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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 05.07.2008 ore 17:53
2 Benigni: un dr. Jeckill immenso e un mr. Hyde da bar di periferia Stampa E-mail
30/11/2007
30 nov. - di Francesco Fusco. “Una domenica dell’anima” vera, non quella di Hegel citata dal nostro, ce l’ha regalata un Benigni dr. Jeckyll, a partire dalle 21,25, dopo che per 55 minuti aveva imperversato nei panni di mr. Hyde dallo schermo TV di Rai 1.
Minuti sprecati nei panni del guitto, seguiti poi da un’ora da grande artista, uomo di cultura, filologo e filosofo insieme, innamorato dell’Italia e della sua storia e appassionato amante di Dante Alighieri. Un conflitto di personalità evidente, stridente, la prima dedicata a un pubblico amante delle battute da bar di benigni_dante_280x200.jpgperiferia, la seconda per chi riesce a cogliere non solo la grandezza della Commedia, ma anche la sensibilità dell’artista capace di interpretarne tutti gli umani significati, e di spiegarli accompagnandone il suono con la commozione dell’innamorato.
Quell’insistere del guitto a vestire i panni di chi prende in giro il potere, la politica, i personaggi che la popolano, e fare così “opinione” con il richiamo a Berlusconi, Bondi, Storace, Casini, con i quali se la prendeva quando erano al governo, e oggi per “par condicio” tenta di bastonare anche come opposizione - “questione di democrazia: per cinque anni me la sono presa con il governo, ora tocca un po' all'opposizione» - citando un Berlusconi che «c'ha avuto cinque mogli, di cui due sue» e che farebbe meglio a fondare «il partito del popolo dell'armadio», per quante volte ci si è nascosto dentro” aveva il sapore dell’ossessione. Il tentativo mal riuscito di mascherare la propria avversione con Le battute sulla cattolica Bindi, su un D’Alema che fa sempre passi indietro, e che ha nominato Icaro la sua barca, su un Mastella che pone a Prodi la condizione “o ministro della Giustizia o niente e poi riesce ad ottenere ambedue le cose”.
O il richiamo a Prodi vincitore «con uno scarto di 25 mila voti, 25 mila coglioni, tutti omosessuali», che «prima andava a messa una volta a settimana ma ora ha fatto mettere una cappella a Palazzo Chigi per pregare per la buona salute dei senatori a vita» erano un tentativo mal riuscito di mascherare la propria avversione verso il centro destra. Che poi scadeva, dopo tutta una serie di allusioni scurrili infarcite anche da turpiloquio, anche sulle capacità sessuali di Buttiglione, e concludendo con l’irrisione dei Savoia, un obbligo questo, ormai parte del repertorio di tutta la satira, e che quindi non ha portato nulla di nuovo. Fin qui la parte che sarebbe andata bene in un teatro, come quello Margherita di Pingitore, dove altri attori prendono in giro la politica, non nella Tv di Stato, che si presuppone – visti anche gli “scandali” all’ordine del giorno – al di sopra delle parti dato che a pagare il canone sono cittadini contribuenti che votano in modi diversi fra loro.
E soprattutto perché fa a pugni, anzi a cazzotti con il “grande” Roberto Benigni della seconda parte, che improvvisamente con una trasformazione sorprendente non solo degli argomenti, ma anche fisica, si è levato ad altezze elevatissime, diventando un appassionato cantore dell’italianità, della sua storia, della sua cultura, della sua lingua, dei suoi artisti dei suoi architetti, della sua musica. Una passione esaltante per il fervore sincero che riusciva a trasmettere, facendoci improvvisamente sentire orgogliosamente partecipi di quelle sue emozioni. E infine – passateci la parafrasi del verso dantesco - “l’animal grazioso e Benigni “ poetico capace di parlare della donna e della Madonna, con passaggi filologici, richiami ai grandi della Chiesa, come San Tommaso e sant’Agostino, con quel suo spiegare il “libero arbitrio” come principio del nostro essere e del nostro divenire.
Quando afferma che “siamo qui per il si di una donna”, riferendosi alla Madre di Gesù, non solo spiega la storia umana, o la posizione dell’altra parte del mondo da amare e rispettare, l’artista pone tutto se stesso, quello vero, che vorremmo amare, con il quale vorremmo condividere sentimenti e passioni. Passioni che traspaiono quando descrive un Cristo da identificare in ogni povero, in ogni oppresso, o racconta la parabola della donna che sanguina e che diventa simbolo di amore.
E poi un’ora di trascinante affabulazione, che trasforma il quinto canto della Commedia, quella che i più fortunati hanno potuto studiare guidati da professori altrettanto appassionati, in qualcosa di ancora più comprensibile per la cui lettura si prova improvvisamente nostalgia o colpa per non averne compreso al liceo la grandezza e l’attualità. Nei giorni scorsi Benigni aveva ricevuto le critiche di un emerito dantista, uno studioso.
Perché Benigni di Dante non fa una lettura critica, ed è giusto che sia così, ne interpreta i sentimenti, ne scava la Poesia, anche se costretto a “spiegare” personaggi, ambienti, storie. Ed è qui che diventa grande, quando in ogni parola del vate ricerca non solo il significato, ma il sentire che vi si annida, la commozione che suscita, allorché Francesca pronuncia “soli eravamo e senza alcun sospetto” o descrive la bocca “tremante” del primo bacio di Paolo, o la sua pena desolata racchiusa in due parole che lo descrivono piangente, e fanno cadere Dante “come corpo morto cade” E in chiusura ci intenerisce quando recita a memoria il canto e la fragilità umana dei due amanti alla fine lo muove al pianto. Un grande Benigni, questo, che avrebbe avuto ancora maggiore successo di quello tributatogli se avesse speso allo stesso modo quei primi 55 minuti. Non solo dalla platea. Consacrandolo. di Francesco Fusco
Commenti (3) >>
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scritto da Lorenzo245551, dicembre 02, 2007

