' una battaglia difficile perche' -insiste D'Alema- avviene in uno scenario che vede il sistema democratico indebolito e il paese drammaticamente indebolito. Con Germania e Giappone siamo tra i tre paesi piu' colpiti dalla crisi economica, rischiamo di uscirne come un'economia drammaticamente ridimensionata: il paese -sottolinea D'Alema- vive un arretramento, stiamo retrocedendo''.
''Dobbiamo liberarci dall'idea che il progetto democratico e' un progetto di restaurazione di un sistema dei partiti, di un'idea politica che appare ormai superata. In questi termini -avverte D'Alema- la sconfitta sarebbe certa. Il riformismo non e' piu' proponibile nella forma 'antagonismo piu' realismo'. Era l'idea del migliore Pci anche se Berlinguer la enuncio' con una formula, 'rivoluzionari e conservatori'. Formula che io reputo infelice, perche' rivolta a un paese che aveva voglia di modernizzazione e nessuna voglia di fare la rivoluzione: non si puo' lisciare contropelo due volte''.
Oggi serve un ''riformismo di governo'' che rimetta in campo ''politiche pubbliche''. C'e' bisogno pero' di governi stabili: ''abbiamo avuto un bipolarismo cattivo, che ha prodotto governi con performances molto basse. Le risposte sono state distorte, ma il bisogno e' reale. Se si dice 'ritorno ai partiti', questo non e' realistico perche' non c'e' piu' il sistema dei partiti: non e' proponibile. Il bipolarismo, la possibilita' di un'alternanza tra le classi dirigenti e' un dato di vitalita' per una democrazia. La sfida oggi -sottolinea ancora D'Alema- e' dare risposte, che non possono essere un ritorno all'eta' dell'oro''.
(Adnkronos).
scritto da Francesco Tarallo, luglio 04, 2009 come non vorrei essere d'accordo con Plinio,ma...purtroppo, non posso che dargli ragione. Il discorso di D'Alema, possiamo definirlo "leggero" senza spunti, anzi direi pleonastico nella forma e nella sostanza.Non esplicita cosa voglia dire: "la costruzione di un grande partito a tradizione popolare" quindi prendiamo atto che il PD non lo è. La domanda è, questo partito, deve avere nel XXI secolo, le sembianze del vecchio PCI, di cui diciamolo, lui il leder maximo, non si è mai discostato? Discorso vecchissimo, niente di culturalmente avanzato. D'Alema, non capisce, ho forse far finta di non capire che in Italia le classi sociali dal XIX secolo ad oggi, si sono letteralmente cambiate, ed anzi grazie alle nuove tecnologie di comunicazione, gente come lui, con questi tipo di intervento, saranno sempre più lontane dal comprendere il nuovo. Si scaglia contro il lederismo, e non si accorge che OBAMA, dicasi OBAMA, tanto osannato dal PD e parte integrante del liderismo. Ecco, perchè la sua analisi,oltre che essere sbagliata,ha il sapore da 3 internazionale socialista. Se questo è il nuovo che avanza, poveri noi, ma sopratutto le nuove generazioni scritto da io, luglio 04, 2009 la scossa dalemiana , si fa' sempre piu' forte... scritto da corrado scarselli, luglio 04, 2009 A volte "spezzaferro" come lo chiamavano quando baffino era all'università fa quasi tenerezza; trasuda disprezzo e odio verso tutti, solo una parte quelli che lui considera degni di rispetto e di attenzione (una minoranza molto molto ristretta per la fortuna di noi poveri mortali) merita la sua attenzione. A volte sembra quasi che dica "ascoltatemi con attenzione parlerò per poco, non ho molto tempo da dedicare a voi mortali". Gli rodo dentro non essere popolare vorrebbe essere simpatico ma non lo è. In realtà fuori dalla sua tanta supponenza è l'uomo delle sfide mancate: perse da Cofferati quando pensò di ridimensionare il sindacato, perse contro Berlusconi alle regiopnali del 1980, non è mai riuscito a costruire quella forza socialdemocratica di stampo occidentale che tanto manca all'Italia. scritto da mauromauro, luglio 03, 2009 il TG3 ha riportato dichiarazione di baffino che attribuisce all'attuale governo tendenze nazistoidi. che fine ha fatto questa dichiarazione CRESPI ? che fai CRESPI edulcori ? scritto da uragano98, luglio 03, 2009 http://it.notizie.yahoo.com/19/20090703/tpl-inchiesta-bari-bertolaso-mai-ordinat-1204c2b.html chi mai sara' stato il ministro degli esteri scritto da plinio, luglio 03, 2009 E' da settimane che si tengono convegni sul rinnovamento del Partito democratico. Solo un richiamo al tema del lavoro come punto programmatico prioritario. Per il resto schermaglie tramite allusioni senza alcuna netta presa di posizione o critiche circostanziate. Discorsi e polemiche vertono su temi astratti. Ne è esempio l'ultimo intervento in oridne di tempo,quello di D'alema. Basta scorrere la sintesi del suo discorso,come riportato sopra, per avere un campionario di spunti generici senza alcun riferimento preciso a persone o fatti. Si ritrovano espressioni correnti come "progetto di partito" "antipolitica","ritorno alla politica""un ritorno all'età dell'oro", "un partito erede di tradizioni popolari" senza una minima chiarificazione di temi, come la lotta alla disoccupazione, l'immigrazione, la funzionalità della pubblica amministrazione, la situazione nelle carceri, le liste di attesa, la lentezza della giustizia, l'eliminazione dei costi della politica,il sostegno agli individui e alle popolazioni nelle zone controllate alla criminalità, l'abolizione dei privilegi della classe politica. Val la pena continuare ad ascoltare oratori che hanno paura di sbilanciarsi criticando colleghi o rappresentanti di partito al centro e in periferia. Nell'altro campo, il centrodestra si gode del trionfo elettorale, dopo aver infarcito i discorsi ed essersi riempito la bocca con la parola libertà di cui si riconosce un solo significato : la libertà di sottomettersi ad un capo e al suo ristretto gruppo di accoliti che impongono i loro comandi a una massa di adepti che ha umiliato ragione e coscienza per affidarsi come gregge acquiescente all' illusorio realizzatore di fulgidi destini. scritto da Gabriele, luglio 03, 2009 Forza Bersani! |
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