Benigni immenso. Altro che Dottor Jekill e mister Hyde. Non si è affatto trattato di una dicotomia o di due anime, come potrebbe sembrare ai più ingenui. Il Benigni dell'altra sera era un'anima sola, perfettamente compatibile con tutti i temi trattati. Benigni rappresenta l'Italia genuina, quella amante della cultura, piena di verve e creatività, e quella che nel nome dei veri valori esige il rispetto della legalità, che non vuole condannati in parlamento (Berlusconi non è stato sempre "assolto": più volte è risultato colpevole e poi "prescritto" grazie a simpatiche leggi ad persona). Votare Silvio Berlusconi, colluso con mafiosi come Dell'Utri (ascoltate su youtube la celebre e breve telefonata tra i due), e amare Dante Alighieri sono due cose contrapposte. Se Dante dovesse resuscitare ai giorni nostri si scaglierebbe con indignazione contro molti politici ma soprattutto contro Berlusconi, che ricorda molto dei personaggi disinvolti e spregiudicati della "Comedia". Nelle democrazie odierne è considerato uno scandalo se il premier stipendia un solo giornalista: ebbene, il nostro ex premier ne stipendia la metà di quelli televisivi e una buona parte di quelli su carta stampata. E il fatto che la gente vada a votare credendo in quello che dice è uno spettacolo desolante e avvilente. Viene voglia di insultare il sistema come Dante insultava la sua Firenze. Dico quindi grazie a Benigni, perchè ogni tanto ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, e anche perchè ci ricorda che avere Sandro Bondi come portavoce del presidente del consiglio è un insulto a questo paese.
Riporto una breve citazione del comico di ieri sera:

"Un anno e mezzo fa è nato il governo Prodi, Berlusconi per recuperare andava in tv a dire 'chi vota a sinistra è un coglione', 'i froci son tutti di sinistra...'"". Berlusconi ossessionato dal governo ("cade, cade, non ripete altro, sta impazzendo. Silvio, per la tua salute, ti devi riposare, prenditi una settimana in cui non fai un partito nuovo"), Berlusconi e la legge elettorale ("a Veltroni la proporrà 'alla Vaticana', si elegge uno e finché campa ci sta solo lui") e Sandro Bondi, "non lo toccherei nemmeno con una canna da pesca, falso come il bilancio di un'azienda di Berlusconi".


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scritto da Giulio, novembre 30, 2007

E' bravissimo nel recitare con passione e meritevole per aver fatto riemergere il testo di base della cultura italiana ma la sua faziosità estrema mi ha convinto a evitare di vederlo, almeno alla sera voglio essere sereno. Peccato non avere una televisione libera. Mi auguro che la gente abbia capito che il regime mediatico c'è adesso, non col precedente governo. O Celentano, Dandini, Fazio, Zelig, Benigni ecc. non bastano?

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scritto da gabriele, novembre 30, 2007

E' un guitto di regime.... per ascoltare chi recita e legge i versi in maniera
divina de la Divina Commedia, rivolgersi ad un grande " mostro " del teatro
italiano che risponde al nome di Giorgio Albertazzi.


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